HO SCORSO L’ELENCO DELLE MALATTIE E NON VI HO TROVATO LE PREOCCUPAZIONI E I TRISTI PENSIERI: E’ MOLTO INGIUSTO (Georg Christopher Lichtenberg)

Stilare un elenco delle malattie è un’impresa quantomeno ardua  nell’era  del Welthiness allorchè, in una prospettiva olistica, oltre a tendere sempre più a sfuocarsi i confini tra  salute e benessere, anche la dimensione della malattia assume dimensioni inedite.

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In un certo senso l’osservazione di Georg Christoph Lichtenberg è più che mai pertinente.

Le preoccupazioni hanno una tale carica di energia negativa, talvolta anche depressiva, che, se non impariamo a governarle, rischiamo di venirne travolti.

Ci assillano, ci tormentano, ci tolgono il sonno intubandoci in una spirale, apparentemente senza uscita, di dubbi, di insicurezze, di sofferenze che si aggiungono ad altre sofferenze.

Per sè le preoccupazioni possono assolvere anche ad una funzione, per certi versi persino positiva.

Tengono la nostra attenzione vigile su alcune tematiche delicate o che meritano di non venire trascurate.

Ci stimolano anche a cercare nuove soluzioni per risolvere il problema che ci cruccia.

Infine ci inducono a sviluppare una serie di anticorpi, nei confronti del dolore, delle avversità, delle circostanze avverse.

Ma le preoccupazioni possono non solo nascere dalle malattie ma anche diventare esse stesse, a loro volta, patologiche.

Quante volte ci troviamo davanti a malattie apparentemente inspiegabili, a sofferenze e dolori incomprensibili anche per i medici più esperti e le cure più avanzate.

Misteri di malattie fisiche che trovano la loro origine nella nostra mente, nel nostro inconscio, nei meandri della nostra mente, nelle preoccupazioni così profonde e radicate da trasformarsi in sintomi fisici.

Parimenti ingiusto è scordare o trascurare di menzionare, nel novero delle malattie, i pensieri tristi.

Il numero delle visite dei post che commentano massime e sentenze con qualche riferimento alla tristezza, alla mestizia, alla solitudine, alla sofferenza, al dolore, lasciano intuire che si tratti di tematiche molto calde nella nostra società.

E, come la ricerca della felicità è una tensione più che conclamata, così, la sua controparte, la presa di coscienza dell’esistenza della tristezza, della mestizia sono un evidente segnale non tanto debole di una debolezza, di una criticità che tocca l’esistenza di ampie fasce della popolazione.

I pensieri tristi, se non giustificati, quando non contornati da un con-testo opportuno, sono un pericolosissimo boomerang che si dilata in maniera esponenziale andando ad intaccare anche le parti sane del corpo e dell’animo. 

Inserire preoccupazioni e pensieri tristi nel carnet delle patologie potrebbe sembrare esagerato, un passo verso la patologizzazione della quotidianità, verso la medicalizzazione della società, verso la farmacrazia.

Il risentimento generato dalla loro assenza nel novero delle malattie si spiega per il carico di sofferenza, di disagi, di difficoltà che, non di rado, possono anche sortire effetti deleteri psicosomatici, trasformandosi trasformarsi in sintomi fisici, in patologie in carne ed ossa e non solo in mente ed anima.

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