Per una malattia genetica sarà mamma o sorella dei suoi figli?

La bioetica, negli ultimi giorni, è alle prese con un caso molto delicato che non può lasciare indifferenti anche noi della community del Wellthiness: in futuro, una donna inglese potrebbe essere madre di sua sorella o suo fratello. 
Mackenzie Stephens è nata con la sindrome di Turner, un difetto genetico che determina l’assenza di ovaie.
I medici ha avvertito la madre, Penny Jarvis, che sua figlia non potrà, a sua volta, procreare. 
Così, Jarvis, madre di altri quattro figli oltre Mackenzie, ha compiuto una serie di ricerche ed ha scoperto che c’è un modo per aiutare la piccina.
La soluzione è di congelare i propri ovuli così che, una volta cresciuta, Mackenzie potrà servirsene tramite fecondazione in vitro.
Ma allora, sorge una questione: gli eventuali figli di Mackenzie sarebbero suoi figli o suoi fratelli?
Louisa Ghevaert, un’esperta di legge prevede di famiglia, sostiene che “Mackenzie sarebbe, legalmente, la madre del bambino che dà alla luce, a prescindere dalla biologia”
Eppure, non possiamo trascurare che ci sono diversi aspetti etici da prendere in considerazione.
Josephine Quintavalle, di Reproductive Ethics, commenta: “Si deve pensare alle conseguenze per qualsiasi ipotetico figlio nato da tale donazione inter-generazionale. La complessità di queste relazioni sono spesso impossibili da districare”
Oltre ai problemi psicologici che potrebbero derivare in futuro, c’è il fatto concreto che la sindrome può essere trasmessa alle generazioni future.
La Sindrome di Turner è un’anomalia cromosomica che colpisce una ragazza su 2.000. Inoltre, causa vari problemi fisici e mentali.
Mackenzie, che ora ha due anni, è già seguita da uno psicologo per i suoi gravi sbalzi di umore ed ha bisogno di prendere, ogni giorno, un ormone della crescita.
A tutto ciò si aggiungono dei problemi fisici tra i quali una parziale sordità che la costringe a comunicare servendosi del linguaggio dei segni.
Ciononostante, sua madre, Penny ha un solo obiettivo: “Mackenzie non deve perdere la possibilità di diventare madre, un giorno. E se le sue sorelle non le daranno i loro ovuli, quelli che le ho donato io, saranno sempre  lì”, sottolinea Jarvis.
Con il sostegno della sua famiglia, degli amici e dei social network, Penny Jarvis afferma semplicemente: “Potremmo vedere questa situazione in un’ottica del tipo: Mackenzie darà alla luce suo fratello o sua sorella, ma io non voglio vederla in modo diverso. Il figlio o la figlia di Mackenzie sarà suo figlio o sua figlia, e non saranno figli miei. Perchè voi non cercate di fare tutto quello che potete e non cercate di dare il meglio ai vostri figli?  Ecco io faccio lo stesso”.
Indubbiamente l’amore della donna nei confronti della figlia malata è molto forte ed infinito.
Da apprezzare è anche il fatto, di grandissima attualità culturale, che non siano stati i medici a darle l’idea di come rendersi utile per la bambina, ma che l’abbia cercato e trovato da sé la soluzione.
Restano, però, in sospeso proprio i risvolti etici del gesto anche se è vero che la donazione è un modo per cercare di garantire  Wellthiness della figlia.

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