CREDO CHE IL RIDERE SIA IL VERO SEGNO DELLA LIBERTA’ (René Clair)

Ridere può sembrare naturale, facile, immediato o, addirittura, scontato. Invero non lo è.

Tante volte ridiamo per nascondere le nostre paure, le nostre ansie ed angosce. Il ridere diventa una maschera sociale che indossiamo per sembrare più accattivanti, più spigliati, più aperti.

Ma non è un ridere schietto, genuino.

È una risata sforzata, falsa, che denuncia chiaramente di essere tutto fuorché indice di libertà.

Anzi è un chiaro segno del nostro disagio, della nostra insicurezza. Una risata che non è una risata, dunque.

C’è poi chi non riesce a ridere perché si trova tanto intricato nel groviglio della vita, dei suoi pensieri, delle sue ansie ed angosce, che non riesce a librar visi sopra.

Non riesce a sfuggirne.

Tutto gli sembra cupo, triste. O, comunque, non riesce a vedere nulla, nel mondo e nella vita, per il quale ne valga la pena di ridere.

Perché ridere è davvero un gesto di libertà.

Libertà da se stessi, dai propri limiti. Una libertà che ci consente di ridere persino di noi stessi, delle nostre paure, dei nostri errori, delle nostre debolezze. È una libertà speciale perché ci consente di metterci a nudo davanti a noi stessi ed agli altri, di auto-criticarci e, perciò, anche di capire come migliorarci.

Ridere è sconfiggere i fumi della tristezza ma anche dell’indolenza, dell’indifferenza.

È una sferzata di energia in un quadro grigio ed uggioso, sono i colorati aquiloni che si levano nei cieli asiatici sfidando i regimi totalitari.

Ridere è una testimonianza di libertà quando non si tratta di un’esperienza comandata, quando non c’è un veto ad esercitarla con o nei confronti di qualcuno o qualcosa.

Ma non è libertà nemmeno quando la risata diventa offensiva, dispregiativa, denigrante.

Talvolta, ed i mass media sono ricchissime antologie a tale proposito, si camuffa da satira l’arroganza, la superbia, il cattivo gusto.

Qui ridere non è, come vorrebbero spingerci a credere, un modo per sentirci e dimostrarci liberi, ma è il più plateale gesto di asservimento.

Non guardando in faccia nessuno, scordandoci che l’irriso è pur sempre una persona, con una sensibilità, con dei sentimenti, non ci eleviamo, ma ci abbassiamo.

Dileggiando il prossimo, perdendo il rispetto nei confronti degli altri non diventiamo più liberi, migliori, superiori.

Non possiamo sentirci feilici, bene con noi stessi, perchè stiamo ferendo qualcuno, talvolta anche in modo gratuito.

Ridendo degli altri non siamo liberi. Lo siamo, invece, ridendo di noi stessi oppure ridendo con gli altri.

Memento. 😉 

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