Dal cervello dei tifosi di calcio il perchè dell’altruismo e dell’indifferenza.

I fatti di cronaca recenti sollevano, ancora una volta, il dubbio circa una dilagante indifferenza che aleggerebbe sulla società sempre meno disponibile ed attenta nei confronti del prossimo, proprio mentre si iniziano a trovare alcune evidenze, anche in letteratura di uno sviluppo complessivo verso una civiltà relazionale, dialogica, empatica.
I ricercatori dell’Università di Zurigo hanno scoperto che il nostro cervello si attiva in due aree diverse quando abbiamo atteggiamenti di altruismo o di egoismo nei confronti del prossimo.
Studiando le risposte cerebrali dei tifosi di calcio, gli scienziati hanno trovato le prove neurobiologiche del perchè siamo più disposti ad aiutare i membri del nostro gruppo di appartenenza gruppo che le persone esterne.
Le nostre reazioni quasi indifferenti davanti alle notizie sconvolgenti ed ai filmati che le testimoniano in televisione, per non dire di vari che vivono in prima persona il fatto,  dimostrano che gli esseri umani possono rimanere incredibilmente freddi di fronte alla sofferenza altrui.
E, tuttavia, che sono persino pronti a sacrificarsi, fino a donare la propria vita per gli altri, anche senza avere nessuna promessa di ricevere tangibili ricompense per il gesto compiuto.
Perché ci sono tali differenze?
La psicologia sociale ha dimostrato che la nostra propensione ad aiutare è modulata da fattori sociali.

Sino ad ora, però, si sapeva poco sui processi neurali alla loro base e su  come si viene influenzati dall’appartenenza ad un gruppo. Ora, una nuova ricerca ha documentato che le regioni cerebrali attivate quando le persone assistono alla sofferenza altrui variano a seconda che i soggetti colpiti siano percepiti come membri del gruppo o meno.

“E, soprattutto, le differenze nelle risposte neurali danno precise indicazioni per prevedere se l’osservatore aiuterà o no la persona sofferente,” ha affermato il neuroscienziato Grit Hein.

Grit Hein, Tania Singer (ora direttore del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences) e lo psicologo sociale Daniel Batson (University of Kansas, USA) hanno misurato le risposte neurali di tifosi di calcio.

Ai partecipanti alla ricerca sono stati mostrati sia un membro del proprio gruppo (ingroup) sia qualcuno di una squadra rivale (outgroup), sottoposti a dolorosi shock attraverso elettrodi applicati sul retro delle mani.

I soggetti potevano decidere se aiutare o meno gente del loro gruppo o esterni prendendo su sè parte del loro dolore.

Quindi, aiutare qualcuno aveva un alto costo in quanto comportava una soffrerenza fisica personale.

Un’altra chance data ai partecipanti al test era la possibilità di guardare semplicemente l’altra persona riceve le scosse o di distrarsi dalle scene sgradevoli guardando un video di calcio.

Davanti al dolore di un membro del gruppo di appartenenza, si è osservato che si attivavano le regioni del cervello associate all’empatia per le sofferenze altrui.

Un maggior grado di attivazione in queste regioni è correlato con una maggiore volontà di aiutare.

Se, invece, i soggetti di prova ha visto un membro di un outgroup sottoposti a dolori, le regioni del cervello motivato da premiare sono stati attivati.

Di contro, per il dolore dei tifosi della squadra rivale, si è notata una forte attività delle aree legate ad una percezione negativa ed una minore volontà di contribuire a diminuire i loro patimenti.

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