L’importanza delle relazioni nella cura spirituale dei pazienti

Nell’ambito del Wellthiness, come ampiamente dimostrato anche nel libro omonimo, un aspetto cruciale è, indubbiamente, il discorso della dimensione spirituale, di come vengono vissuti la malattia, la sofferenza, il dolore, la morte nelle varie religioni e dai singoli individui.

Si tratta di un’area molto delicata che esige una particolare attenzione per il tipo di impatto e gli effetti su chi si trova in una situazione di estrema debolezza e fragilità fisica, psicologia, esistenziale e spirituale.

Quante volte ci è capitato di vivere in prima persona, tramite i nostri cari, o di sentire da altri le conseguenze di una mancata cura della dimensione spirituale nell’ambito dell’assistenza sanitaria.

Se si pensa all’essere umano in senso olistico, non si può trascurare che, oltre alla componente fisica, ve ne è anche una psicologica e, persino, una spirituale che, qualora venga trascurata, non consente di garantire un’assistenza completa ed efficace.

Ciò è tanto più vero allorchè il paziente è un malato terminale.

Di fatto i ricercatori ammettono che le relazioni sono il punto cardine attorno al quale si deve sviluppare la cura spirituale che deve essere somministrata ai pazienti terminali.

Ciononostante, molti studi dimostrano l’esistenza di un gap tra le aspettative e la comprensione dei pazienti quando si parla di spiritualità e quanto i medici e gli assistenti familiari offrono.

Per tentare di  ovviarvi,  è stato creato un nuovo elenco di raccomandazioni e consigli volti proprio a migliorare l’attuale situazione resa ancora più delicata da un contesto multietnico, multiculturale e multi-religioso.

Partendo dalla definizione di spiritualità intesa come “una personale ricerca di un senso e di uno scopo nella vita, che può essere correlato o meno alla religione”, Adrian Edwards dell’Università di Cardiff, insieme a Naomi Pang, Vicky Shiu e Cecelia Chan, ricercatori di Hong Kong, ha esaminato la letteratura sulle cure palliative per creare un meta-studio sistematico sulla spiritualità.

Hanno acquisito, nella loro analisi, i dati qualitativi provenienti da 19 studi su 178 pazienti e 116 operatori sanitari.

Dall’analisi è emerso che, malgrado gli appelli delle organizzazioni a realizzare politiche ed azioni che integrino gli aspetti fisici, con i psicosociali e gli spirituali all’interno delle cure palliative, non tutti i pazienti riescono a capire il termine “spiritualità”.

Inoltre, secondo le indagini quantitative, 87 per cento dei pazienti considera importante la spiritualità nella propria vita, mentre tra il 51 ed il 77 per cento dei pazienti ritiene particolarmente importante la religione.

La sfida iniziale è, dunque, di chiarire che cosa significhi la spiritualità nell’ambito della sanità, in primo luogo, per ridurre il divario tra le politiche sanitarie e le aspettative dei pazienti.

Nella letteratura, i ricercatori hanno constatato che la spiritualità viene imperniata principalmente sulle relazioni, piuttosto che sulla questione di costruire e condividerne il significato.

Altre conclusioni suggeriscono che la distinzione tra i termini “spiritualità” e “cura spirituale” nella letteratura è artificiale e, di fatto, i termini vengono usati in modo intercambiabile.

Le “relazioni” includono tutti i fattori cruciali dei rapporti che sono parte integrante della spiritualità; sottolineano un bisogno spirituale; quando vengono rotte, provocano l’angoscia spirituale e sono il modo attraverso il quale è data la cura spirituale.

Inoltre, la ricerca ha dimostrato che le persone migliori che forniscono delle cure si contraddistinguono per praticare l’auto-riflessione e la sensibilizzazione.

Le frizioni bloccano la fiducia. Nel loro novero rientrano le dissonanze sociali, religiose o culturali, l’inadeguatezza, i giudizi ed il proselitismo.

Pertanto, il modo migliore per aggirarle è di evitare i discorsi religiosi e di cercare di instaurare una relazione basata su ciò che accomuna tutti gli uomini, un rapporto di “spirito-a-spirito”.

“Un simile approccio, per l’assistenza spirituale, rispetta la personalità individuale. E per riuscire a garantirlo si deve partire dal modo nel quale viene data la cura fisica, puntando sulla presenza, camminando insieme, ascoltando, cercando il dialogo, l’empatia, il collegamento, la creazione di aperture ed impegnandosi nella condivisione reciproca”, ha detto Edwards nel suo studio pubblicato da SAGE.

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