IN GENERE, NOVE DECIMI DELLA NOSTRA FELICITA’ SI BASANO ESCLUSIVAMENTE SULLA SALUTE. CON QUESTA OGNI COSA DIVENTA FONTE DI GODIMENTO (Arthur Schopenhauer)

L’abitudine ad osservare e esperire la stretta connessione tra la felicità e la salute ha creato una falsa associazione di idee secondo la quale pare che la salute sia condizione necessaria, anche se non sempre sufficiente, alla felicità stessa.

Un errore che ha profondamente segnato la società che ci siamo appena lasciati alle spalle sino a rendere la salute stessa un valore assoluto, un fine ultimo e non un mezzo.

Il salutismo, con la sua visione distorta, ha, così, sparso i suoi miasmi nell’intera società ed ha diffuso una cultura ed un culto, parimenti distorto e fuorviante, di un corpo sano e perfetto, demonizzando ogni tipo di malattia, di sofferenza.

Ad enfatizzare ulteriormente la già fuorviante situazione è, poi, stato il trend all’edonismo che, bandendo ogni tipo di sacrificio o dolore, ha sancito definitivamente il legame causale tra salute, felicità e godimento.

A sancire il piacere della felicità pare, dunque, non sia la felicità in sè, o la gioia e qualunque altro bene ne possa scaturire, ma la salute stessa, capace di trasformare l’esperienza positiva in godimento.

In una simile ottica, pare impossibile pensare ed contraddittorio credere che possa darsi una felicità per un malato, per chi ha una qualche disabilità, una qualche menomazione.

Pare, quasi, che solo chi è baciato dalla salute, abbia il diritto di essere felice.

Ed, anzi, persino che abbia il dovere di esserlo.

Così, nell’ottica distorta del salutismo, se, da un lato, al malato non è riconosciuto il diritto alla felicità, al sano è imposto l’obbligo di cercare di esserlo, ad ogni costo, anche a costo di mettere a repentaglio la propria salute stessa.

Nella prospettiva del Welthiness, la salute, come la felicitò, è un bene di tutti e per tutti, non un privilegio, per pochi, né un fine assoluto. La felicità e la salute sono una parte della nostra esistenza, una componente, ma non l’unica, né, necessariamente, la più importante o la prioritaria. Sono valori inclusivi, non esclusivi, che devono intrecciarsi con altri valori per renderci degni di un esistenza che possa essere riconosciuta come tale.

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