Perchè ci imbarazziamo per le gaffe degli altri?

Un nuovo studio contribuisce a spiegare perché ci sentiamo imbarazzati quando osserviamo i difetti altrui, quando gli altri compiono una gaffe o delle trasgressioni di convenzioni sociali codificate, sia nella vita reale, sia in televisione o su Internet.

Si tratta di una forma vicaria di imbarazzo che può verificarsi anche se la persona che stiamo guardando non è affatto a disagio o non prova nessun tipo di vergogna, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista PLoS One.

“Siamo stati affascinati da come, spesso, la gente ammette di provare una forma di imbarazzo vicaria nella vita quotidiana, e quanto poco la ricerca empirica si sia occupata, sino ad ora, di questo tema. Apparentemente, ci sono molte occasioni nelle quali si può provare questa emozione al posto di un’altra persona che, di fatto, non prova nessun tipo di disagio “, scrivono i ricercatori coinvolti nell’indagine.

Il risutlato dell’analisi mostra che l’imbarazzo vicario è legato all’empatia ed all’attivazione neurale di alcune aree cerebrali che giocano un ruolo fondamentale nel sentire il dolore, ossia l’area della corteccia cingolata anteriore e l’insula anteriore sinistra.

I risultati suggeriscono, inoltre, l’esistenza di due diverse forme di empatia. Una è essenzialmente una co-esperienza dei sentimenti di un’altra persona, l’altra riflette la valutazione propria di una persona che osserva una situazione in un contesto sociale.

“Oggi, quasi ogni aspetto della nostra vita personale può raggiungere un vasto pubblico. Ogni comportamento atipico, scomodo o difettoso che mettiamo in atto in pubblico ha la potenzialità di suscitare imbarazzo vicario in altri. Questo dipende dal fato che l’osservatore, in questione, conclude che un determinato comportamento, atteggiamento, scelta non è appropriata in uno specifico contesto sociale”, precisano gli autori della ricerca.

“Tra questi processi, tuttavia, riteniamo che ci sia una tendenza a rappresentarci la situazione nella quale si rova un altro. E questo ci è possibile perché rusciamo a mediare le esperienze collettive delle emozioni sociali”, concludono i ricercatori.

Ancora una volta, dunque, protagonista delle esperienze che compiamo e delle relazioni interpersonali che intessiamo con gli altri, è l’empaatia, con la sua straordinaria forza di connessione, di identificazione, di reciproco riconoscmeto che ci mettono nella privilegiata condizoine di intuire e di capire meglio il nostro prossimo proprio in virtù della stessa natura umana che condividiamo.

Ed il nostro Wellthiness, il nostro benessere, la nostra salute, la nostra felicità individuale, personale, sociale e collettiva non possono esistere o essere concepite in tutta la loro natura multisfaccettata, fluida, senza la dimensione di incontro, relazione, armonizzazione con gli altri esseri umani ed il resto del mondo.

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