Per quanto virtuali, gli avatar rappresentano la personalità individuale

Mentre Second Life, dopo il boom iniziale, ha subito una battuta di arresto anche per l’avvento dei social network che si dimostrano più in fine tuning con lo Spirito dei Tempi in cerca di autenticità, genuinità, trasparenza, chiarezza,…  anche nel campo delle relazioni interpersonali, gli avatar, continuano, tuttvia ad essere oggetto di intriganti studi.
Malgrado si tratti di immagini fantastiche ed, apparentemente,  del tutto irreali, gli avatar pare che possano dare una rappresentazione molto reale e precisa della vera personalità di un soggetto che si muove dietro all’avatar stesso, nel mondo virtuale.
A rivelarlo è stato Onur Bodur della Concordia University e dei suoi colleghi.
Per riuscirvi hanno utilizzato, come modello per lo studio, il sofisticato sistema basato su avatar di Second Life  perchè ha una propria economia e facilita le transazioni anche con soldi veri.
Nel triennio 2006-2009, i membri di Second Life hanno raggiunto un giro di 15 milioni di euro, e molte società del mondo reale (da Adidas, American Apparel, Dell  a Nike, o Toyota) sono comparse in Second Life creando, tra l’altro, una serie di eventi, negozi, azioni di marketing…
Per formarsi un’opinione di chi c’è concretamente dietro all’avatar, i membri della comunità partono da particolari tratti degli avatar come le specifiche caratteristiche visive: il genere, il tipo di capelli più o meno alla moda, le espressioni facciali (l’avere una “faccia da bambino” o da “angelo” è, spesso, associato con ad un’idea di cooperazione ).
I ricercatori sostengono che i principi psicologici ben noti come la Teoria della Risposta Sociale (SRT) e l’antropomorfismo entrano in gioco in questa fase di scoperta e discernimento.
Lo studio di Bodur ha trovato che le impressioni iniziali, basate esclusivamente sui tratti piuttosto limitati o superficiali dell’avatar, possono corrispondere, con notevole precisione, all’effettiva personalità del soggetto in carne ed ossa dietro l’avatar.
Secondo Bodur: “Questa ricerca si allinea con vari altri studi nei quali si dimostra che impressioni accurate possono formarsi anche attraverso ad un numero molto limitato di informazioni come, ad esempio, le immagini della camera da letto, degli spazi concreti e lavorativi o nel web.” 
Questa e future ricerche potrebbero indurre a concludere, secondo Bodur, che le presentazioni dei consumatori online potrebbero essere usate per identificare e segmentare i consumatori”
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