Terremoto in Giappone: prevenzione, zen, dignità ed umiltà. La grande lezione di un popolo

Un antico detto zen, recita:

QUANDO UN UOMO COMUNE, ATTINGE ALLA CONOSCENZA, È UN SAGGIO; QUANDO UN SAGGIO ATTINGE ALLA COMPRENSIONE, È UN UOMO COMUNE

 

Negli ultimi giorni, i giapponesi ci stanno dimostrando di essere un popolo di saggi uomini comuni.

Davanti alla morte, alla catastrofe, riescono, nell’immenso dolore, a trasmetterci una sensazione di misteriosa seraficità, di Wellthiness che, per noi occidentali, e soprattutto, per noi italiani hanno dell’incredibile.

Per i 128 milioni di abitanti del Giappone confrontarsi con il costante pericolo e la minaccia delle sciagure e dei disastri naturali è, semplicemente, una delle tante sfaccettature della loro vita.

Dignità, riservatezza, ponderazione… è la cultura dell’autocontrollo che, da sempre, ha guadagnato ai giapponesi l’incondizionata ammirazione in ogni parte del globo.

Il ricordo delle calamità che li hanno colpiti nel passato, ha reso il popolo giapponese e le sue autorità governative meglio preparati ai disastri di molti altri paesi.

Ciononostante, c’è un limite umano anche alla capacità di intuire, prevedere e capire come comportarsi davanti ad un disastro tanto immane quanto il terremoto e lo tsunami che hanno colpito, venerdì, la terra del Sol Levante.

Gli zelanti preparativi di sicurezza, le esercitazioni regolari e, soprattutto, la ricchezza del Paese, che consente di costruire costosissimi edifici ed infrastrutture anti-sismici, hanno proprio salvato migliaia di vite, negli ultimi decenni.

“Se c’è luogo sulla Terra che è pronto per un disastro di queste dimensioni e di questa portata storica, è, indubbiamente, il Giappone”, ha detto Stacey White, consulente senior di ricerca al Centro di studi strategici e internazionali.

La catastrofe dei giorni scorsi ha chiaramente dimostrato come una rete affidabile di allarme, delle infrastrutture curate e controllate ed una risposta forte dei politici, possano davvero salvare migliaia di vite umane.

Toshitaka Katada, professore alla Disaster Gunma University’s Social Engineering Laboratory, sostiene che la tragedia giapponese è il chiaro esempio, per tutto il mondo, che, davvero, potrebbe essere risparmiate migliaia di persone dall’essere in balia delle forze della natura.

“In passato, quando si verificava qualche catastrofe naturale, il Giappone era allo stesso livello di arretratezza degli altri paesi Sudest asiatico di oggi”, spiega l’esperto. “Migliaia di persone sono morte ogni anno fino agli anni ’50 del secolo scorso. Ma, da quando, nel 1959, un tifone ha ucciso più di 5.000 persone, il numero delle vittime ad ogni disastro è stato nell’ordine di centinaia o di decine di persone, ad l’eccezione del terremoto di Kobe 1995, che ha ucciso più di 6.400 persone”.

I fattori che hanno contribuito e continuano a giocare un ruolo fondamentale nella grande sfida alla sopravvivenza contro le avversità della natura sono da ricercare proprio nella tenacia, nella determinazione, nella forza di volontà, nell’organizzazione dei giapponesi.

Ed, ovviamente, il ‘miracolo’ è reso possibile anche dal fatto che ” il governo ha fatto della protezione dei propri cittadini da eventuali calamità e disastri, una delle priorità e delle  responsabilità dello Stato, in parte con la costruzione di infrastrutture, come, ad esempio, le dighe fluviali e muri di sostegno contro le inondazioni e le frane”.

Ed ancora, “gli organi amministrativi locali sono addestrati ad allertare rapidamente rilasciando avvisi ed ordinanze di sgombero, a distribuire cibo e coperte ai ripari”.

Ma la responsabilità non è demandata soltanto ai politici, ogni singolo giapponese sa perfettamente di dovere compiere la propria parte, di avere, a sua volta, delle responsabilità che, se osserva, potrebbero salvare a sé ed ai propri cari la vita.

Tutti conoscono perfettamente e mettono in pratica le regole della prevenzione e di come comportarsi in caso di emergenza: uno zaino sempre vicino alla porta con dentro una bottiglia di acqua, cibo secco o in scatola, un kit di pronto soccorso, del denaro, dei vestiti, una radio, una torcia ed una busta con delle batterie di ricambio.

La gente sa che deve cercare di nascondersi sotto un tavolo solido per premunirsi contro la caduta di oggetti, che deve immediatamente staccare i rubinetti del gas e deve lasciare una porta socchiusa per potere, eventualmente, non restare intrappolata in una casa fatiscente.

Ed, ancora, è consigliato a tutti di avere sempre sotto il letto un paio di scarpe di ricambio e fuori una bicicletta per potere scappare più rapidamente tra le stanze e nelle vie della città senza essere ostacolati dagli eventuali vetri e detriti.

Molti hanno sottoscritto abbonamenti a servizi che consentono a loro di essere avvisati,  sul telefono cellulare, dell’imminente pericolo di terremoto. Gli studenti hanno tutti, sotto i banchi estintori per prevenire e combattere eventuali incendi e la gente può prepararsi ad affrontare l’emergenza reale in un simulatore di terremoti di alta tecnologia.

I kit-base per il terremoto sono venduti nei centri commerciali e tutti i giapponesi e non sono invitati a completarli con i principali oggetti personali, dai bicchieri di ricambio ai farmaci speciali, dai pannolini ed il cibo per i bambini ad altri accessori indispensabili.

Inoltre, tutte le famiglie sono tenute a partecipare alle esercitazioni di emergenza per sapere perfettamente come comportarsi nei casi peggiori, per esempio, se molti edifici fossero crollati o in fiamme, ed i sistemi di telefonia mobile fuori uso.

Grazie ad un sistema così complesso e perfetto, in Giappone, vengono salvate molte più vite che in ogni altra nazione, in caso di disastro. A contribuire al primato  è, ovviamente, anche la maggiore disponibilità economica del Paese.

Dalle centrali nucleari ai treni super-veloci, tutto è progettato per spegnersi automaticamente appena la terra inizia a tremare e molti edifici sono stati costruiti con tecnologie antisismiche appositamente affinate nel corso dei decenni, utilizzando l’acciaio ed il cemento armato con grandi investimenti.

“Il Giappone ha il più avanzato e rapido sistema di allarme  nel mondo”, precisa Hiroshi Inoue del National Research Institute for Earth Science and Disaster Prevention. “Ma non è perfetto e, purtroppo, non è sufficiente specialmente per chi si trova vicino all’epicentro.”

I giapponesi considerano, inoltre, cruciale il buon governo e lo Stato di diritto.

Una scuola o un ospedale ha meno probabilità di collassare se sono costruiti con attenzione e manutenuti nel modo corretto. Anche qui i giapponesi hanno fatto tesoro delle esperienze del passato quando qualche funzionario corrotto aveva utilizzato materiali scadenti per guadagnarci maggiormente.

Molte lezioni sono state apprese dal terremoto di Kobe, nel quale sono stati rasi al suolo edifici, sono collassati viadotti delle autostrade e sradicate ferrovie, seppellendo vive centinaia di persone.

Il tributo umano ed economico messo in evidenza da una mancanza di preparazione è servito come un potente campanello d’allarme per le autorità che hanno assemblato un immane sistema di sicurezza coinvolgendo direttamente tutti i cittadini. La preparazione e la collaborazione di tutti è un aspetto fondamentale  in un Paese colpito da una media di 1.500 scosse di varia intensità ogni anno.

“Abbiamo imparato molto dal terremoto di Kobe”, ha detto Nomura Research Analyst Satoru Saito. “Il risultato è che la tecnologia antisismica in Giappone si è sviluppata in modo esponenziale. Il Giappone è, senza dubbio, il leader mondiale in questa tecnologia.”

All’indomani del disastro di Kobe, il Giappone ha drasticamente intensificato il numero delle esercitazioni in risposta di eventuali terremoti, che si tengono, regolarmente, nelle scuole e nei luoghi di lavoro.

Una legge del 2007 ha ordinato che venissero costruiti edifici con ancora più avanzate strategie anti-sismiche.

Secondo la legge, grattacieli, fabbriche, centrali elettriche, ponti, stazioni ferroviarie devono essere costruiti o adattati per resistere a forti scosse, in modo che anche un terremoto di magnitudo 5, ora non provoca che pochi danni.

Nello stesso anno a Tokyo è stato inaugurato il primo sistema al mondo su larga scala di allerta per i terremoti, progettato per avvertire i cittadini ed i servizi pubblici con qualche secondo di anticipo della scossa che sta per colpirli.

Il sistema di allarme, gestito dall’Agenzia meteorologica, funziona rilevando le onde primarie, che si diffondono dall’epicentro e viaggiano più velocemente delle onde più violente secondarie o di taglio.

Gli allarmi scattano appena vengono rilevate le onde primarie di una certa intensità  e l’emittente pubblica NHK trasmette le segnalazioni quasi istantaneamente alla sua televisione ed alla radio.

I cittadini possono avere fino a 30 secondi per buttarsi sotto un tavolo, spegnere il gas, o indossare un casco.

“Tuttavia, nonostante il ben oliato  sistema di prevenzione ed allarme, non c’è nessun tipo di preparazione che sia mai sufficiente ad evitare in toto il danno e la perdita di vite, quando ci troviamo davanti ad una catastrofe così immane come quella di venerdì” commenta White, del Centro di studi strategici ed internazionali.

“È semplicemente impossibile per qualsiasi paese – non importa la sua attenzione per la preparazione- prevedere e pianificare tutte le possibili conseguenze di una calamità naturale”

Di fatto, però, il Giappone, nelle ultime ore, sta dando al mondo una grande lezione di dignità, di autocontrollo, di rispettabilità, di modo di porsi davanti alla vita e, soprattutto, davanti alla natura.

I giapponesi, per mentalità, per indole, per cultura, non sfidano la natura con arroganza, non le si vogliono, vanamente, imporre. Consapevoli del loro essere creature, della loro impotenza davanti all’immane forza di Madre Natura, la accettano ma non passivamente.

Si impegnano fino in fondo, dando il massimo di sé, assumendosi tutte le reponsabilità dei propri comportamenti, delle proprie scelte, delle proprie azioni, impegnandosi fino a dove l’intelligenza, la conoscenza, la forza, la sensibilità umana può spingersi ed, infine, inchinandosi alla potenza degli elementi.

Così, riprendendo un famoso Koan zen, nella filosofia, nel modo di vita, nell’atteggiamento e nell’animo giapponese, la natura e l’uomo riacquistano il loro vero valore:

 

PRIMA DI STUDIARE LO ZEN, I MONTI ERANO I MONTI E LE ACQUE ERANO LE ACQUE; QUANDO COMINCIAI A STUDIARE LO ZEN, I MONTI NON ERANO PIÙ I MONTI E LE ACQUE NON ERANO PIÙ LE ACQUE. DOPO L’ILLUMINAZIONE, I MONTI SONO TORNATI AD ESSERE MONTI E LE ACQUE SONO TORNATE AD ESSERE ACQUE

2 Risposte to “Terremoto in Giappone: prevenzione, zen, dignità ed umiltà. La grande lezione di un popolo”

  1. […] La  guerra scoppiata in Libia è un ulteriore cruccio che si va ad aggiungere alla già tesa situazione internazionale innescata dai recenti terribili eventi giapponesi. […]

  2. […] giungere fino all’11 marzo 20011 con il terremoto, lo tsunami ed il disastro nucleare in […]

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