Il miracolo della Luce Santa nel Santo Sepolcro: tra mistero e Wellthiness

Si tratta di uno dei misteri più affascinanti e prodigiosi che si ripetono ormai da millenni nell’ambito della Chiesa Ortodossa: è la discesa del Fuoco Santo sulla Tomba a Gerusalemme che ha ospitato per tre giorni il corpo crocefisso di Cristo. Il miracolo avviene, sistematicamente, al Vespro del Sabato di Pasqua ed ha in sè forti richiami per alla componente del Wellthiness relativa alla salvezza.

Per capirne il vero significato, l’intero discorso va contestualizzato.

Entrando nel Santo Sepolcro di Gerusalemme si è invasi e pervasi da una misteriosa energia che avvolge e sconvolge il corpo e l’anima, la mente e lo spirito. È una sensazione difficile da spiegare, da tradurre in parole: un senso di serenità e di tristezza che si trasfonde subito in gioia. Una gioia intima, profonda tanto sublime quanto sconvolgente. Un’emozione per nulla umana. Ebbene, mentre si attende in fila il proprio turno di visita del  Sepolcro, è facile vedere molti ortodossi accendere un fascio di candele per poi spegnerle poco dopo per portarle a casa. È un rituale della luce che, immediatamente, rievoca millenni di storia, centinaia di filosofie e sette religiose, di cerimonie che vanno da Zerdust/ Zoroastro/ Zaratustra alla lotta finale dell’Apocalisse tra Luce e Tenebre, da S. Lucia all’”e luce fu”, dal dio del sole Apollo al miracolo del cieco nato, dall’illuminazione buddista al battesimo, dalla venerazione dei primitivi del dio-fuoco alla festa induista della luce, dai lumi della ragione alla manifestazione veterotestamentaria di Dio sotto forma di luce-fuoco che non consuma…

Nel Santo Sepolcro, più che altrove, la luce è una metafora concreta e tangibile della nostra vita, della nostra fede, del miracolo della resurrezione, di Dio…

Così, il Santo Sepolcro non è semplicemente un luogo ma IL LUOGO e qui, mentre la nostra anima, il nostro corpo, la nostra mente vengono squassate da potentissime emozioni divine, ogni anno, il Grande Sabato, il giorno che precede la Pasqua di Cristo, si verifica il prodigio della Luce Santa.

 

UN PO’ DI STORIA DEL FUOCO SANTO

Le prime testimonianze dell’evento risalgono all’antichità.

A parlarne erano già allo scadere del IV secolo San Gregorio di Nissa) e lo storico della Chiesa Eusebio di Cesarea e nell’VIII secolo, San Giovanni di Damasco.

Solo il Patriarca Greco-Ortodosso ha il privilegio, l’onore e la possibilità di celebrare la cerimonia. Nel corso del tempo varie confessioni hanno tentato di sostituirvisi, ma il miracolo non si è mai realizzato.

Tra gli altri episodi che si ricordano, nel 1549, secondo le cronache storiche, gli Armeni hanno corrotto il sultano Mourat per ottenere il permesso di recarsi nella Chiesa del Santo Sepolcro per presenziare la cerimonia. Con il consenso del sultano sono entrati nel Tempio, ed hanno estromesso gli Ortodossi. Il Patriarca Ortodosso, pieno di tristezza alla vista degli Armeni raccolti nella chiesa, ha pregato fuori dall’entrata, accanto alle colonne della porta. Improvvisamente, la colonna centrale si è squarciata con una profonda fenditura dalla quale è emanata un’intensa luce che, propagandosi lungo la via, ha dato fuoco alle torce del Patriarca.

 La testimonianza del fatto è di un arabo, Huri Fosi, arabo, che, nel 1910 ha scritto: “Invano gli Armeni invocavano Dio, il Fuoco non voleva discendere. All’improvviso s’udì un rimbombo del tuono e dalla colonna di marmo, presso la quale era il patriarca Ortodosso, apparve il Fuoco.” I segni del fuoco, che assomigliava da un fulmine, si possono ancora oggi vedere sulla colonna.

Nel frattempo, l’Emiro di Agarino che dirigeva dal minareto il suo sguardo verso la strada, alla vista di tali eventi ha gridato: “La fede dei Cristiani è grande! Il vero Dio è solo Uno, il Dio dei Cristiani! Credo a Cristo risuscitato dai morti. Mi inginocchio a Lui come mio Dio!” Dopo di ciò si è buttato dal minareto per cercare di raggiungere velocemente il luogo del miracolo. I musulmani lo hanno catturato e decapitato. La sua reliquia è tenuta fino a quest’oggi nel Monastero della Grande Vergine di Gerusalemme

I Cattolici non provano mai a ricevere il Fuoco sulla Tomba e preferiscono non parlarne. Ciononostante, non mancano testimonianze antiche anche dei cattolici, come il monaco Bernardo (secolo IX) o il papa Urbano II (secolo XI).

 

IL DUPLICE MIRACOLO DELLA LUCE SANTA

La mattina del Sabato Santo, prima che avvenga la cerimonia della Luce Santa, il Sepolcro è scrupolosamente ispezionato in ogni suo minimo angolo e poi viene sigillato con una speciale mistura di miele e cera. Il controllo è tanto rigoroso in quanto serve ad escludere categoricamente la presenza di qualche oggetto in grado di produrre, in qualche modo, l’accensione del fuoco. Dopo che la tomba è stata preparata, le autorità vi pongono ulteriori sigilli personali. L’apparente eccesso di rigidità e rigore nella cerimonia dipendono dal fatto che, qualora il miracolo della Luce Santa non si ripetesse, la Chiesa Ortodossa perderebbe il proprio diritto alla celebrazione e vi subentrerebbe la prima tra le confessioni nell’ordine di priorità.

Il controllo del Sepolcro dura dalle 10 alle 11 di mattina. Un’ora nel corso della quale gli arabi ortodossi mettono in scena una serie di rimostranze per ricordare e sostenere i diritti ortodossi.

Il controllo viene puntigliosamente registrato dagli scrupolosissimi rappresentanti della santa vigilanza del Sepolcro, dagli Armeni e dalle altre confessioni.

Di seguito inizia la seconda fase.

La cerimonia della Santa Luce avviene alle ore 12 ed è costituita da tre momenti: il canto della Litania d’Intercessione; l’ingresso del Patriarca di Gerusalemme nel Santo Sepolcro e le invocazioni del Patriarca affinché appaia la Luce Santa. Seguendo la tradizione, a mezzogiorno del Sabato Santo, il Patriarca Greco-Ortodosso accompagnato dal suo seguito e dal Patriarca Armeno entra nel Santo Sepolcro mentre le campane suonano a lutto.

Prima del loro accesso, il custode della Sacrestia del Tempio fa uscire la lampada che arde perennemente e la sua fiamma viene utilizzata per accendere le candele solo con la Luce Santa.

Provenendo dall’interno del Tempio dell’Apostolo Giacomo, il Patriarca entra nel santuario e siede sul suo trono patriarcale.

Quindi i rappresentanti di Armeni, Arabi, Copti e altri, passando dinnanzi al Patriarca, lo salutano baciandogli la mano per assicurarsi il diritto di ricevere la Luce Santa.

Immediatamente dopo, inizia la Litania d’intercessione cantata per tre volte attorno al Sepolcro terminando davanti al suo angusto ingresso. Gli officianti si alzano in piedi e  vengono tolti i sigilli al Sepolcro.

Il Patriarca si spoglia dei paramenti pontificali e rimane solo con la tunica bianca (sticario). Il Governatore di Gerusalemme e l’Ispettore di Polizia lo perquisiscono davanti a tutti per assicurarsi che non abbia nessun oggetto in grado di accendere il fuoco.

Di seguito il Patriarca di Gerusalemme prende un mazzo di 33 sottili candeline spente ed entra nel Ciborio con i dignitari Armeni. Ogni lampada è spenta e non vi è nulla di acceso nel Tempio e nel Sepolcro.

Inizia, così, l’ultima fase della cerimonia.

All’interno del Sepolcro il Patriarca prega inginocchiato chiedendo a Gesù Cristo di trasmettere la sua Luce Santa come dono in grado di santificare le persone.

Nel corso della preghiera tutto si intride di un vibrante silenzio squarciato, all’improvviso, da un forte sibilo accompagnato, quasi simultaneamente, dalla comparsa di lampi blu e bianchi di Luce che invadono il Luogo. L’effetto è simile a milioni di flash fotografici che lampeggiano tutto attorno illuminando le pareti.

Il marmo che ricopre la lastra del Sepolcro Glorioso è costellato di tali scintille simili a perline o gocce luminose.

Il Patriarca raccoglie le gocce di Fuoco con l’ovatta e se ne serve per accende le candele. La folla scoppia in forti acclamazioni mentre lacrime di gioia e di fede vengono versate dai presenti.

Ma il miracolo non è ancora finito.

Mentre il Patriarca esce dal Sepolcro e dona la Luce al popolo tramite le 33 candeline, la Santa Luce non ha le stesse peculiarità del fuoco. Chiunque la può toccare senza venire minimamente scottato. Dopo 33 minuti la fiamma torna ad avere caratteristiche usuali.

Molti pellegrini raccontano di avere tentato a brucarsi barba o capelli, senza esservi riusciti. Alcuni sostengono, persino, che si possa respirare il Fuoco Sacro.

La Luce Santa è, dunque, il prodigioso simbolo della Risurrezione di Cristo. È un miracoloso dono del Cielo che si è sempre ripetuto da secoli, un dono della Luce del mondo che è Cristo.

La scienza non può spiegarlo ed, anzi, non tenta nemmeno di darne una giustificazione teorica.

Ogni anno centinaia di persone osservano la Luce Santa e percepiscono nettamente la presenza di Dio in loro. La Luce Santa è uno dei tanti aspetti della meravigliosa e sublime esperienza intima, spirituale, misteriosa di Wellthiness che possiamo compiere recandoci al Santo Sepolcro, un’esperienza che dovrebbe accendere nell’umanità la speranza di un domani migliore.

Una Risposta to “Il miracolo della Luce Santa nel Santo Sepolcro: tra mistero e Wellthiness”

  1. eugenia Says:

    vorrei sapere se il patriarca greco prega rimanendo solo oppure è presente anche il delegato della chiesa armena? Comunque ho dei dubbi riguardo il miracolo… sebbene sembra convincente…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: