Davanti al terremoto, allo tsunami e la furia degli elementi, la calma dei giapponesi

Giappone: una serafica e dignitosa calma umana contro la devastante furia della natura.

Venerdì 11 marzo 2011 la terra si squarcia, sotto un terremoto di magnitudo 8.9, è devastata da uno tsunami con onde che viaggiano a 500 miglia all’ora.

Red alert: Flames engulf homes that were hit with the full force of the tsunami in the Miyagi region of north eastern Japan

Il terrore non finisce qui: prosegue con più di 150 scosse di assestamento di magnitudo 6.2. Il bilancio finale delle vittime è stimato per più di 10.000. 

La sequenza di immagini  è, quantomeno, scioccante.

Gone: The same scene just moments later shows how the entire residential area of dozens of homes is completely obliterated by the unforgiving waters which swept away anything in their path

La natura ostenta tutta la sua immensa potenza. La sua indomabile forza. E la scaglia contro l’uomo, le sue opere, il suo desiderio di vivere, di essere felice.

Caved in: In the aftermath of the biggest earthquake in Japan's history, workers survey the huge hole in the middle of a road in Satte

Tsunami swirls near a port in Oarai, Ibaraki Prefecture

A rendere ancora peggiore lo scenario è il pericolo, il terrore che alla micidiale potenza naturale si assommi una catastrofe nucleare. Una minaccia che alcuni stimano ancora peggiore dell’ombra di morte esalata da Chernobil.

Aftermath: Clouds of grey smoke billow out of an oil refinery, and an inferno burns at its centre, in Chiba following the earthquake

Ma c’è anche un’altra realtà, una realtà umana. Un prodigioso insegnamento di Wellthiness che i giapponesi stanno mettendo davanti agli occhi del mondo.

Cold: Elderly women who are likely to have expereinced a numbe rof earthquakes in their lifetime sit on the street as they take the most recent disaster which is one of the worst in recent history

Molti di noi sono cresciuti guardando cartoon giapponesi, altri leggendo manga, altri praticando arti marziali o fantasticando, affascinati dal mondo dei samurai o delle geishe, altri guidando auto, ascoltano “sony” (che da marca è diventato un nome di prodotto) o usano sofisticate tecnologie  del Sol Levante, altri ancora sono sedotti dalle filosofie zen, adorano il sushi o guardano film nipponici…

Eppure davanti all’immane tragedia ed ai comportamenti del popolo orientale con la cultura più occidentale, saggiamente miscelata con l’antico spirito dei grandi eroi del passato, non possiamo che rimanere attoniti, allibiti, ammirati, stupefatti… ricevendo un insegnamento esemplare.  

Per spiegare meglio ciò sul quale vorrei riflettere oggi, con voi, cari amici del Wellthiness, visto che i temi chiave della nostra community gravitano, tra l’altro, attorno ai valori, alla salute, al benessere, alla felicità e la salvezza, non meno che alla loro comunicazione, vi suggerisco di partire proprio da una delle tante immagini che stanno invadendo la rete create per invocare aiuti e preghiere per i giapponesi ed il Giappone.

L’idea che essa esprime è perfetta a livello comunicativo e riassume in modo straordinario lo spirito, l’atteggiamento, la dignità, la filosofia, i valori del popolo del Sol Levante.

Il segno prodigiosamente grafico e della bandiera è strato trasformato in altro.

Il cerchio rosso sul fondo bianco che allude proprio al Sole, è un simbolo potente e molto eloquente, noto a tutti, capace di alludere alla forza e la purezza, al coraggio ed alla tranquillità, alla perseveranza ed alla passione. Almeno nel nostro modo occidentale di interpretare i colori. Ma rappresenta anche la perfezione del cerchio e la solidità della terra, da sempre effigiata nel quadrato.

La bandiera però, qui è indice di qualcosa di diverso, di più profondo, di più intimo. Il cerchio rosso è crepato, il candido campo che lo attornia è spruzzato da piccole macchie rosse.

Il terremoto e lo tsunami hanno incrinato la terra, hanno cercato di spezzare la dignità, la tranquillità, l’equilibrio, la calma dei giapponesi. La tragedia ha spezzato la vita di migliaia di persone, ha messo alla dura prova la tradizionale incompassibilità dei giapponesi, la loro nota dedizione al lavoro, la loro precisa osservanza delle leggi…

Emotional: Two visibly shaken young Japanese women who were evacuated from a building in Central Park in Tokyo comfort each other as news spreads of the devastation unleashed across the country

La catastrofe, oltre a mettere in ginocchio il Paese, oltre a minacciarne l’economia, oltre ad attaccare la computezza di un popolo ineccepibile, ha incrinato un mondo, ha sparso sangue, molto sangue. E le macchie rosse sono lo stesso sangue che si vede all’esterno del cerchio della vita, sono le briciole di terra che sono state frantumate dal terremoto.

Nonostante tutto, però, il Giappone, non perde la sua forma, non perde la sua dignità, non si scompone.

La lezione che ci dà è estrema, è immensa, è profonda.

I giapponesi sono allevati imparando a non esternare i propri sentimenti, ad impegnarsi a fondo in tutto ciò che compiono, ad essere responsabili delle proprie azioni, a rispettare le regole, a prendere la vita con un atteggiamento distaccato, o persino ironico.

La filosofia zen, come ampiamente dimostrato nel libro Wellthiness, va tanto di moda anche tra noi occidentali perchè è focalizzata sulla quotidianità vissuta in un modo nuovo, più leggero (che non significa, però, più superficiale), più disincantato, meno oppressivo e stressato.

Una sacralizzazione dell’esperienza in virtù della quale ogni evento della vita quotidiana si carica di un significato e valore, pur senza tradursi in rituali, simbologie o divinità. Non si tratta dunque di “trasformare” il mondo condizionato in qualcos’altro, bensì di accorgersi istantaneamente che esso è già per sé intriso di illuminazione, in un processo spontaneamente libero.

Lo Zen è una celebrazione dell’immediatezza, la spontaneità, la gioiosa e partecipe adesione all’attimo presente al di là di ogni sovrastruttura concettuale.

I giapponesi sono capaci di prendere le distanze dal pathos, di non esternarlo, di non mostrare la paura, l’angoscia, l’ansia che, inevitabilmente, stanno provando.

I giapponesi sono la terza economia al mondo, un modello culturale che, comunque, influenza tutte le altre nazioni del Globo. I giapponesi sono i più evoluti, i più precisi, i più rigorosi, i più seri, i più tecnologizzati. Hanno una dignità, una fierezza, un orgoglio, una coerenza ammirabili.

In loro il passato ed il presente, la magia e la scienza, la razionalità e l’emotività hanno un equilibrio perfetto. 

Sono il popolo che  applica la tecnoscienza per selezionare i figli, che ha le centrali nucleari per creare energia e, nel contempo, è il popolo che, davanti alla tragedia,  non si sbilancia, non mostra il dramma interiore.

Persone che, la mattina dopo del terremoto e dello tsunami, non essendoci i mezzi di trasporto, sono andate a lavorare a piedi camminando anche per 15 chilometri.

La gente che, davanti alla richiesta del vecchio imperatore, ormai destituito, di spegnere la luce e restare al buio per consentire di risparmiare la preziosa energia, non battono ciglio, spengono le luci e si lasciano cadere nelle tenebre fisiche.

Nell’iperevoluto Paese della Toyota e di Sony, dell’altissima tecnologie e delle innovazioni più futuristiche, la parola dell’imperatore risuona come l’eco di una coscienza del passato.

L’imperatore resta il discendente di una stirpe divina, a sua volta una divinità. La sua richiesta non può essere elusa. Tutti devono onorarla. Ma non si tratta di un “dovere” politico, legale,… è un dovere morale, etico, umano.

I giapponesi mentre sono frantumati dalla potenza della natura, intanto che la furia degli elementi inghiotte un infinito numero di uomini, donne e bambini, nel momento terribile e devastante, riaffermano il senso zen della vita, guardano la realtà, esprimono un senso della paura più calmo, più riflessivo, più propositivo.

Non negano la paura, il dramma, l’angoscia, ma le domano, le trasformano in energia costruttiva, in capacità di accettare la realtà in modo porattivo.

Così il cerchio rosso screpolato della bandiera ci dà una grande lezione di vita e di morte, di speranza e di accettazione, di dignità e di umiltà, di rispetto e di asserzione, di riflessione e di azione.

La nostra esistenza, per quanto possiamo essere supponenti, pieni di noi stessi, non è nelle nostre mani. Tutti dobbiamo morire. Memento mori. Ma ciò non significa che dobbiamo smettere di vivere, anzi, il nostro impegno sul mondo deve essere ancora più intenso, più pregnante.

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Una Risposta to “Davanti al terremoto, allo tsunami e la furia degli elementi, la calma dei giapponesi”

  1. Susanna Says:

    Un’immane tragedia e un grande insegnamento di vita da parte di questo Paese.

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