UNA MANIA, È IL PIACERE PASSATO ALLO STATO DI IDEA (Honoré de Balzac)

Sulla scia della cultura psicologica moderna siamo soliti etichettare le manie come una manifestazione negativa della realtà umana.

Eppure, invero, le manie, per sé, non sono poi così riprovevoli se ritorniamo al loro significato originari.

Platone aveva identificato quattro diversi tipi di manie che assolvevano a specifiche funzioni nell’esistenza umana.

C’era la ManiaMantica, che aveva come referente mitico-mitologico, il dio Apollo, e, tra gli altri aspetti che presiedeva si distinguevano la disciplina, la concentrazione e la preveggenza.

La seconda Mania era Telesica, ispirata al dio Dioniso, il Bacco romano, e dedicata all’entusiasmo, alla festosità, alla spontaneità.

La terza Mania descritta dal grande Filosofo, era la Poetica, dedicata alle Muse e volta a tutelare la creatività, la bellezza, l’ispirazione.

L’ultima Mania era l’Erotica che, sotto l’egida di Afrodite/Eros (Venere/Cupido) concerneva l’amore, l’erotismo e la passione.

Già dai pochi spunti appena elencati possiamo capire l’abissale distanza della vitale, gioiosa visione platonica delle manie nei confronti dei terribili scenari patologici intrisi di violenze, sadismo, sofferenze e dolori prospettati oggi.

Le manie platoniche sono sì un metamorfosi del piacere in idea. Ma l’idea della quale parla Platone è una realtà superiore rispetto alla contingente, sebbene on sia ancora l’assoluta, ossia l’unità-nella-molteplicità.

Invece, nella prospettiva attuale, nonostante il piacere sia stato sdoganato dal potente trend all’edonismo, la mania mantiene una connotazione estremamente negativa, di un’azione riprovevole a livello morale, etico, sociale o relazionale.

Mania è una perversione, la ripetizione patologica di una sequenza, un pattern di azioni.

Una sorta di rituale perverso, incontrollato ed incontrollabile, impulsivo e, talvolta, anche compulsivo.

Ma non dobbiamo mai dimenticare che, in sé, i rituali sono molto positivi perché servono sia a conferire sicurezza ai singoli come alle comunità, sia a creare la cultura, la tradizione, la storia, il ricco e vitale humus nel quale si radicano le civiltà e gli uomini.

Analogamente, le manie platoniche sono piaceri sublimati, auspicabili driver delle nostre scelte, delle nostre azioni e dei nostri comportamenti. Sono le passioni, gli interessi e, persino, gli ideali, i valori che ci guidano nelle relazioni interpersonali, nei progetti per il futuro, con i nostri eredi, ma anche nella conservazione del legame con gli antesignani, con i nostri avi, con il passato dal quale proveniamo e che, come hanno dimostrato i recenti fallimenti di chi ha tentato di rimuoverlo e rinnegarlo, non possiamo cancellare, pena la perdita della nostra identità e l’insorgere di reali patologie individuali e sociali.

Dando ascolto alle nostre manie, alle nostre passioni, invece, abbiamo modo di realizzarci, di essere appagati, di sentirci sicuri, radicati, di esperire una speciale forma di benessere che pervade tutte le nostre dimensioni armonizzandole.

Le manie si inseriscono, dunque, in una prospettiva positiva di Wellthiness in quanto piaceri materializzati e proiettati nella dimensione superiore e, quindi, preziosa fonte di felicità, appagamento profondo e di salvezza.

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