LE PERSONE NON FANNO I VIAGGI, SONI I VIAGGI CHE FANNO LE PERSONE (John Steinbeck)

Ci sono due modi diversi di viaggiare.

Il primo è eminentemente riassunto dal turismo di massa, dai villaggi turistici, dalle “front-region” ossia da tutte le situazioni, le esperienze artificiali, create appositamente per i visitatori, gli stranieri.

I villaggi turistici ci inseriscono all’interno di una meravigliosa, talvolta, magari, persino, divertente (?) esperienza, che, però, non ha nessuna relazione con il mondo fuori dal recinto, con la realtà locale.

In generale la loro proposta, come quella del turismo di massa, potrebbe suggerire l’idea che siano le persone a fare i viaggi.

Ma quando viviamo il viaggio come una scoperta dell’altro, in tutte le sue forme e manifestazioni, e, di riflesso, anche come una scoperta di noi stessi, allora, è il viaggio che fa le persone.

Un viaggio autentico è sempre composto da esplorazioni, da contatti umani, da sensazioni, da parole, da gesti, da sguardi, da vicoli oscuri nei quali si scopre la verità degli oriundo, si sentono i loro odori, si spia nelle loro case alla sera, quando si riuniscono nella loro intimità.

Si ascoltano le risate della festa, della gioie e si vedono le lacrime delle tragedie.

Il viaggio vero ci consente di con-dividere le atmosfere, le emozioni, le sensazioni, i legami con la gente locale, ci porta a com-patire…

Il viaggio vero, con la V maiuscola, fa le persone perchè consente a loro di interrogarsi, di ripensare alla propria vita e di interrogarsi su se stessi, sui propri valori, sulle proprie priorità.

Ma una simile metamorfosi, che, talvolta può persino diventare una metanoia, ossia di un cambiamento radicale, è più difficile che si verifichi dentro i coloratissimi ed euforizzanti cancelli dei villaggi turistici, dai quali nulla esce e nulla entra, a meno che non sia, rigorosamente, soggetto al decontrollo controllato.

Per essere toccati e plasmati, nel nostro profondo, dall’esperienza del viaggio, deve essere davvero un’esperienza.

Un vissuto autentico, che non si accontenta delle belle facciate, degli abiti scenografici e dei luccicanti oggetti pseudo-artigianali, non si accontenta dei lussuosi alberghi e dei ristoranti dove possiamo sempre ordinare gli spaghetti o la pizza.

Il viaggio che ci cambia, ci porta a toccare i valori che vibrano nelle vite delle persone, ad esplorare le loro abitudini, a seguire i loro percorsi religiosi, esistenziali, emozionali,…

Mi vengono in mente centinaia di esperienze che potrei raccontare. Piccole tessere che si sono accumulate in decine di viaggi dall’estremo oriente al profondo occidente, dallo sperduto sud al gelido nord del globo. Visi e profumi, tradizioni e vite, sogni e dolori che, ogni volta, mi hanno reso una persona diversa, mi hanno arricchito, mi hanno donato una nuova prospettiva su me, sugli altri e sul mondo…

Prima di partire, proviamo a pensare se vogliamo che la nostra vacanza abbia l’aspetto del “fare un viaggio” oppure vogliamo che sia il viaggio “a farci”.

Ovviamente non c’è nessun giudizio di tipo morale nei confronti dell’una o dell’altra soluzione. Sono due tipi di approcci diversi, con finalità del tutto differenti.

Sarebbe importante, però, che ciascuno scegliesse in modo consapevole… avendo presente che è anche profondamente diverso il tipo di benessere conseguente al particolare bagaglio di emozioni, di sensazioni, di valori, di ricordi accumulati dall’una o dall’altra esperienza.

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