LA VITA VALE COME DONO, COME SERVIZIO, COME AMORE (Robert Bade-Powell)

Quale significato diamo alla nostra esistenza?

Molti sono convinti che non abbia un senso, che sia un ammasso di istanti, di giorni, di decenni che si giustappongono gli uni agli altri casualmente sino a quando giunge la morte: un salto nel nulla.

Altri, però, riescono a scorgere qualcosa di più, riescono a guardale oltre: oltre la realtà materiale, oltre alla monotonia quotidiana, oltre l’esistenza terrena.

Per costoro, la vita ha un seppur recondito significato. È un dono. Un dono che ci è stato dato e che, in quanto tale, siamo tenuti a renderlo un dono anche per gli altri.

Ciascuno di noi ha i suoi pregi ed i suoi difetti, ed è chiamato coltivare amorevolmente i propri talenti affinché crescano, fruttifichino e possano giovare a noi stessi ed al prossimo. Davanti alla vita, e, per i credenti davanti a Dio, siamo tutti uguali, non importa se siamo più o meno dotati, ci è chiesto di dare quanto possiamo non di più.

E le potenzialità di uno, in linea di principio, valgono quanto le potenzialità di un altro, sebbene siano del tutto diverse. Davanti alla vita le doti sportive, del canto, della scrittura, della cucina… equivalgono alle capacità imprenditoriali, scientifiche, manageriali…

Ma il significato della vita non si esaurisce qui. È anche servizio: servizio nei confronti degli altri, di chi ha bisogno.

Spesso siamo abituati a pensare ai bisognosi come i bambini delle favelas, le migliaia di persone che costantemente muoiono di fame, di sete, per un semplice raffreddore o una febbre nel Terzo Mondo.

Niente di più sbagliato, secondo Baden-Powell, il padre del Movimento Scout. Pesando alla nostra vita come un “mettersi al servizio” non vuole dire che dobbiamo partire tutti per le missioni. Invero, basta guardarci attorno con un occhio diverso dall’abituale indifferenza, e ci rendiamo immediatamente conto che la nostra esistenza può essere messa a servizio anche negli ambienti che frequentiamo quotidianamente.

A volte è più semplice dare 100€ i beneficienza piuttosto che andare a trovare un nostro parente anziano che sta male, è più comodo adottare un bambino indiano piuttosto che aiutare un’anziana a portare in cima alle scale della metropolitana la pesante (per lei) borsa della spesa. Ebbene la nostra vita come servizio è proprio non voler strafare, evitare l’inutile scenografia, la pura ostentazione e partire dai piccoli gesti, dal mondo circostante.

Ovviamente la carità, il volontariato istituzionalizzato e simili impegni sono lodevoli ed importantissimi, ma hanno un senso solo se inseriti in una vita che è servizio anche nella dimensione domestica e che non si limita ad esserlo solo per qualche ora alla settimana.

Considerata in una simile prospettiva, dunque, la nostra esistenza è anche amore.

Nata dall’amore, esso dovrebbe essere la sua essenza, la bussola che l’aiuta ad orientarsi, ciò che le conferisce un significato ed un valore.

L’amore è la sostanza che ci consente di realizzarci come esseri umani, di alzarci alla mattina con il sorriso, di affrontare le avversità con un approccio ottimista e propositivo.

L’amore è la forza che ci consente di affrontare le avversità con grinta e determinazione, di accettare la realtà con uno spirito nuovo capace di dare e capire il senso recondito di tutto ciò che ci capita.

L’amore è il potere che ci dona la felicità e la serenità, per guardare al domani con speranza e con la certezza che, comunque, non siamo e non saremo mai soli nelle situazioni di gioia, allegria, positività e, soprattutto, nei momenti di dolore, di tristezza, di angoscia, di sofferenza, di malattia, di disperazione.

Pensare alla nostra vita come dono, come servizio e come amore è felicità pura, non sguaiata, non esagerata, ma intima, sublime, ineffabile.

Dire che essa “vale” in quanto dono, servizio ed amore non vuol dire, semplicemente, che è dono, servizio ed amore, ma anche, e, soprattutto, che acquista, che assume un Valore solo se e quando viene considerata e vissuta in tale ottica.

 Purtroppo molti oggi, frastornati, ossessionati, preoccupati o annoiati dalla propria esistenza non riescono o non vogliono pensarla alla stregua di un valore perchè pare a loro troppo impegnativo, troppo vincolante, troppo scomodo.

Così, annaspano come pesci fuori dall’acqua nel tentativo di trovare pseudo-felicità, inutili surrogati che non riescono mai ad essere pienamente soddisfacenti in quanto non corrispondono al  destino dell’individuo.  

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: