NOI SIAMO QUELLO CHE FACCIAMO RIPETUTAMENTE. PERCIO’ L’ECCELLENZA NON E’ UN’AZIONE MA UN’ABITUDINE (Aristotele)

La casualità, la fortuità non sono e on possono essere assimilate alla normalità, alla norma.

Se una persona è generosa, buona, geniale, creativa, intraprendente una sola volta o raramente, il suo comportamento è circostanziale e non naturale.

E, perchè diventi tale, o, almeno, riesca ad acquisire un certo grado di  dimestichezza, è indispensabile che entri nel bagaglio delle abitudini del soggetto.

Spesso, oggi, siamo indotti a credere che l’eccellenza, in tutti i campi e le sue possibili manifestazioni, sia una qualità a-priori.

Gli esempi si possono contare a iosa in tutti i campi ed in tutti i lavori: dai meccanici ai medici, dai professori agli operatori ecologici, dagli operai ai manager, dagli ingegneri ai panettieri.

Ogni mestiere esige, nella sua specificità, un certo livello di conoscenze, di abilità, di doti, di capacità, di professionalità ed anche di amore e passione… che, di frequente, latitano.

Eclatante, e sotto gli occhi di tutti è il caso dei conduttori, gli attori, i giornalisti  improrvvisati e, oltretutto, privi di un benché minimo talento spontaneo o attitudine, nonché di una qualsiasi preparazione adeguata.

Così, con la loro “incompetenza”, nel senso etimologico del termine, ossia senza nessuna connotazione moralistico-moraleggiante, funestano i piccoli e grandi schermi, con un costante turbinio di imprecisioni nella dizione, di errori comunicativi, di svarioni culturali, di violazioni delle regole-base che sono l’ABCD di ogni conduttore, giornalista, attore… professionista e professionale.

Invero, se gli eccelsi sono molto rari, per non dire unici, l’elenco di chi ha seguito un iter di crescita e preparazione professionale non è molto più fornito ed, anzi, tende ad assottigliarsi. 

Ciò è il frutto di una cultura improntata sull’idea di un successo facile, tanto rapido nell’ascesa, quanto fulmineo nel tracollo, con le relative conseguenze drammatiche a livello personale, psicologico, sociale, economico…

La mancanza di professionalità è una delle falle peggiori da arginare perchè innesca una serie infinita di reazioni che intaccano anche altri settori, altri ambiti generando un degrado dilagante.

Nella realtà l’eccellenza è un’alchimia di passione ed inclinazione, di attitudini ed esercitazioni, di errori e di soluzioni, di sconfitte e di vittorie, di progressi ed intuizioni che si catalizzano generandola.

Non è, dunque, casuale o occasionale, ma nemmeno stabile.

L’eccellenza è analoga alla felicità: ci si avvicina con fatica e pazienza ed, una volta raggiunta, non la si può conservare ma va costantemente coltivata, migliorata.

Così, l’eccellenza non è mai completamente in atto ma sempre in fieri. Si tratta di un dover-essere, di un flusso, di un impercettibile mutamento verso un livello sempre più elevato.

Se, poi, come sostiene Aristotele, ciascuno di noi si identifica con le azioni compiute in modo sitematico, quindi automatizzate, normalizzate che assumono la parvenza di una seconda natura, di un’abitudine, allora, l’eccellenza stessa, la perfezione, la professionalità,… non possono essere semplicemente un’azione, un qualcosa che capita, incidentalmente, una volta ogni tanto.

Lo sanno bene gli atleti che, per raggiungere i massimi livelli, devono sottoporsi a costanti sacrifici, a perenni allenamenti per perfezionarsi in ogni movimenti, in ogni gesto, lavorando su ogni dettaglio.

Perchè l’eccellenza si misura proprio nelle piccolezze, nelle sfumature, nei minimi particolari che, essendo l’esito di una qualità ed una cura, di una passione e conoscenza, sfuggono alle sue pseudo-imitazioni sempre superficiali, approssimative, scenografiche ma prive o carenti di contenuti.

Un’abitudine è un habitus, un abito su misura che possiamo vestire solo dopo averlo confezionato con professionalità, cura ed amore. Altrimenti non ci calza a pennello, ci va troppo largo o troppo stretto e, pertanto, non veste bene e non riusciamo a portarlo troppo a lungo.

Allo stesso modo l’eccellenza, non è una mera immagine di facciata, è un impegno gravoso e faticoso da cucire con certosina pazienza ed attenzione unendo delicatissimi e preziosissimi tessuti, con un filo d’inestimabile rarità.

Ed, una volta confezionato l’habitus, esige una particolare manutenzione per non andare, celermente, perduto e per proseguire a generare un effettivo benessere, in tutte le sue accezioni psicologica, sociale, spirituale, emozionale, relazionale,…

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5 Risposte to “NOI SIAMO QUELLO CHE FACCIAMO RIPETUTAMENTE. PERCIO’ L’ECCELLENZA NON E’ UN’AZIONE MA UN’ABITUDINE (Aristotele)”

  1. Giorgio Cantoni Says:

    mi sono permesso di condividere questo link su Facebook
    g.

  2. complimenti per questi articoli molto interessanti. in particolare questo ha catturato la mia attenzione e l’ho citata su http://bit.ly/dqcOwZ

  3. Mi piace molto questo post. Lo condivido nelle riflessioni. (l’ho trovato digitando su google)
    In questi giorni mi è capitato di leggere questa frase di Aristotele.. e la cosa mi ha costretto ad interrogarmi proprio sulla mia professionalità.
    Tendo all’eccellenza o alla mediocrità?
    Certamente per essere professionali (e competitivi nel senso buono del termine) ci vogliono esercizio costante e competenza. Gli slanci se ripetuti stancano, allora diventa troppo faticoso continuare e ci si perde.
    un saluto

  4. Complimenti! Bellissimo post… la frase di Aristotele non mi era chiara ad un primo impatto, devo dire che l’hai spiegata in modo magistrale u_u

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