Il ragazzo nato femmina: disforia di genere.

Nascere nel corpo sbagliato e non riconoscersi nel proprio sesso di appartenenza. La disforia di genere è una malattia della quale non sono ancora perfettamente chiare le cause ma che, avendo un impatto notevole fisico, psicologico, relazionale, emotivo, incide ampiamente anche sul Wellthiness, ossia sul benessere, la salute e la felicità.

Così alcuni la trattano di più alla stregue di un modo di essere con una forte componente psicologica, mentale, comportamentale. Altri vi vedono un semplice fatto di costume, quasi una moda. Altri ancora la classificano evidenziandone la dimensione biologica.

In termini medici, la disforia di genere è definita come una condizione nella quale una persona sente di essere intrappolata in un corpo del sesso sbagliato. È nota anche come “disturbo dell’identità di genere”, “incongruenza di genere” o “transgenderismo”.

Il termine “disforia” rimanda al greco “dysphoria” (dys=male + phérein=sopportare). Si tratta, dunque di uno stato che include dell’esperienza di ansia, incertezza, persistente disagio nei confronti del proprio sesso di appartenenza, incapacità di riconoscersi nella propria identità di genere anatomico e tendenza ad identificarsi, invece, nel sesso opposto (un uomo con disforia di genere tende a sentirsi una donna, malgrado sia nato in un corpo maschile).

Le persone che colpite da disforia di genere di lunga durata ed estremizzata sono, comunemente note come transessuali.

Invero, però, vanno tenuti rigorosamente distinti i casi nei quali la vicinanza con soggetti di genere opposto è veramente solo un semplice atteggiamento se non proprio una semplice moda, dalla condizione patologica.

La separazione è tanto più indispensabile nella Nuova era in quanto con lo shift antropologico che ha portato il prevalere della parte destra del cervello (la più emotiva, creativa, intuitiva,… la femminile) sulla sinistra (la razionale, logica, matematica… nota come maschile) ha innescato, diffuso ed affermato il potente trend socioculturale alla femminilizzazione.

Ebbene, molti confondono tale tendenza con un’“effemminizzazione” della società, come se tutti gli uomini stessero diventando gay. A parte la totale non correttezza di una simile affermazione, la disforia di genere non ha nessun legame con ciò, perché si tratta di una vera e propria patologia.

I SINTOMI

Cercando di identificare i sintomi della disforia di genere, è, dunque, fondamentale non lasciarci ingannare interpretando una serie di comportamenti “normali” come se fossero, invece, effettivi indizi della patologia. Il pericolo è di medicalizzare qualcosa di naturale.

Di frequente, le prime avvisaglie compaiono in età molto giovane. Tra gli altri segnali ci possono essere l’inclinazione di un bambino a rifiutare l’abbigliamento da ragazzo o una bambina da ragazza oppure una forte avversione per i giochi tipici del proprio sesso di appartenenza.

Nella maggior parte dei casi, giova ripeterlo, questo tipo di comportamento è solo passeggero ed una parte normale della crescita, ma in presenza di disforia di genere, persiste nella tarda infanzia sino all’età adulta.

Come già accennato, la causa esatta della disforia di genere non è nota.

Attualmente viene classificata come una patologia psichiatrica (relativa alla mente), ma molti studi recenti hanno suggerito che è più a che fare con lo sviluppo biologico (relativa al corpo). La ricerca di ciò che provoca disforia di genere è in corso.

Per sé la disforia di genere è una malattia rara, ma il numero di chi ne riceve una diagnosi è in aumento per via della crescente sensibilizzazione del pubblico sulla condizione.

Tuttavia, malgrado una maggiore consapevolezza negli ultimi anni, molti portatori di disforia di genere sono ancora stigmatizzati, specialmente quando si tratta di uomini. In media, si calcola che gli appartenenti al genere maschile vengano diagnosticati come affetti da disforia in un rapporto di cinque ad uno rispetto alle donne.

I TRATTAMENTI

Il trattamento per la disforia di genere mira ad aiutare le persone a sintonizzarsi sulla propria identità di genere. La soluzione è personalizzata. Ad esempio, per alcuni può semplicemente, significare vestire e vivere come il proprio genere preferito. Per altri, può comportare l’assunzione di ormoni che ne trasformano anche l’aspetto fisico. La maggior parte dei transessuali cerca anche di sottoporsi ad un intervento chirurgico per cambiare definitivamente il proprio sesso biologico. Ad intervenire in modo così drastico sono soprattutto gli uomini in un rapporto di 7 a 1 nei confronti delle donne.

JON EX-NATASHA

Nel 2009 il caso del quindicenne inglese John, nato Natasha, ha catalizzato l’attenzione mondiale sul problema.

Cresciuto come Natasha per 15 anni, Jon ammette di ricordare di avere avuto la sensazione di essere un maschio dall’età di cinque anni. È cresciuto sentendosi sempre diverso dalle altre compagne di scuola e non riuscendo proprio ad identificarsi come femmina.

Jon infine è riuscito a confidare alla madre, Luisa, le proprie angosce e la mamma lo ha sostenuto. Dapprima si sono rivolti al medico di famiglia e, successivamente, ad uno specialista di genere.

A Natasha è stata diagnosticata una disforia sessuale, una condizione che colpisce più di 100 bambini britannici ogni anno. Così è iniziato il lungo percorso di cure che ha portato Natasha a diventare Jon.

Nei primi tre mesi di trattamento con il testosterone il corpo di Jon è drasticamente mutato. L’ormone maschile lo ha portato verso una condizione di pubertà maschile con la comparsa di peli sulle gambe, sulle braccia e sul petto, la crescita della barba, un tono più grave di voce… L’idea di Jon è di sottoporsi anche ad un intervento chirurgico di mastrectomia (per eliminare il seno) e, magari, anche di sottoporsi ad un’operazione sui genitali.

Per Jon i cambiamenti che seguono realizzano il suo sogno ma per Luisa non è così perché, come ammette esplicitamente: “la sua gioia è la mia angoscia. Perché anche se avevo già perso da tanto tempo Natasha, ora la perdo definitivamente anche a livello fisico”

A rendere ancora più delicata la situazione fisico-psicologica di Jon è la difficoltà a venire accettato dagli altri nella sua metamorfosi. Le relazioni interpersonali sono molto difficili da gestire nella sua condizione, specialmente con i compagni di scuola più piccoli che, di contro ai coetanei, non sembrano capire. Di fatto Jon viene schernito, apostrofato con termini ingiuriosi, ma ciò che più lo ha ferito è stato quando un compagno ha detto di volergli stare lontano per timore di venire contagiato di AIDS.

Nonostante tutto, insegnamento che ci lascia Jon è molto forte: “sono contento della mia trasformazione. Non rinnego il mio passato perché è parte di chi sono io oggi. E oggi io sono un ragazzo come tanti, ma sono nato con un aspetto diverso dagli altri”

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5 Risposte to “Il ragazzo nato femmina: disforia di genere.”

  1. L’articolo è sostanzialmente corretto, anche considerata la necessaria brevità.
    Quello che forse non traspare chiaramente è che si tratta, alla base, non di un problema legato alla sfera sessuale, bensì connesso alla propria identità personale. Tanto è vero che oggi la definizione più corretta è proprio quella di ‘disturbo di identità di genere’.
    Purtroppo è una condizione difficilmente comprensibile per chi non la vive, allo stesso modo in cui noi tutti ci accorgiamo della nostra dipendenza dall’aria solamente quando questa ci manca.

  2. Anny Ranno The TOMBOY Says:

    Credo di avere anche io il disturbo d’identità di genere…adoro vestirmi da maschio, giocare ai videogiochi, fare a cazzotti e i capelli corti…

    • Attenzione a non lasciarti suggestionare. Quello che dici tu non implica necessariamente che tu soffra di tale disturbo. 🙂

      • sono daccordo con ada,non necessariamente giocare con i videogiochi o avere i capelli corti significa avere la disforia di genere,state ben attenti…è un percorso irreversibile…

  3. Non è una malattia anche se purtroppo il DIG è ancora classificato come tale, bisogna fare attenzione quando si parla e/o scrive di argomenti così delicati.
    “Per sé la disforia di genere è una malattia rara” mi lascia un po’ basito questa frase.

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