Perchè certe musiche ci “prendono” così tanto?

Quando ascoltiamo certe musiche, certe canzoni durante una performance possiamo compiere un’intensa esperienza emotiva che ci segna nel profondo: eppure lo stesso brano ascoltato dal cd non ha lo stesso effetto. Perchè? E perchè solo certe musiche o canzoni riescono a commuoverci, eccitarci, calmarci ed altre no?  Si tratta solo dei ricordi che evocano in noi o c’è qualcosa di diverso, di più?

Ora abbiamo le prove scientifiche del perchè, assistendo ad alcuni concerti musicali, abbiamo particolari risposte emotive.

Lo studio che lo ha chiarito, pubblicato sul numero del 16 dicembre di PLoS One, è stato condotto presso il Center for Complex Systems and Brain Sciences (CCSBS) nel College of Science  FAU Charles E. Schmidt, in collaborazione con l’Università RM di Boca Raton, nell’impianto situato in Florida Atlantic Research Park, che offre una gamma completa di servizi di diagnostica per immagini.

Edward Large ed Heather Chapin sostengono che il loro lavoro è riuscito ad identificare, per la prima volta, l’azione e gli effetti degli spettacoli musicali sui centri emotivi del cervello, e sono convnti che la loro tecnica porterà a nuovi approcci e modi di studiare le risposte umane alla musica e ad altri stimoli emotivi.

I ricercatori hanno, dapprima, registrato l’esibizione di un musicista esperto di Frederic Chopin eseguito con un pianoforte computerizzato (performance espressiva. Poi hanno  sintetizzato lo stesso brano servendosi di un computer che ha tolto tutte le nuances umane dell’esecuzione (performance “meccanica”).

Così, hanno ottenuto due versioni con gli stessi elementi musicali – melodia, armonia, ritmo, tempo e volume medio – ed entrambe le esecuzioni sono state registrate sul medesimo pianoforte.

Di contro alla performance meccanica, l’espressiva includeva variazioni dinamiche in quanto a tempo e volume, ossia i tipici aspetti che pianisti utilizzano per evocare risposte emotive nel pubblico.

Per la ricerca, sono stati invitati nello studio un gruppo di persone con una particolare sensibilità musicale ed uno, di controllo, formato da gente comune.

I due gruppi sono stati sottoposti ad una serie di esami congiunti con analisi del comportamento ed un tipo particolare di risonanza magnetica capace di misurare la variazione del flusso del sangue in funzione delle attività neurali nel cervello, mentre i partecipanti ascoltavano le due versioni della musica di Chopin.

Lo studio si è articolato in tre fasi successive.

In primo luogo, i partecipanti sono stati invitati a spiegare le loro risposte emotive, in tempo reale, utilizzando un apposito software.

Dopo aver fornito le loro valutazioni emotive, sono stati collegati ai macchinari per la risonanza magnetica ed istruiti a rimanere immobili e con gli occhi chiusi ad ascoltare le due versioni.

Nel terzo momento, subito dopo la risonanza magnetica funzionale, i partecipanti hanno dato un voto al tipo di esperienza emotiva compiuta.

“Abbiamo volutamente utilizzato queste tre fasi nel nostro studio per verificare la coerenza delle emozioni dichiarate dai partecipanti nello studio del comportamento con i risultati della risonanza magnetica funzionale”, ha detto Large.

La risonanza è servita per esaminare quali aree del cervello si accendevano in risposta alla musica.

In seguito l’analisi delle attività cerebrali è stata confrontata con le risposte alle performance espressive, alle prestazioni meccaniche. E le risposte degli ascoltatori esperti con quelle della gente comune.

Gli scienziati hanno anche esaminato e comparatoo i cambiamenti di ritmo nella performance per verificare come variavano  le attivazioni cerebrali degli ascoltatori in tempo reale.

Lo studio ha, dunque, confermato l’ipotesi che ad evocare emozioni è il tocco umano di un’esecuzione espressiv.

Inoltre, gli esperti hanno dimostrato di avere una maggiore attività nei centri e nelle aree cerebrali adibite all’emozione ed alla ricompensa.

“I nostri ascoltatori esperti non erano musicisti professionisti, ma avevano varie esperienze nel campo della musica, come cantare in un coro o suonare in una band”, ha precisato Large.

“I dati della risonanza suggeriscono che gli ascoltatori esperti traggono una maggiore carica emotiva dalla musica, anche se non possiamo capire, da questi risultati, se l’incremento dell’attivazione neurale dipenda dalle loro conoscenze di musica o se questi individui cercano le esperienze musicali perché possono trarne un maggiore piacere”.

Ancora più interessante, è che l’attività neurale segue le varie nuance dell’esecuzione in tempo reale ed è focalizata nelle aree del cervello che si pensa siano responsabili della capacità di seguire il ritmo della musica e nel sistema dei neuroni-specchio.
Il sistema umano dei neuroni specchio pare abbia un ruolo fondamentale nella comprensione e nell’imitazione delle azioni altrui.

Tale sistema è “acceso” quando qualcuno osserva un un’altra persona compiere un’azione che potrebbe imitare.

“Questo fatto era stato precedentemente teorizzato dicendo che il sistema dei neuroni specchio fornisce un meccanismo attraverso il quale chi ascolta la musica si lascia emozionare ed, anzi, prova le stesse emozioni dell’artista che la esegue. Ciò rende la comunicazione musicale una forma di empatia”, ha specificato Large “Ed i nostri risultati tendono a confermare proprio questa ipotesi.”

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