UN VIAGGIO DI MILLE MIGLIA DEVE COMINCIARE CON UN SOLO PASSO (Lao-Tzu)

Quando ci accingiamo ad affrontare un lungo viaggio, che può essere anche il lungo peregrinare della nostra vita, dovremmo sempre avere presente che deve cominciare con un solo, piccolo, apparentemente, insignificante passo.

Potrà sembrare banale, invero non lo è affatto.

Tutto inizia con il passo che ci spinge ad uscire dall’inerzia, a muoverci, a spostarci verso altri luoghi, altre persone, altre culture, altri stili di vita.

Non di rado la fatica che ci costa muovere il primo passo è superiore a tutti gli sforzi che dovremo compiere nel corso del viaggio.

Si tratta di uno sforzo perchè ci chiede di cambiare, di rinunciare a quanto eravamo per divenire altro ed altri, per metterci in discussione e provare a pensarci in modo diverso.

Non è un caso che molte cerimonie di iniziazione, molti rituali religiosi abbiano proprio il primo passo come simbolo, come segno forte, come elemento che indica, fisicamente, l’abbandono dello status precedente per l’ingresso in una realtà diversa dalla quale scaturisce un uomo nuovo.

Spesso non è un passo comodo, di conseguenza siamo ritrosi a compierlo, indugiamo, nonostante ci alletti l’idea di ciò che potremmo o potremo trovare durante il viaggio.

Ovviamente, qui il discorso metaforico, della vita come viaggio si intreccia e sovrappone, ancora una volta, con la dimensione concreta del viaggio come esperienza di mobilità.

Il primo passo è, dunque, il più difficile e complicato perchè ci costringe a decidere e, come tutte le de-cisioni (de-cidere= tagliare) ha sempre dentro sé una rottura.

Compiere il primo passo significa spezzare il legame con la routine, più o meno amata o odiata, significa gettarsi verso l’ignoto, abbandonarsi alla trasformazione.

Significa accettare e volere fino in fondo, la sfida con noi stessi.

Ma che cosa ci frena dal muovere il primo passo?

L’insicurezza, l’indecisione, il timore, l’abitudine, la pavidità, la scarsa fiducia in noi stessi e negli altri, la paura dell’ignoto e di non poter tornare indietro…

Il primo passo è proprio, inevitabilmente, una soglia di non ritorno. Non vuol dire che tutto il passato si cancella, che scompare, ma solo che, una volta compiuto il passo, non saremo più gli stessi, qualche cosa sarà cambiato.

Ed anche, nell’ipotesi di volere e potere ritornare indietro, l’esperienza del passo non si potrà cancellare, con tutti i suoi effetti positivi e/o negativi.

Il passo è, dunque, un osare, un prendere la nostra esistenza nelle nostre mani e non accettare di essere vissuti da essa, ma di viverla in prima persona, come attori, protagonisti.

Così il viaggio che ci accingiamo a compiere è fonte di un benessere interiore, di un nuovo modo di vivere la nostra armonia, un’occasione per cercare e creare un nuovo equilibrio che, non di rado, si trasforma anche in un’esperienza trasformativa r rinnovativa.

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