Trasformare il dolore nel colore blu?

Un gruppo di scienziati australiani ha compiuto una scoperta quantomeno sconcertane che si inserisce nell’affascinante campo della sinestesia e delle sue possibili applicazioni per alleviare la sofferenza.
 
Nel loro studio i riceratori hanno rilevato l’esistenza di un particolare gene che ha un ruolo decisivo nella trasformazione degli stimoli del dolore nel cervello.
La ricerca prospetta la possibilità di mettere a punto un nuovo tipo di trattamento che dovrebbe attenuare il dolore deviandone i sengali percettivi inviati al cervello e convertendo la sofferenza dei malati in un’esperienza di tipo cromatico, auditivo o, persino, olfattivo.
“Quindi, per la precisione, noi non sopprimiamo il dolore ma lo deviamo in altre sensazioni”, ha chiarito Greg Neely del Sydney Garvan Institute of Medical Research.
“I segnali del dolore, una volta arrivati al cervello, dovrebbero venire riconvertiti così da non dirigersi più verso i centri del dolore. Sarebbero, invece,  guidati verso le aree destinate all’elaborazione delle percezioni provenienti dalla vista,  l’udito o l’olfatto.”
“In una situazione di dolore cronico, per una persona in ospedale, dove la morfina ha smesso di funzionare, potremmo deviare il suo dolore verso una diversa percezione che non sia poi così spiacevole”, ha sottolineato  Nelly.
Ulteriori studi eseguiti sulle cavie hanno mostrato che lo stesso gene, se mutato, può deviare alcuni messaggi di dolore in altre parti del cervello delegate ad altri sensi.
I risultati dello studio hanno consentito di iniziare a guardare, in chiave genetica, al fenomeno della sinestesia, ossia l’incrociarsi ed il contaminarsi di vari sensi, dove i colori possono essere esperiti come suoni o parole scritte, o sapori e odori come forme”.
Neely sostiene che la loro ricerca fornisce anche qualche spiegazione sul perchè  alcune persone sono meno inclini a percepire la sensazione di dolore e dà adito ad iniziare a lavorare per inventare un nuovo farmaco che abbia gli stessi effetti.
“Il dolore è, dopo tutto, un processo percettivo.”
“Che cosa vuol dire e chi l’ha detto che non si possa tradurre l’esperienza del dolore nel colore blu o in un suono musicale?” ha concluso Nelly commentando i risultati del loro lavoro pubblicati sulla rivista Cell.
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Una Risposta to “Trasformare il dolore nel colore blu?”

  1. […] è soggetto il giovane, che lo porta a confondere i sensi, è la sinestesia, della quale abbiamo già diverse volte parlato […]

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