NON SEMPRE CIÒ CHE BASTA ALLA NOSTRA FELICITÀ BASTA AL NOSTRO PIACERE (Jacques Deval)

Il piacere è una realtà multisfaccettata che si declina in varie forme, in vari tipi di esperienza con varie modalità di soddisfacimento e vari gradi di intensità.

C’è un piacere fisico, apprezzato in oriente quanto vituperato dalla cultura occidentale sino a quando, un trentennio fa, divenuto uno dei trend socioculturali più forti, ha preso sempre più piede.

Ci sono poi piaceri di altro genere che spaziano dal piacere intellettuale al piacere relazionale, dal piacere spirituale al piacere, tipico dell’edonista postmoderno, che consiste nel posporre il piacere attuale in vista di uno maggiore nel futuro.

L’edonismo, la ricerca del piacere ha, dunque, a sua volta, un’ampia gamma di modi nei quali si realizza.

Perché, dunque, ciò che basta alla felicità non sempre è sufficiente al piacere?

In quanto il secondo, mosso dal desiderio, una tensione incommensurabile per definizione, difficilmente può coincidere con la felicità che è la realizzazione di un sogno, di una speranza, di un progetto.

Eppure nel passato molti hanno creduto che piacere e felicità fossero, in un certo senso, intercambiabili.

Tra gli altri, negli utilitaristi dell’Ottocento, partendo da Bentham, i due sono sinonimi perché la condizione umana universale è di evitare il dolore ed ottimizzare il piacere.

E se Freud descrive la razza umana, in modo piuttosto patologico, come dominata dalla pulsione erotica, quindi dalla ricerca di un piacere, per sé molto effimero che genera una felicità altrettanto evanescente e fugace, gli asceti rinunciano ad ogni tipo di piacere carnale trovando la felicità in un piacere, assai più elevato, di tipo spirituale.

Di norma, poi, la felicità è un’esperienza proiettata verso il futuro, che guarda in avanti, che quando è raggiunta, anche se si sa che non durerà per sempre, lascia in noi un ricordo molto intenso, molto vivo.

Il piacere, invece, specialmente quando è fisico, tende ad essere consumato nell’hic et nunc, nel qui ed ora. È un’esperienza orientata al presente e destinata a scomparire in breve. Ed, una volta evocato, è più difficile da ri-gustare con pari intensità.

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