Capodanno nel mondo: l’empatia vince l’Apocalisse di neve

Il positivo e propositivo spirito che anima ogni inizio dell’anno è riuscito a mettere in scacco le condizioni climatiche estreme- che piacciono tanto ai catastrofisti postmoderni- con le quali si sono dovuti confrontare un po’ tutti i paesi del mondo negli ultimi periodi.
Così il Wellthiness, la felicità, la gioia, la speranza, il desiderio di cambiamento e di miglioramento, in una parola, l’ottimismo, in un tripudio di festeggiamenti, fuochi d’artificio o in gesti di vera solidarietà, filantropia, empatia ha trionfato sul catastrofismo, nell’accogliere il 2011.
Proviamo a seguire il giro del Capodanno vedendo insieme ciò che è accaduto… 
La piccola nazione del Pacifico di Kiribati è stato il primo paese ad accogliere il 2011. La comunità, profondamente religiosa, di circa 6000 anime ha festeggiato l’occasione con una serie di cerimonie religiose nelle varie chiese.

Sul litorale di Sydeny, si sono accalcate circa 1,5 milioni di persone per assistere al meraviglioso spettacolo pirotecnico sul suggestivo Harbour Bridge, mentre, nella parte più settentrionale dell’Australia centinaia di migliaia di uomini e donne erano alle prese con le devastanti inondazioni che hanno lasciato vaste aree di terra sotto l’acqua.

I festaioli, muniti di coperte e di attrezzature da campeggio, hanno iniziato a scendere verso il porto più di 12 ore prima dei fuochi d’artificio, mentre già impazzavano le danze a Bondi Beach.
Con una temperatura estrema di 43 gradi C Adelaide era a grande rischio di incendi mentre mentre i temporali hanno minacciato di annullare la celebrazione ufficiale pirotecnici di Melbourne.
In Nuova Zelanda, che ha registrato una lieve ondata di caldo per tutto il periodo festivo, gli spettacolari fuochi d’artificio ad Auckland sono stati inseriti in una festa a tema intitolata “Hot in the City”.
Più a sud, a Christchurch, colpita da un potente terremoto nel mese di settembre, i funzionari hanno approvato solo festeggiamenti, dopo molti indugi e modifiche del programma che hanno portato, tra l’altro, alla rimozione del Crocifisso della cattedrale della Città, dando un chiaro segnale che l’appello di Papa Benedetto alla preghiera per i Cristiani perseguitati nel mondo non si riferisca solo alla Cina o ai vari attentati della recente cronaca, non da ultimo il fatto di Alessandria.
In Asia, nel porto di Hong Kong, circa 400.000 persone hanno ammirato uno strabiliante spettacolo di  fuochi d’artificio e laser, mentre milioni di giapponesi hanno visitato i santuari Shintoisti per “purificare” i loro peccati.
Benchè il nuovo anno lunare sia un evento molto più grande e sentito in Cina, migliaia di persone hanno sfidato il freddo di Pechino per non mancare al conto alla rovescia in un centro commerciale di lusso, a testimoniare i profondi cambiamenti che sanno avvenendo nel Continente Giallo.
Intanto, più vicino alla tradizione ed alla poesia orientale, circa 7.000 hanno preso parte ad una festa a base di aquiloni nel centro di Shanghai.
Migliaia di persone si sono ammassate sul lago Hoan Kiem di Hanoi per la mezzanotte, mentre il “Bangkok Countdown”, il fulcro delle celebrazioni in Thailandia è stato, non senza una forte carica metaforica, lo sfavillante centro commerciale, teatro delle grandi proteste anti-governative dello scorso anno.
I festeggiamenti nella capitale economica e del divertimento indiana,  Mumbai, teatro del feroce attacco terroristico del 2008 nel quale sono morte 166 persone, si sono protratti per tutta la notte, malgrado la minaccia di un possibile sciopero, per Capodanno, dei servizi di sicurezza.
In Europa, le folle si sono assiepate attorno ai grandi simboli urbani, malgrado il grande freddo che ha paralizzato i maggior aeroporti impedendo il rifornimento degli aerei e che ha lasciato migliaia di cittadini senza acqua e corrente elettrica.
Così, a Londra, 250.000 persone hanno invaso le rive del Tamigi per sentire la suoneria Big Ben scoccare l’ultima mezzanotte del 2010, la colonna sonora tradizionale del capodanno britannico.
Milioni di altri europei si sono trovati davanti ai grandi simboli urbani come il Duomo di Milano, il Colosseo di Roma e la Porta di Brandeburgo a Berlino, gli Champs Elysées di Parigi e la Puerta del Sol di Madrid.
E, proprio a Belino, gli organizzatori sono stati costretti a cancellare la spettacolare battaglia a palle di neve che avevano organizzato per il Primo dell’Anno, alla quale si erano iscritti in più di 8.000.
Concludendo il nostro giro del mondo, mentre nel corso della settimana, molti newyorkesi hanno scritto i brutti ricordi del 2010 su dei bigliettini da tagliare e gettare come coriandoli a  Times Square per il “Good Riddance Day”. A consentire che il famoso conto alla rovesca si tenesse regolarmente anche per il 2010-2011, sono stati decine e decine di volontari che hanno spalato gli 80 centimetri di neve caduti, gli scorsi giorni, sulla Città e le zone circostanti, che i catastrofisti hanno, immediatamente, colto l’occasione per etichettare come  “Snowpocalypse” (Apocalisse di neve).
Il primo insegnamento che possiamo trarre dall’anno nuovo è dunque, che, malgrado i disastri climatici (più o meno indotti dall’uomo), il desiderio di cambiamento, di rivincita, di un mondo migliore è nel nostro DNA ed il segreto per ottenere un simile risultato è nella nostra volontà e capacità di mettere a frutto la nostra empatia, la nostra solidarietà, lavorando tutti insieme per un futuro più roseo ossia, per citare il ritornello di una bella canzone scritta da Mr Brown in favore di bambini di Haiti, “we can make a better word, all togheter“.
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