Perchè piangere è ancora ok per le donne e uno stigma per gli uomini

La comunicazione non verbale ed il linguaggio del corpo sono un mezzo molto preciso con il quale comunichiamo agli altri molto più di quanto siamo in grado di esprimere con le parole.

Le espressioni del volto, la gestualità, la postura, il tono della voce, lo sguardo… sono un potentissimo strumento che usiamo e sappiamo decodificare  in modo istintivo, naturale.

Così, è noto che chiunque, indipendentemente, dall’etnia o dalla cultura di appartenenza, è in grado di riconoscere l’emozione di rabbia, tristezza, paura, gioia, stupore, disgusto, sul volto di una persona.

Malgrado si tratti di un linguaggio universale, non è l’unico aspetto ad intervenire quando dobbiamo interpretare i sentimenti e le emozioni degli altri.

Altrettanto fondamentali nel processo di interpretazione del linguaggio non verbale, sono una serie di stereotipi di matrice culturale.

Tra gli altri si distinguono i luoghi comuni legati al genere.

Ad occuparsene è stato, tra gli altri, anche un nuovo studio condotto presso l’UCLA, Università di Glasgow, e pubblicato su Cognition.

La ricerca ha chiarito come abbiamo stereotipato il modo nel quale gli uomini e le donne esprimono le loro emozioni negative.

Mentre i primi le manifestano nella forma di atteggiamenti e comportamenti di rabbia, le seconde, invece, dovrebbero essere tristi.

Nell’immaginario collettivo non è mai dato il contrario, ossia gli uomini tristi e le donne aggressive.

È noto che per gli uomini, fino a qualche anno fa, prima che prendesse piede, il potente trend alla femminilizzazione, era disdicevole esprimere le proprie emozioni in pubblico e, specialmente, non era a loro concesso mostrarsi piangere, per non essere tacciati di indebita debolezza o fragilità. Di contro, una donna che piangeva o rideva in pubblico non destava nessun tipo di reazione perché rientrava nello stereotipo della donna emotiva, incapace di controllare i propri sentimenti ed umori.

Ebbene, la nuova era è tessuta con una trama di femminilizzazione e di rivalutazione delle emozioni, che non sono più considerate alla stregua di tabù nemmeno nel campo maschile.

Anzi, oggi destano sospetto gli uomini che si barricano dietro una maschera di freddezza e la non emotività.

Eppure, nell’immaginario collettivo, permangono una serie di stereotipi che dipingono la donna più legata alla parte destra del cervello e gli uomini alla sinistra.

Non stupisce dunque, se, come hanno scoperto gli studiosi di Glasgow, pur ammettendo che anche l’uomo possa piangere, riteniamo che le cause delle sue lacrime siano del tutto diverse da quelle di una donna.

Per testare il tutto i  ricercatori hanno creato una serie di videocassette di uomini e donne che lanciavano palle da baseball in modo tale da esprimere una certa gamma di emozioni e poi hanno chiesto ad un gruppo di volontari di esprimere giudizi sulle emozioni sui singoli lanciatori ed in generale.

“Anche quando gli intervistati hanno ricevuto poche indicazioni, sono stati in grado di discernere, con molta precisione, le emozioni del lanciatore in questione”, ha affermato Kerri Johnson.

“Ma quando hanno dovuto dire se gli attori erano maschi o femmine, i giudizi sono diventati molto meno precisi. Una spiegazione plausibile di questo fatto è che le nostre percezioni sono, spesso, influenzate da molti stereotipi di vecchia data riguardo il comportamento maschile e femminile.”

Malgrado ai volontari sia stato mostrato un numero uguale di soggetti maschili e femminili con lo stesso tipo di emozioni, hanno giudicato “tristi” circa il 60 per cento delle volte le donne mentre “arrabbiati” il 70 per cento delle volte gli uomini.

“Questo è normale e conferma le nostre previsioni, per gli uomini che esternano la loro rabbia. Ma quando le donne hanno un sentimento negativo, ci aspettiamo che manifestino il loro disappunto non con la rabbia, ma con la tristezza”, ha detto Johnson.

“Allo stesso modo, le donne sono autorizzati a piangere, mentre gli uomini affrontano tutti i tipi di stigma se lo fanno. Ecco, abbiamo scoperto che questi stereotipi impatto sentenze di base di altre, come se una persona è un uomo o una donna”.

Gli studiosi sono interessati da diverso tempo alla possibilità che gli stereotipi di genere influenzino i nostri giudizi sugli altri.

Una delle prime dimostrazioni al proposito ha scoperto che quando vediamo piangere un bambino, siamo portati a credere che si comporti così per cercare di contenere la propria rabbia. Di contro quando a piangere è una bambina, immediatamente tendiamo a ritenere che le sue lacrime siano causate da tristezza.

“Abbiamo scoperto che le credenze e gli stereotipi possono portare a gravi errori nel nostro modo di decodificare il linguaggio non verbale, del corpo, che, altrimenti tendono ad essere abbastanza precisi”, ha detto Johnson.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: