IMPARATE A GUARIRE NELLO STESSO MODO IN CUI AVETE IMPARATO AD AMARE (Ovidio)

In primis domandiamoci: come abbiamo imparato ad amare?

Le risposte sono molte e non, necessariamente, si escludono vicendevolmente.

Di sicuro tutti abbiamo nel nostro DNA l’amore, il problema è di capire come metterlo in opera, come utilizzarlo, come concretizzarlo.

Alcuni non hanno bisogno di imparare ad amare: viene loro spontaneo, naturale.

Vedono gli altri e, per un ineffabile trasporto, li amano.

Li amano con sentimento puro, disinteressato.

Sono capaci di sintonizzarsi sui loro sentimenti, sulle loro emozioni, sui loro pensieri, sulle loro angosce, sulle sofferenze ma anche sulle speranze. Empatia: vibrare all’unisono.

Certi, poi, imparano ad amare in modo riflesso: essendo amati, ricambiano l’amante, in senso ampio, con la stessa moneta. Si innesca, così, un meccanismo virtuoso al rialzo che crea amore dall’amore in una magica “corrispondenza di amorosi sensi”.

Altri necessitano, invece, di maestri, di esempi da seguire, da imitare. Appena ne trovano uno, studiano, si applicano, si allenano.

Il percorso è arduo, scosceso, difficile.

Devono imparare a cercare nel proprio cuore, a capire l’amore che hanno in sé, a liberarlo e concretizzarlo. 

Non ci vuole molto studio, ma tanta, tanta pratica. Il problema sorge allorché si trovano davanti a falsi maestri che spacciano per amore gli interessi personali, la fama, la carriera, i soldi…

Così, l’amore puro, vero viene distorto, travisato e si trasforma in altro.

“Imparare a guarire nello stesso modo in cui avete imparato ad amare” può, dunque, avere molte valenze diverse a seconda del particolare tipo di “formazione” che abbiamo ricevuto.

Giocando sull’ambiguità della traduzione in italiano, “imparare a guarire” può essere visto sia come il gesto compiuto dal curante sia dalla prospettiva del malato che guarisce.

Seguendo la prima versione, il consiglio del grande saggio latino, è rivolto ai medici, al personale che cura chi è colpito da malattie, sofferenze, dolori di ordine fisico ma anche psicologico, spirituale, affettivo…

“Imparare a guarire nello stesso modo in cui avete imparato ad amare” significa che non dovrebbero mai incominciare a curare una malattia, un corpo, ma il loro punto di partenza dovrebbe essere il farsi carico di un altro essere umano, di una persona uguale a sé, di un prossimo che chiede aiuto, che spera di essere compreso, ascoltato, capito, assistito.

Significa, dunque, che l’assistenza non deve mai essere forzata, non deve mai essere solo guidata da logiche utilitaristiche, di guadagno, di profitto, non deve mai anteporre i risultati scientifici, la carriera.

Essere medico, infermiere o comunque, svolgere di attività di caregiving, non bisognerebbe mai scordarlo, è una missione, prima ancora che un lavoro, una professione. Esige umanità, empatia, sacrificio, compassione…

Guarire un malato vuol dire anche donargli una nuova vita, una nuova prospettiva, una nuova speranza: e solo l’amore è capace di un simile miracolo. 

Il curante dovrebbe avere dentro di sè una naturale inclinazione verso gli altri, ma dovrebbe anche ricevere un’appropriata formazione di stampo maieutico per imparare a trarre da sè il proprio amore, la propria sensibilità ed a gestirli nel modo più consono. Infine, è fondamentale che sia sempre in fine tuning, capace di sintonizzarsi, di ascoltare, di essere consonante con l’anima, con lo spirito, con le sofferenze e le speranze del malato.

Testimonianze, a tale proposito, non mancano, ma potrebbero e dovrebbero essere di più.

Nella seconda prospettiva, “imparare a guarire come abbiamo imparato ad amare” è l’impegno che ciascuno di noi, quando è colpito da una malattia, deve prendere con se stesso, per non lasciarsi andare, per non demordere.

Amare noi stessi non è semplicemente egoismo, egocentrismo, narcisismo… ma è anche un dovere. Un dovere verso chi ci ha donato la vita, verso noi stessi e verso il ruolo che abbiamo nel mondo, quindi verso gli altri.

Pensandoci in una simile prospettiva, prenderci cura di noi stessi, diventare responsabili della nostra salute, della nostra guarigione, è un gesto d’amore che ha riflessi ben più ampi della nostra singola esistenza, del qui ed ora… 

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