Come l’obesità può rafforzare l’olfatto

Le persone in sovrappeso hanno una capacità nettamente superiore rispetto alle altre di sentire l’odore del cibo.
A compiere la scoperta sono stati i ricercatori dell’Università di Portsmouth convinti che un simile risultato possa spiegare perché sia così tanto difficile per alcune persone a rimanere in linea.
Da tempo, gli esperti sanno che la parte del cervello destinata ad elaborare le informazioni sull’odore è anche in stretto collegamento con i centri dedicati all’alimentazione.
Ammesso che un eccesso di cibo e troppo poco esercizio siano, in gran parte, riprovevoli fattori che minano il mantenimento della salute, gli scienziati hanno voluto anche cercare le cause recondite alla base dell’attuale, dilagante epidemia di obesità.
Per riuscire in un simile intento Stafford ed il suo team hanno provato a verificare l’ipotesi che, tra gli altri fattori corresponsabili dell’emergenza sovrappeso possa esserci una qualche distorsione nel senso dell’olfatto.
L’equipe di Stafford ha chiesto a 64 volontari di partecipare ad una serie di esperimenti volti a testarne le facoltà olfattive.
L’esito dello studio ha messo in luce che, di contro a quanto si suole pensare, non è la fame ad “aguzzare” l’olfatto: dopo mangiato, le persone mostrano un certo incremento nella capacità di percepire l’odore dei cibi.
Stafford sospetta che un simile fenomeno possa essere un tipo di difesa messa a punto dal corpo che, una volta alimentato a sufficienza, può così identificare e respingere gli alimenti non più necessari e mantenere il giusto equilibrio energetico fermando chi tende a mangiare troppo.
Il team di Stafford, ha, dunque, soperto che chi è in sovrappeso -ossia chi ha un  indice di massa corporea o BMI superiore alla norma – ha un senso dell’olfatto molto accentuato verso i prodotti alimentari rispetto a chi è magro, in particolare dopo aver mangiato un pasto completo.
“Si potrebbe ipotizzare che il forte senso dell’olfatto per gli odori legati all’alimentazione possa effettivamente svolgere un ruolo più attivo nell’assunzione del cibo per quelli con una propensione ad aumentare di peso”, ha affermato Stafford.
“Speriamo che questa scoperta stimoli ulteriori ricerche in questo campo per aiutare chi lotta con il suo peso e chi si occupa delle persone con problemi di peso,” ha concluso commentando il suo lavoro pubblicato sulla rivista Chemical Senses.
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