Aspettative da pazienti: i dottori donna più capaci di coinvolgere e di ascoltare

Il nostro coinvolgimento attivo nelle decisioni, nel mettere in atto le cure ed i trattamenti medici, ma anche le nostre aspettative di trovarci davanti dei medici che ci prendano in considerazione, che ci rendano parte attiva è in continua creascita.

Tuttavia l’attesa di essere co-autori della propria salute, di essere informati, di capire quanto ci sta accadendo e, quindi, di scegliere anche come curarci, varia a seconda di chi siamo, di chi è il medico consultato e del tipo di malattia in questione.

Quando il medico di famiglia è una donna, i pazienti si aspettano di essere coinvolti nella gestione del loro problema di salute.

Ed hanno pretese ancora maggiori nei confronti del loro medico di famiglia: vorrebbero che li ascolti, che li tenga informati e che consideri le loro opinioni oltre che li renda partecipi al processo decisionale.

È la conclusione alla quale sono giunti, in un recente studio, pubblicato prossimamente sulla rivista ” Educazione del paziente e Counseling, compiuto da Ana Delgado, Luis Andrés López Fernández e Lorena Saletti Cuesta (Escuela Andaluza de Salud Pública), Juan de Dios Luna del Castillo (Dipartimento di Biostatistica dell’Università di Granada) e Natalia Gil Garrido e Mónica Jiménez (Gran Capitán Health Center a Granada).

L’obiettivo della ricerca era di cercare di capire e di analizzare se i pazienti si aspettano che i loro medici di famiglia prendano in considerazione la loro opinione nel processo decisionale nell’ambito di diversi problemi di salute. Ossia le importanti questioni della partecipazione attiva, della proazione, del coinvolgimento diretto, del consenso informato, spesso, ancora, ridotti a semplice mantra privo di applicazioni concrete.

In parallelo, i ricercatori hanno valutato l’influenza del sesso di appartenenza del paziente e del medico nei confronti di tali aspettative.

I pazienti esaminati nello studio sono stati 360 di un’età compresa tra i 16 ed i 47 anni ed assistiti alla Care Health Gran Capitán a Granada. Il 51% del campione erano donne e il 49% uomini.

I dati hanno rivelato che le attese nei confronti della partecipazione diretta e personale ai processi decisionali variano a seconda della patologia da trattare. In particolare, quando i pazienti soffrono di un dolore toracico, il 32% desidera partecipare attivamente alla scelta della cura e dei trattamenti ai quali sottoporsi. A fronte di un grave problema di salute all’interno della famiglia, la percentuale passa al 49%.

Inoltre, le previsioni delle donne, soprattutto, in presenza di depressione non sono molto alte. Invece i pazienti assistiti da un medico donna si aspettano di partecipare alla gestione problema nel caso di un problema di salute dei propri congiunti o di influenza.

I partecipanti alla ricerca hanno ricevuto un questionario che domandava a loro se si aspettassero che il loro medico di famiglia “li ascoltasse, li tenessei informati e prendesse in considerazione le loro opinioni”.

Poi, mostrava a loro con cinque diverse situazioni: un dolore toracico acuto, un raffreddore con febbre, perdite anormali, depressione e tristezza, ed un serio problema di salute di uno dei famigliari.

Gli intervistati sono, dunque, stati invitati a dire quanto si attendevano di essere coinvolti nella presa di decisioni per ciascuno dei cinque scenari, in sede di consultazione del medico.

Le conclusioni dello studio sono state molto chiare: la maggior parte dei pazienti “vuole essere ascoltata, informata e presa in considerazione come parte attiva del processo di cura e di guarigione dai propri medici di famiglia. Molto meno vuole, invece, prendere delle proprie decisioni, soprattutto quando sta chiedendo una consulenza per problemi di tipo biomedico”.

Pertanto, da un lato i pazienti dimostrano una forte esigenza di sentirsi protagonisti riguardo alla propria salute, ma non vogliono essere abbandonati a se stessi, cercano un dialogo, di potere capire e comprendere quanto sta accadendo a loro. Non stanno tentando di “usurpare” il ruolo dei medici (come molti medici, invece, ritngono).

Ed ancora, il fatto che le aspettative nei confronti della possibilità di essere coinvolti ed ascoltati quando si trovano davanti a medici donne, è un’ulteriore prova di quanto sia importante smettere si considerare la relazione medico-paziente come un rapporto sbilanciato (in termine tecnico, one-up vs one-down). Il modello in sintonia con i nostri tempi prevede, invece, un dialogo, una co-partecipazione, una reale capacità e volontà da parte del medico di ascoltare, di capire, di supportare chi si rivolge a loro.

Ormai è finita l’era del medico-sciamano-guaritore che usa termini incomprensibili per conservare gelosamente i propri segreti, che prescrive rimedi da seguire passivamente, proprio come gli sciamani somministrano misteriosi intrugli nel corso di magici rituali.

Siamo nell’epoca del dialogo, della collaborazione, del desiderio di partecipazione, di informazione, di reciproco aiuto, dell’empatia. Per ciò i medici, oggi, non possono più permettersi oltre di non adeguarsi a tali esigenze ed aspettative.

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