La bellezza fisica è un’ossessione per la nostra società?

L’era che ci stiamo lasciando alle spalle ci ha insegnato a giudicare le persone dal loro apstto fisico: è un mantra che molti ripetono ed applicano nonostante si siano, contemporaneamente, anche sviluppati forti trend all’informalità espressi, nelle mode, dall’abbigliamento casual.
 
Pare, dunque, che il metro di valutazione si basi sul quanto uno è esteriormente bello.
Di qui varie, significative, patologie e fenomeni sociali che spaziano dal boom della chirurgia estetica alla dilagante anoressia, dallo sterminato numero di prodotti per la bellezza al successo delle beauty farm e dei centri wellness. 
Invero, non c’è nulla di moralmente sbagliato nell’esprimere un parere in base a come una persona si presenta, in quanto è una reazione naturale, un meccanismo spontaneo che è impossibile da ignorare: siamo tutti “programmati” per vagliare, ordinare, incasellare e mettere da parte le informazoini raccolte sulla realtà esterna e, specialmente sugli altri, in base a ciò che è più evidente, ossia le caratteristiche più palesi che, in una persona sono la fisionomia e la fisicità.
Il risutlato è che molti, oggi, ambiscono ad assomigliare o ad avere una bellezza pari ad un David Beckham o ad una Cheryl Cole.
La domanda è: a che punto sono cambiate le nostre nozioni di brutto? Oggi è brutto chi è semplicemente normale, ossia chi è, solo, non bello?
“C’è un consenso comune su ciò che costituisce la bellezza e questo consiste nell’avere certe proporzioni ed un viso con una certa forma certa funzione e le proprietà del viso che possono essere misurate,” a dichiarato Chris Salomone dell’Università di Kent.
Niente di nuovo sotto il sole, dunque, se si pensa che già il celeberrimo greco antico Policleto aveva addirittura creato un codice per definire le proporzioni ideali che avrebbe dovuto avere una persona per essere considerata bella.
Uno studio svolto sulla bruttezza mostra i cambiamenti degli atteggiamenti culturali nei confronti di ciò che riteniamo tattraente o meno.
Invero, pare che le idee di bruttezza siano molto più elastiche e fluide rispetto agli scematismi ed i concetti classici di bellezza.
“Anche se c’è un consenso comune condiviso sulla bellezza, questo non si traduce direttamente in attrazione. Un volto perfetto o meno bello può spesso essere considerato più attraente di una bellezza ‘irraggiungibile’ ideale. Detto in altri termini, ‘la bellezza, è negli occhi di chi guarda ‘”, ha aggiunto Salomone.
E, mentre rimaniamo, in generale, un po’ lontani dagli ideali di bellezza che ci propongono le riviste, le modelle, le veline e le campagne pubblicitarie, e riconosciamo di non poterli raggiungere, molti si danno ad interventi di chirurgia estetica per avvicinarvisi il più possibile.
“Non ho mai, mai voluto cambiare l’aspetto di qualcuno. Voglio migliorare quello che la gente ha già di suo. La gente viene da me con le proprie aspettative di che cosa è brutto e bello, e vogliono trovare un modo per assomigliare di più a quanto credono bello”, commenta il chirurgo estetico Robert Viel.
In un certo senso, oggi,  il potere di essere sia bello o brutto è nelle mani di ciascuno di noi, piuttosto che negli occhi degli altri.
“Possiamo certamente migliorare le nostre potenzialità di bellezza molto di più di cento anni fa, così credo che oggi ci sia molta meno bruttezza che nel passato”, ha concluso Salomone.
Se, dunque, è vero che la bellezza può essere una componente del Wellhtiness, che molti la idealizzano e si sottopongono ad interventi chirurgici, acquistano creme, si tatuano e mettono il piercing, si sottopongono a diete e si vestono in un certo modo, non c’è nulla di male: è una naturale conseguenza dei nostri meccanismi conoscitivi, è un’espressione del forte trend alla riscoperta e riappropriazione della nostra corporeità.
La preoccupazione sorge quando la bruttezza viene patologizzata, quando la bellezza diventa un’ossessione che non ci lascia più vivere o, addirittura, che ci porta a morire.
E se, oggi, è vero più che mai che la “bellezza è negli occhi di chi guarda”, nella prospettiva olistica del Wellhtiness, si spiega anche perchè sempre più persone stanno ritornando alla ricerca dell’autenticità e non disdegnano più di mostrare una ruga, di non avere una sesta taglia di reggiseno o le labbra come canotti: il trend alla semplicità, alla genuinità, sono all’orizzonte e stanno iniziando a ri-avanzare anche nel modo di giudicare l’altro e noi stessi.
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