PROVA A LASCIARE QUESTO MONDO UN PO’ MEGLIO DI COME L’HAI TROVATO E QUANDO ARRIVA IL TUO MOMENTO PER MORIRE, PUOI MORIRE FELICE NEL SENTIRE CHE IN OGNI CASO NON HAI PERSO IL TUO TEMPO (Robert Baden-Powell)

Vedere una progettualità nella nostra esistenza, cercarne il senso ed, anzi, creare il suo senso è un compito difficile ma è anche l’unico modo che abbiamo per diventare ed essere degni di definirci umani.

L’idea che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo avere un qualche effetto su quanto ci circonda, che possiamo modificare la realtà, che possiamo addirittura contribuire a cambiare il mondo rendendolo, persino migliore, non è un’idealistica, trasognante ed ingenua utopia, ma oggi, più che mai è un’opportunità che ci è data, un dovere che siamo chiamati ad assolvere.

In un mondo nel quale l’interconnessione ha raggiunto ormai livelli impensabili pochi anni fa, così che, davvero e concretamente, l’azione di un singolo soggetto da una parte del globo può generare conseguenze estremamente positive o perniciose agli antipodi, anche i nostri apparentemente insignificanti comportamenti, le nostre minime azioni e le più distratte scelte acquisiscono un valore immenso.

Impegnarci per lasciare un segno positivo di noi sulla Terra, per contribuire a migliorare il microcosmo che ci circonda, a renderlo più accogliente, più pulito, più vivibile, più felice, più etico… non è un sogno.

È  un’ineludibile missione che dobbiamo compiere, alla quale tutti, senza nessuna esclusione di sorta, siamo convocati.

Ed è altresì sorprendente vedere quante persone, dopo decenni di ideologia edonistica ed individualistica, abituata solo a guardare il proprio ombelico, incominciano ancora a pensarsi come dotati di un senso all’interno di un progetto più grande, di un mondo non unidimensionale, non schiacciato sul presente.

Un progetto nel quale ciascuno è attore all’interno della storia e deve rispondere, responsabilmente, del proprio operato non solo davanti alla propria coscienza, ma anche di fronte alle generazioni precedenti e, soprattutto, alle future.

Per la prima volta, dopo anni di noncuranza, ci ritorniamo a preoccupare del mondo che lasceremo ai nostri figli, intesi come uno dei mezzi per eternizzarci…

Il nostro impegno a lasciare un mondo un po’ migliore addolcisce il greve peso e l’angoscia della morte perchè, anche nella peggiore delle ipotesi, adombrata dai materialisti, gli atei ed i nichilisti, che non ci sia nulla varcato il limitar di Dite, almeno abbiamo avuto un senso nell’al-di-qua.

Se poi, siamo  credenti, il cerchio si chiude in una meravigliosa circuitazione che ci consente di godere del bene compiuto nella vita terrena, anche migliorando il mondo stesso, sotto forma di tesoro, che si trasforma in una fondamentale ipoteca per la felicità da godere una volta giunti in Paradiso.

La felicità che produciamo sulla terra per gli altri, per renderla più vivibile, per attenuare le sofferenze, i problemi, le difficoltà di chi ci seguirà, diventa, dunque, un patrimonio prezioso, un fiume stillante di tutti i beni che ci aspettano nell’al-di-là ma anche un modo per essere ricordati dai posteri, per suscitare la loro gratitudine, per dare uno spessore diverso ad un’esistenza altrimenti destinata a scomparire nel nulla.

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