Da Padre Pio al miracolo dell’altare di Villa Guardia: questioni di fede.

Stupisce sempre assistere al miracolo della fede. Riprendendo ed aggiornando la questione che avevamo analizzato insieme, qualche giorno fa, riguardo ai fatti prodigiosi che si stanno verificando nel santuario di Maccio, alle porte di Como, ieri sono andata di persona a visitarlo.

In effetti, l’altare che trasuda acqua pura in certe particolari sessioni di preghiera alle quali partecipa il direttore del coro, Genovese, di norma, presenta alcune macchie più che evidenti di umidità. 

Sicuramente è molto singolare osservare una chiazza scura, di bagnato, sul lucido marmo (si vede sulla parte sinistra del lato corto dell’altare), proprio come se si trattasse di un tessuto imbibito di acqua.

L’affluenza della gente al santuario, assicurano gli abitanti di Villa Guardia, è in costante crescita. I pellegrini superano anche il centinaio ogni giorno.

Il parroco, don Luigi Savoldelli, ha ormai il compito di spiegare quanto sta accadendo, di invitare alla preghiera, per evitare che si trasformi in uno spiacevole fenomeno “da baraccone”.

Invero, ascoltando ed osservando la gente che frequenta il luogo sacro, l’impressione non è proprio di persone curiose, alla ricerca del miracolo, ma di anime straboccanti di fede o in cerca di risposte, di sollievo, di speranza, di un orientamento.

Il miracolo, qui come nella maggior parte dei santuari, non è l’evento prodigioso ma la fede della gente che riemerge da un più o meno lungo sonno e risboccia in tutta la sua naturale freschezza, in tutta la sua genuina purezza.

Non una fede imposta, coercitiva, al limite del fanatismo o della superstizione.

Si tratta di un sentimento, di un’emozione, di una convinzione, di una tensione, di uno stato d’animo, di un atteggiamento, di una direzione ed uno stile di vita… puri, proprio, come l’acqua che sgorga dall’altare, la stessa uscita, insieme al sangue, dal costato di Cristo sulla Croce, simboli, rispettivamente, del Battesimo e dell’Eucarestia.

Nel Santuario di Maccio, si vive, si tocca con mano, dunque, la stessa vibrante atmosfera di speranza, di devozione, di sete di spiritualità che si respira in migliaia di luoghi di culto, partendo dai grandi centri mariani.

Si percepisce la forza che, malgrado tutti gli affossatori, continua a circolare nelle vene della Chiesa. Una Chiesa che, è inutile negarlo, sta arrancando, ha molte difficoltà, ma per la quale non è ancora giunta l’ora del requiem.

La fede che scorre nei pellegrini è completamente diversa dalla grigia routine di ripetere preghiere o frequentare la messa domenicale. Vive, freme, trascina. Non a caso nei santuari ci sono spesso giovani, con centinaia di domande, assetati di risposte, che portano davanti a Dio i loro dubbi, le loro angosce, le loro intenzioni, ma anche la gioia, la consapevolezza di non essere soli.

È un nuovo tipo di fede, più evoluta, più in sintonia con l’attuale Zeitgeist.

Una fede molto distante dalla semplice ripetizione, magari di preghiere incomprensibili, in latino, come accadeva non pochi decenni addietro.

Una fede che si esprime con la partecipazione diretta, con il protagonismo personale, con la messa in discussione di se stessi e la responsabilizzazione.

È la stessa energia che possiamo toccare con mano quando ci rechiamo nei grandi luoghi di culto di tutto il mondo, indipendentemente dal tipo di religione che vi viene professata. Un’energia misteriosa, divina, che non c’è solo nei templi buddisti  o scintoisti, nelle moschee o nelle sinagoghe, dove molti ex-crisitani stanno disperatamente cercandola.

Brilla anche nei santuari, spesso mariani, dove batte il cuore più fremente e vitale del cristianesimo, dove ognuno prega con il cuore e con l’anima, mettendosi davanti a Dio o alla Madonna, non con una logica del baratto, del ricatto, del “se…allora”, ma con la propria speranza, le proprie gioie, le proprie sofferenze, con la fiducia del bambino che chiede al papà o alla mamma, sapendo che sceglierà il meglio per lui, anche se non riesce a capirlo, anche se è difficile da accettare, perchè tutto ha un senso, tutto ha una propria ragione di essere, nulla è lasciato al caso…

Una fede, dunque, che non si limita a chiedere, ma è anche capace di offrire; che tocca l’animo e gli consente di fiorire, proprio come gli alberi che si stanno riprendendo dal lungo torpore invernale.

È la medesima forza che smuoveva le folle con Giovanni Paolo II, che spinge milioni di persone, ogni anno, ad andare a Lourdes, a Fatima, a Gerusalemme, a Santiago, da Padre Pio…

Ed, anzi, i fenomeni al santuario di Maccio, pare siano proprio iniziati quando, qualche anno fa, vi sono state ospitate le reliquie di Padre Pio.

Ma, anche qui, l’importante non è il fatto misterioso, quanto il suo effetto sui cuori della gente.

Decine e decine di persone raccolte in silenzio davanti ad un altare leggermente decentrato sulla destra per lasciare il posto alla Croce, così da formare una perfetta simmetria, una realtà unica.

Per rispondere a chi con post o a voce, negli ultimi giorni, mi ha domandato, se l’acqua che sgorga siano le lacrime di Gesù o della Madonna, per le sofferenze della Chiesa, per la crisi del cristianesimo o per la deriva alla quale sta andando il mondo, la risposta, inequivocabile, è nelle parole di don Luigi: “è acqua, non sono lacrime di sofferenza, ma acqua pura, come quella uscita da Cristo, per salvarci, perchè tutti siamo salvati”.

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Una Risposta to “Da Padre Pio al miracolo dell’altare di Villa Guardia: questioni di fede.”

  1. […] differenza di quanto avevamo visto, qualche mese fa, al santuario di Maccio, il protagonista, qui non è l’acqua, ma il sangue. E se, nella tradizione cristiana, l’acqua […]

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