UN SILLOGISMO: GLI ALTRI MUOIONO; MA IO NON SONO UN ALTRO; DUNQUE NON MORIRÒ. (Vladimir Nabokov)

Il sillogismo proposto da Vlaadimir Nabokov, analizzato a mente fredda, appare in tutta la sua assurdità eppure, nella vita concreta, di tutti i giorni, molti se ne dimostrano grandi cultori e convinti adepti.

L’ambito della sua applicazione è estremamente ampio.

A giustificare la sua esistenza intervengono vari fattori di ordine psicologico, relazionale, morale, esistenziale.

Tra le altre concause è estremamente pericoloso il set che spazia dal narcisismo all’egocentrismo, non di rado associate al così detto ‘delirio di onnipotenza’.

Si tratta di una pericolosa situazione molto pericolosa che ci induce proprio a ritenere che i pericoli e le disgrazie capitino esclusivamente agli altri, a chi ci circonda, mentre noi ne dovremmo essere, magicamente o misteriosamente, immuni.

Alla radice, si tratta di un meccanismo positivo di difesa/auto-difesa che ci consente di evitare di cadere nel baratro dell’ipocondria (stato diametralmente opposto nel quale crediamo di avere ogni tipo di malattia).

Quando, però, diventa patologico e parossistico, come ampiamente dimostrato nel libro “Le sfaccettature del Wellthiness“, si trasforma in un vero e proprio delirio di onnipotenza che ci induce ad assumere il sillogismo iniziale come una verità e, quindi, a non volere/potere riconoscere le situazioni che potrebbero minacciare la nostra incolumità.

Si spiegano così una serie di concause che contribuiscono ad indurre molti a continuare a fumare nonostante le insistenti campagne di monito nei confronti degli effetti letali di tale abitudine. Altri casi analoghi vanno dall’avere rapporti sessuali non protetti a seguire una dieta alimentare poco salutare.

Il comune denominatore di ciascuna delle situazioni menzionate è il fatto che conoscere il bene non implica necessariamente perseguirlo (VIDEO MELIORA PROBOQUE SED DETERIORA SEQUOR), un principio che intrecciato con il NOLI ME TANGERE (non mi tocca), è spesso all’opera nelle nostre scelte quotidiane.

Non di rado, esso viaggia accanto o in parallelo ad un altro meccanismo parimenti pericoloso, riscontrato, con una maggiore ricorrenza soprattutto nelle fasce di popolazione più giovane: il piacere della trasgressione, della sfida, in particolare nei confronti dell’auctoritas, del mondo adulto, dei genitori che sfocia, spesso in un perverso desiderio del rischio, dell’emotion seeking, dello sfidare i propri limiti, dello spingere le circostanze ad un livello tanto estremo dal giungere a guardare in faccia la morte.

Così, il piacere del pericolo miscelato con l’auto-convinzione di essere immuni ad ogni tipo di minaccia, è il fertile terreno nel quale affondano le radici molti fenomeni che colpiscono duramente le giovani generazioni.

Nel loro novero rientrano dalle stragi del sabato sera alla roulette russa, dalle gare con le auto all’assunzione di sostanze stupefacenti, dall’avere rapporti sessuali occasionali o seguire comportamenti che li espongono alla possibilità di contagio dell’AIDS al binge drinking anche nella sua emergente forma della drunkorexia.

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