La fine e l’inizio di un anno, di un’era, di un modo di vivere e di pensare : cosmo vs caos?

L’anno sta volgendo al termine. Per alcuni è trascorso troppo in fretta, per altri troppo lentamente.

Voledo  imparare dalle esperienze compiute traendone i debiti insegnamenti, evitando di ripetere gli errori del passato, iniziamo a pensare di impegnarci in nuove attività.

I buoni propositi all’inizio dell’anno nascondono uno

 specifico senso di desiderio di rinnovamento, miglioramento, di dare una svolta alla nostra vita, così ci ripromettiamo di seguire una nuova dieta più sana, di compiere più esercizio fisico, di dedicarci al volontariato per un ente di beneficenza o di aprire un nuovo blog (proprio come è capitato con la nostra Community del Wellthiness). 

È un modo per sottolineare le nostre aspettative, per rendere l’anno che inizia una fase nuova della nostra vita, per renderlo davvero l’anno nuovo, per distinguerlo e separarlo dall’anno appena finito, per renderlo migliore ed inserirlo in un percorso positivo che ci spinge a migliorare sempre più. 

Siamo molto impegnate che, secondo alcuni scienziati, cercano di  annullare andamento della Natura apparentemente proteso verso la rovina e la distruzione. 

Pertanto ci sforziamo per cercare di mettere ordine, di creare una qualche forma di controllo sulla turbolenza, sulla complessità attorno a noi: è il cosmo vs il caos. 

Albert Einstein era convinto che tra le molte teorie elaborate dalla  fisica, l’unica sulla quale si poteva scommettere che non sarebbe potuta cambiare era la termodinamica, ossia lo studio del calore e del correlato disordine. 

Così, a sua detta, mentre le ipotesi e le formule sulla gravità, sulla meccanica quantistica, sull’elettromagnetismo potrebbero cambiare, le tre leggi della termodinamica (1. l’energia si conserva, 2. in un sistema isolato -che non scambiare energia con il mondo esterno- il disordine, ossia  l’entropia, cresce; 3.non è possibile raffreddare un sistema sotto “zero assoluto”) sono destinate a rimanere perchè non si può togliere calore da qualcosa che non ne ha rilasciato. 

Qualcuno potrebbe obiettare che la Natura ha la tendenza a disfare, a distruggere, come vediamo continuamente attorno a noi nei fiori, negli tsunami, nei terremoti e negli arcobaleni ed, ovviamente, anche in noi stessi. 

La risposta plausibile degli scienziati è che non siamo un sistema chiuso: noi, gli animali, le piante, la terra scambiamo energia, continuamente, gli uni con gli altri e, soprattutto, con il sole. 

Siamo creature solari che, per potere esistere e sussistere, dipendiamo completamente dal Sole. 

In effetti, come sottolineano gli scienziati, l’equilibrio è precario: se il Sole dovesse comportarsi un po’ male, finiremmo tutti arrostiti. 

Ma nulla di tutto ciò accade oggi. 

Molti dei fenomeni che vediamo intorno a noi, dagli uragani agli tsunami, possono essere letti tutti come meccanismi per aumentare il disordine, per dissipare l’energia luminosa proveniente dal Sole tramite l’esalazione della Terra di radiazione infrarossa. 

La seconda legge della termodinamica lo dice in modo velato: le strutture che esistono ora sono dossi sulla strada verso l’inesorabile fine con il trionfo del disordine. 

Un simile approccio è la causa del pessimismo, del catastrofismo, degli atteggiamenti nichilistici e dell’infelicità che hanno intriso il XIX secolo ed, in parte, contaminano ancora la mentalità odierna. 

Gli scienziati, oltre che la nuova generazione di uomini, stanno iniziando a rendersi conto che è giunto il momento di cambiare prospettiva, di spostare la nostra attenzione. 

E tale può essere uno degli impegni che mettiamo nel nostro carnet per l’anno nuovo. 

Dobbiamo smettere di essere ossessionati più da quanto accadrà alla “fine” perché così rischiamo di perdere ciò che accade ora. L’importante è di riuscire a tenere conto sia dell’inizio sia della fine, per dare una dimensione temporale, una proiezione dinamica alla realtà, ma concentrandoci su ciò che accade nel mezzo. 

Noi e tutti gli altri esseri viventi, come gli uragani e gli arcobaleni, sono sussulti di ordine che giustificano e rendono tutto utile  e dotato di un senso. 

La meraviglia del mondo e della vita è nella ricchezza di forme che emergono e si dirigono verso il disordine. 

Osservando la realtà da una prospettiva uni-dimensionale tendiamo ad averne una visione molto distorta e non corretta. 

In altri termini, è un po’ la critica rivolta  alla scienza da John Keats nella poesia Lamia: la ragione “disfa l’arcobaleno” perché se ne serve per interpretare la realtà eliminando la bellezza della natura. 

L’errore è di ricorrere solo alla ragione: ci sono molti modi diversi per guardare un arcobaleno e tutti servono a fini differenti ed hanno significati utili. 

Così, il semplice arcobaleno, dovrebbe essere esaminato ed osservato da tante prospettive, per potere rivelare la sua meravigliosa bellezza. Solo analizzando le molteplici sfaccettature della realtà possiamo ritornare a stupirci al suo cospetto ed amarla. 

La scienza e gli scienziati, così come ciascuno di noi, non sono monodimensionali: non guardano la natura soltanto dalla luce della ragione. Cercare le spiegazioni di quanto c’è dietro ai fenomeni naturali è, come ha detto, prima Aristotele e, poi,  Einstein, simile ad un atto di devozione. 

Per capire la funzione di un fiore o di un arcobaleno all’interno di un più ampio panorama naturale non è possibile trascurare la loro bellezza. E la loro bellezza rimanda al mistero delle loro origini, al fascino della natura, al loro creatore, al punto nel quale la scienza deve deporre le armi, deve arrestarsi per lasciare spazio alla fede. La scienza non è dunque in antitesi alla fede, nè è, a sua volta una fede alternativa, laica, come si è creduto dal Positivismo in poi. 

Nella nuova prospettiva la scienza ha in sè un aspetto religioso nel senso etimologico del termine perché la parola “religione” deriva dal latino “religare”, ricollegare.  

Ma riconnettersi con che cosa? Le risposte sono diverse a seconda delle  religioni. Quando cerchiamo le  leggi che descrivono la natura e le sue creazioni, tentiamo di riconnetterci alle  nostre origini cosmiche. Cerchiamo il nostro modo per “religare” noi stessi, il nostro piccolo mondo circostante, il microcosmo, ed il Mondo, il macrocosmo, al senso più profondo e vero della nostra esistenza, al senso che ci rende un In-divisus, una creatura unica ed irripetibile, che ci rende un Tutto.  

E se la vita è una lotta contro un destino ineludibile di crescita, contro l’inesorabile decadimento entropico e materiale e con lo spirito rivolto altrove, forse, proprio per ciò è ancora più affascinante e bella.  

Buon anno!

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2 Risposte a “La fine e l’inizio di un anno, di un’era, di un modo di vivere e di pensare : cosmo vs caos?”

  1. [...] dispiace,  ma, eventualmente, al limite, trovo molto più di Wellthiness, del Nuovo Mondo e della  Nuova Era, dei nuovi valori e della Coscienza Collettiva,  in un Nolle, opportunamente [...]

  2. [...] se è vero che tra i grandi capisaldi etico-morali dell’epoca appena germogliata, appena inaugurata, c’è il wellthiness, altrettanto centrale è il posto occupato dalla [...]

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