LA FELICITA’ PUO’ ESSERE DEFINITA COME L’ESPRESSIONE DI UNA INTENSA VITALITA’ (Erich Fromm)

Una visione vitalistica della felicità la descrive come un’esperienza elettrizzante, estremamente intensa in termini psico-estetici.

Quindi, una simile impostazione rischia di identificare la felicità con la ricerca di sensazioni ed emozioni sempre più forti, sempre più stranianti, sempre più sconvolgenti, proprio secondo lo stile di vita ed il modello proposto dall’American Way.

Una felicità eccitata, concitata, euforizzata.

Assetata di intensità superficiali, di esperienze scenografiche, plateali, parossistiche che inducano in modo, più o meno naturale o artificiale, lo sballo, la trasgressione (trans=andare oltre, gradio= il tracciato, il passo, il limite).

La felicità mediterranea è slow.

Una felicità composta da intensità profonde, nate dalla magistrale condensazione del meglio della vita.

Una felicità che, dunque, è un po’ un prezioso distillato di vita e di vite, di emozioni e di sensazioni, di storia e di speranze che si possono assaporare e percepire nel rotondo sapore dell’olio o del vino.

Un olio che racconta storie di migliaia di anni, sempre identiche e sempre nuove, perchè la natura dell’uomo è sempre la medesima anche se ciascuno di noi è un unicum.

Un  vino che vibra delle intensità e dei valori di atmosfere solari e mediterranei, che parla di amicizia, di empatia, dei grandi valori radicati nel passato che danno le fondamenta ad una vita nomade, flessibile, liquida.

Olio e vino ricavati dal miracoloso lavoro manuale di chi ama la natura e sa il segreto per estrarre e condensare l’anima dei singoli frutti della terra, dei singoli acini o delle singole olive,  in un miracoloso elisir di lunga vita.

Una pozione che racconta storie millenarie e quotidiane, passate e future, di speranze e sogni, di felicità coronate o disilluse, di emozioni che stillano tanto da migliaia di generazioni quanto dei singoli individui. 

Una felicità che risuona delle emozioni vibranti dall’intima essenza del nostro Esserci, e non esclusivamente epidermiche, passeggere.

Una felicità di facciata è destinata a crollare su se stessa, ad implodere, a generare ansie e depressioni, tristezze e paure, sofferenze e delusioni.

Una felicità slow non è mai esosa, esagerata, boriosa, plateale.

Ma è una felicità com-misurata, taylor made, consona al nostro progetto esistenziale, funzionale alla nostra autorealizzazione. 

Nasce da una speciale capacità di ponderare in modo esatto tutti i vari ingredienti che la compongono. E per riuscirvi, è indispensabile una extra-ordinaria dote di orchestrazione, di ricomposizione delle piccole particelle di felicità in una realtà unica ed irripetibile come unico ed irripetibile è ciascuno di noi.

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