Dall’ambizione alla ricerca di significato

Albert Einstein, con serenità, constatava: “La nostra situazione qui sulla terra è strana. Ognuno di noi viene per una breve visita, senza sapere perché, ma a volte sembra quasi che ci sia un preciso disegno, uno scopo divino. Dal punto di vista della vita quotidiana, però, c’è una cosa che non sappiamo: la gente è qui per il bene degli altri.”

In vero, l’ambizione, alimentata dalla compassione, dalla saggezza e dall’integrità, è una forza potente capace di portare al ed il bene.

L’ambizione muove la ruota dell’industria e può anche aprire le porte di molte opportunità per ciascuno di noi così come per molte migliaia di altre persone.

Ma c’è ambizione ed ambizione.

Quando è spinta dall’avidità e dalla brama di potere, l’ambizione è una forza distruttiva che ha, in definitiva, la tendenza a creare un danno irreparabile per l’individuo e per il popolo.

Secondo i postmoderni siamo una delle epoche più eteronome, più manipolate, più succubi di poteri occulti di tutta la storia.

E la situazione, malgrado non ce ne rendiamo conto, è in via di rapido degrado, anche a causa delle nuove tecnologie e delle scoperte scientifiche che ci schiavizzano sempre più.

A loro detta stiamo rendendo schiavi in modo irreparabile anche le ultime generazioni spingendole ad imparare sempre di più, per essere più competitive ed eccellere, a tutti i costi. Il fallimento è una sconfitta, una vergogna, una sofferenza. L’ambizione diventa, pertanto,una forza negativa, auto-distruttiva, insopportabile: mortale sia a livello personale sia sul piano sociale.

In una simile prospettiva, non è ammesso, né ammissibile, non essere sempre il migliore in tutto: si tratta di un tipo di ambizione ipnotizzata e guidata, il più delle volte, dal potere competitivo, e che lascia, nel singolo e nella società, sentimenti di diffidenza, di rabbia, di frustrazione, di aggressività, di scontento, di egocentrismo, di egoismo, di indifferenza…

È la fonte di un deleterio vuoto esistenziale con un senso di incompiuto negli affari e la sensazione di non raggiungere mai il nostro vero scopo, il senso ultimo della nostra esistenza.

L’ambizione è definita come: Un desiderio serio per un certo tipo di realizzazione o di distinzione, come la potenza, l’onore, la fama o la ricchezza, e la disponibilità ad adoperarsi per la sua realizzazione.
Ma c’è anche un tipo di ambizione funzionale, meno negativa.
È l’ambizione come necessità di garantirci la sopravvivenza ed il sostentamento, di ridurre al minimo il dolore fisico e massimizzare il piacere. È una componente essenziale per tutti che ci consente di avere una vita degna di essere tale. In una certa misura, tutti dobbiamo essere ambiziosi negli sforzi volti a procurarci cibo, alloggio e altre necessità di base per vivere.
Ma c’è anche un altro tipo di ambizione, che ci porta a volare alto, a migliorare in modo propositivo, in modo armonico, con noi stessi, con gli altri e con il mondo.
Si svela, così, la naura contraddittoria dell’ambizione.

Qui non è più vista come un indicatore dell’accettazione supina di essere dominati o dominare, una mancanza di preoccupazione per il benessere degli altri, ma una virtù positiva, desiderabile, che rimanda alla motivazione, all’ispirazione, al desiderio di essere con e per gli altri oltre che con e per noi.
Il modello dell’Io potente, insegnato dalla società postmoderna, in nome dell’accumulo, il successo, la competizione, lascia il posto ad un modello di una vita in cerca di significato, focalizzata sul servizio, sull’empatia, sulla collaborazione e sul desiderio di restituire.
In parte, è una conseguenza della progressiva geriatrizzazione, del progressivo invecchiamento della nostra società. L’ambizione di più ampio respiro, meno ego-centrata, tende a rafforzarsi nel corso del tempo e si manifesta in modo maggiore negli anziani piuttosto che nei giovani.
In parte, però, è anche la conseguenza di uno dei più forti trend socioculturali che animano la nova era: la tendenza all’empatia, alla con-prensione, alla volontà e la capacità di sintonizzarsi sugli altri e sul mondo, di capire che non siamo soli e che, in fondo, essendo tutti sulla stessa astronave-Terra, non possiamo pensare, ingenuamente, di sopravvivere, a discapito degli altri: il nostro futuro è, necessariamente, all’insegna dell’interazione, della collaborazione, del mutuo aiuto e sostegno, del riconoscimento reciproco, dell’ambizione non miope, ma capace di guardare lontano, di sviluppare nuove sensibilità, di mirare al Wellthiness di tutti.
Lo spasmo, la brama di ambizione, di successo personale, specialmente economico, di arrivismo, di dominio, lascia, dunque, il posto alla ricerca di significato, alla ricerca di un senso da dare a noi stessi, alla nostra esistenza, al piccolo mondo della nostra vita quotidiana, ed al macrocosmo.

L’ambizione diventa una meta alta, elevata, moralmente, eticamente e spiritualmente, il mezzo per riscoprire e ritornare a godere la pienezza del nostro essere uomini, del nostro essere creature uniche ed irripetibili, del nostro essere In-dividui.

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Una Risposta to “Dall’ambizione alla ricerca di significato”

  1. michaelangelus Says:

    L’articolo inquadra bene i difetti di una società malata di ambizione compulsiva. Conclude meglio alla fine dicendo come dovrebbe essere la vita umana. Sostituirei però in questo caso la parola ambizione con la parola “progetto”,perchè l’ambizione forza le situazioni,mentre il progetto presuppone un’intenzione più serenamente.La vita è un percorso continuo che si può fare in ascesa o in discesa ed il suo successo dipende da come si orienta e dalle varie scelte che si debbono fare durante il percorso. Ma prima di partire bisogna avere la preparazione adeguata,diversamente si diventa vittime degli incidenti di percorso inevitabili e spesso imprevedibili.

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