NESSUN MAGGIOR DOLORE, CHE RICORDARSI DEL TEMPO FELICE NELLA MISERIA (Dante Alighieri)

Una volta rievocata dall’oscurità del passato, la felicità che fu può avere due effetti diametralmente opposti.

Può diventare un balsamico unguento che ci aiuta a lenire le sofferenze del presente.

Un ricordo che irradia un’aurea positiva, che emana un profumo tanto sublime e celestiale da sanare i mefitici miasmi del dolore, della tristezza, dei patimenti nel presente.

Usare la felicità del passato in modo strumentale è una strategia compensatoria dagli effetti benefici anche se estremamente sbiaditi rispetto all’esperienza di una felicità attuale.

La gioia, la serenità, il piacere, l’allegria, i momenti positivi ripescati, trascinano con sè parte delle sensazioni e delle emozioni che li hanno accompagnati e ci consolano delle sventure attuali dandoci anche la speranza di poter rivivere le stesse intensità piacevoli in un prossimo futuro.

Ma  il ricordo della felicità può anche avere l’effetto opposto, come sottolinea Dante. 

Il meccanismo è diametralmente opposto al precedente: il ricordo positivo in un contesto negativo, invece di sortire un effetto lenitivo acuisce il dolore, la sofferenza.

La reazione è uguale ma di segno opposto, anzi, magari è ancora più intensa.

Qui la memoria della felicità ci rende ancora più tristi, più depressi, più scoraggiati. Ci provoca un ulteriore dolore, dovuto alla frustrazione, alla rabbia, alla coscienza di non potere godere qui ed ora della stessa gioia, felicità, dello stesso stato di grazia idilliaca del passato.

Il ricordarsi del tempo felice nella miseria è un grande dolore specialmente per il rammarico di ciò che si è perso, per la consapevolezza della differenza tra il prima e l’ora.

Uno stato reso ancora più greve e gravoso quando la causa dell’attuale miseria o della perdita della previa felicità siamo noi.

Il ricordo della felicità passata diventa, dunque, un boomerang quando non siamo in pace con noi stessi, quando non riusciamo ad elaborare la sua assenza ed a godere della sua presenza fantasmatica vivendola come un’esperienza positiva, fruttuosa, desiderabile.

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