CIÒ CHE SFUGGE ALLA LOGICA È QUANTO VI È DI PIÙ PREZIOSO IN NOI STESSI (André Gide)

L’aforisma di André Gide coglie nel cuore la differenza tra la società moderna/postmoderna e la società multisenibile dell’Indivisus Olisticus.

Nell’era Moderna tutto era rigorosamente razionale, logico, scientifico, matematico.

La presunzione della logica e dei suoi cultori era di riuscire ad imbrigliare il mondo e la vita, la fantasia e le emozioni, di ridurle in formule matematiche da poter disporre ed utilizzare a piacimento.

L’errore più grave commesso dalla logica era la sua presunzione, la sua supponenza, la fede in se stessa che l’ha resa sterile, auto-centrica descrivendo il mondo pulsante di vita e fremente di emozioni con un’improbabile freddezza sino a rischiare di ucciderlo.

Nell’epoca Postmoderna, il dominio della logica è stato completamente scardinato, contestato, dileggiato, denigrato.

Da amata sovrana la signora della razionalità diviene disprezzata sguattera, mentre si levavano inni ed odi alla contraddittorietà, alla non logicità.

Ma era il regno della negazione, del non essere che, in quanto tale, non può esistere senza il suo opposto o, in altri termini, è soltanto un mero esercizio linguistico perché la nostra psiche non è settata per la negazione così, quando pensiamo al non essere, o qualsiasi altra negazione, il nostro inconscio percepisce un’affermazione.

L’esempio classico insegnato dalla comunicazione è quando al telefono diciamo non ti voglio rubare molto tempo: a parte l’infelice scelta del termine “rubare”, che può creare un’associazione di idee negativa tra noi ed un ladro, come insegnano molti studi di comunicazione non verbale,  il nostro interlocutore, inconsciamente, percepisce “ti voglio rubare”.

Nell’Era in stato nascente sia la logica sia l’non-logicità vengono messe in mora dal principio dell’unità-nella-molteplicità. 

Esso mette in luce inedite forme di pensiero nelle quali si fondono le funzioni razionali del lobo sinistro del cervello con le intuitive, emozionali, creative,… del lobo destro.

Si inaugura così  la democrazia della a-(na)-logicità, capace di cogliere proprio quanto sfuggiva alla logica, quanto c’è di più prezioso in noi stessi, regalandoci un inedito benessere olistico.

Inoltre, la nuova prospettiva ci evita di cadere nella spirale della morte del nichilismo postmoderno.

Non è, dunque, la semplice negazione della logica che, anzi, deve essere perseguita in modo sistematico, ma il suo superamento.

Uno dei gravi errori dei postmoderni è stato proprio l’incapacità di vedere al di là della logica senza distruggerla. La scolastica e la logica medievale, restano il DNA del pensiero umano, ma non più come despoti tirannici, in quanto intrecciate ed imbibite di altre dimensioni più creative, più intuitive, più sfuggenti. Le stesse che racchiudono il misterioso e prezioso segreto che ciascuno di noi cela nella sua più profonda e recondita intimità.

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