SE ESPRIMI UN DESIDERIO E’ PERCHE’ VEDI CADERE UNA STELLA, SE VEDI CADERE UNA STELLA E’ PERCHE’ STAI GUARDANDO IL CIELO, SE GUARDI IL CIELO E’ PERCHE’ CREDI ANCORA IN QUALCOSA (Bob Marley)

Che ci piacciano o meno Bob Marley e le sue canzoni, nel suo aforisma riluce una profonda verità.

 

Mentre molti continuano a tessere i requiem a Dio ed alla religione, di fatto, un crescente numero di persone ha una forte, se non fortissima, tensione spirituale e non è affatto vero che la religione sia in via di estinzione. 

Con molta probabilità, chi lo sostiene non ha mai assistito ad una preghiera musulmana o si era, per qualche strana ragione, distratto quando migliaia di persone, con i giovani in prima fila, hanno reso omaggio alla morte di Papa Giovanni Paolo II o, ancora, non hanno mai avuto il coraggio di andare in uno dei grandi santuari mariani dove la fede è tanto vibrante da intridere ogni fibra dell’essere umano, credente o meno. 

Ebbene, ammesso pure di non avere compiuto tali esperienze, volgere gli occhi al cielo è sempre un’emozione ineffabile, è sempre un gesto speciale nel quale si fondono in una irripetibile sinfonia la meraviglia, la consapevolezza della propria pochezza nei confronti dell’infinito, lo sconvolgente turbamento di chi ambisce a proiettarsi nell’universo, il grandioso sentimento di chi si sente orgoglioso di esserne parte. Il desiderio che ci spinge, in queste notti estive, ad alzare lo sguardo verso il cielo stellato in cerca di qualche meteorite, la credenza che vedendone la scia luminosa si possa realizzare un nostro desiderio, sono un’eccezionale testimonianza che resta in noi l’incantamento del sogno, la magia di chi spera in qualcosa di diverso, di chi nonostante tutto e tutti, non si accontenta di ciò che è ed osa ancora credere in un mondo, in un destino, in un domani diverso, migliore. Ed ancora, chi ha il coraggio di mettersi in contemplazione dell’infinito cielo notturno, non può non sentire vibrare dentro sé il fremito della vita, l’inesprimibile corda che lega tutti e tutto, che ci rende, oltre che esseri unici ed irripetibili, anche parte del tutto (senza necessariamente scadere in professioni di panteismo).Riepilogando, guardare il cielo stellato è un gesto di umiltà e, nel contempo, un’affermazione di orgoglio, una presa di coscienza della propria infinita miseria e della propria immensa grandezza, una presa di consapevolezza della propria contingenza ed una potente affermazione del proprio destino.  

Un destino ed una tensione che non ci permette di credere che siamo soltanto un mucchio di ossa, ma che ci dà anche una qualche speranza che ci sia dell’altro: da dove viene l’universo? che cosa c’era prima…?

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