Giappone: “Non c’è tempo per essere pessimisti”

“Non c’è tempo per essere pessimisti”: le parole del premier giapponese, Naoto Kan, racchiudono tutto lo spirito giapponese senza bisogno di nessun commento.

“Dopo la II Guerra Mondiale abbiamo avuto una miracolosa crescita economica grazie agli sforzi del popolo giapponese e questo è stato il modo in cui il Giappone è stato costruito…”

“Ricostruiremo il Paese dalle rovine. E io, come cittadino lavorerà duro”

Di fatto il Giappone sta affrontando la peggiore crisi dalla seconda guerra mondiale, ma riuscirà “a superare questa tragedia e a riprendersi”.

Nella filosofia giapponese, nonc’è tempo per compiangersi, per lasciarsi prendere dal pessimismo, dallo sconforto.

L’incoraggiamento ad essere forti, “stay strong” è uno stile, un valore, un modo per supportarsi reciprocamente e camminare tutti insieme verso la ricostruzione verso la rinascita.

Non dobbiamo nè possiamo dimenticare come il Giappone si è dignitosamente e fieramente risollevato dopo la devastazione e la sconfitta suggellata dalle bombe atomiche.

Ma nemmeno, come gli eroi dell’impianto di Fukushima ci hanno ampiamente confermato una tempra che è tutto fuorchè remissiva davanti alle sfide della vita e, perché no,  anche della morte.

Tralasciando le polemiche che stanno montando contro la gestione della crisi da parte del Governo Giapponese, si proviamo a concentrarci insieme sugli insegnameniti che possiamo, scopriamo di essere davanti ad una grandiosa celebrazione della vita, della dignità dell’uomo commista alla consapevolezza della propria fragilità.

Dando per scontato il discorso sul nucleare, ogni volta che la televisione o internet ci mostrano le immagini della tragedia giapponese, possiamo sempre scorgere una luce particolare, negli occhi delle persone, nei loro gesti, nelle terrificanti scene della tragedia.

È una luce positiva e propositiva, un’energia che difficilmente abbiamo percepito nelle altre catastrofi.

È la forza della volontà, della speranza, della vita che non deve mai venire meno.

È la positiva caparbietà dell’uomo che lo spinge a migliorare, a non accettare, a combattere per il suo benssere, per la sua salute, per la sua felicità.

Valori universali che, a lungo, abbiamo accantonato in nome di altri più materiali, ma che ora, stanno sorgendo di nuovo.

Il no al pessimismo è un no deciso a lasciarci vivere o lasciarci morire davanti agli ostacoli che l’esistenza ci pone. È un canto al desiderio di essere uomini fino in fondo senza dimenticarci degli altri e del mondo che ci circonda. Il pessimismo non paga, ci dicono i giapponesi.

Il pessimismo è debolezza, è codardia, è un modo per rinnegarci e per non prenderci le nostre responsabilità.

La nostra forza, la nostra natura umana non è nera, non è al ribasso. È sempre con lo sguardo puntato verso l’alto anche nei momenti più tetri e drammatici, anche nelle situazioni più desolanti. Perché solo così riusciamo ed abbiamo la possibilità di vivere e, non semplicemente, di sopravvivere.

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