MEDITAZIONI SULLA GENESI (Karol Wojtyla)

Chi è Lui? L’Indicibile. L’Esistenza
per se stessa sussistente.
L’Unico. Il Creatore di tutto.
Al tempo stesso una Comunione di Persone.
In questa comunione un reciproco donarsi
della plenitudine di verità, bontà e bellezza.
Con tutto ciò, prima di tutto – l’Indicibile.
Eppure ci ha parlato di Sé.
Ha parlato pure, creando l’uomo
a sua immagine e somiglianza.

Dio non è la Solitudine Assoluta, è l’Interazione Assoluta, spiega Wojtyla a chi ritiene di trovarsi davanti ad un Dio austero, altezzoso, indifferente, tuonante. 

Dio è Amore allo stato puro.

Un Amore universale che riluce anche nelle creature, plasmate a sua immagine e somiglianza.

Di conseguenza Sant’Agostino ci ricorda che c’è un “riflesso della Santa Trinità” in ciascuno di noi, “fatti a Sua immagine e somiglianza”, “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”, ribadisce Dante.

Ammettendolo, possiamo rileggere le intense parole di Wojtyla cercando eventuali connessioni ed assonanze con la nuova generazione di uomini che si sta diffondendo all’alba della nuova era.

Il fatto che la nuova epoca sia imperniata sull’Uni-cum non è dunque un caso.

Ciò non significa che l’essere umano, come molti credono e come hanno supposto tanti nel passato, stia, necessariamente, tentando di deificarsi, auto-incensandosi. Che si stia prodigando per sostituirsi a Dio.

Anzi, come Dio è “L’UNICO”, così anche ciascuno di noi, non si accontenta più di essere una realtà anonima, rivendica la sua esclusività ed irripetibilità, il suo essere una particolare sfaccettatura che riflette, in modo originale ed irripetibile, il riflesso del Padre.

E come novello Adamo, l’uomo di oggi, è sempre più “cre-attore”, attore e responsabile, della propria vita, demiurgo, creatore e donatore del senso di sè, del suo esistere, del piccolo mondo che lo circonda e del mondo in generale. 

La sua opera di creazione  non è una generazione che trae qualcosa dal nulla perchè non ne ha le forze, non è Dio, quindi non è in grado di trarre, di produrre “nulla dal nulla” (ex nihlo nihil fit), ma è un’opera di attribuzione di senso, di significato.

L’Unicum non è solo “uni” è anche “cum”. La sua vita, la sua ragion di essere ha un valore in relazione agli altri, in concomitanza con gli altri, proprio perchè l’Amore vero è dono, è interazione, è comunione.

Così, l’essere “cum” dell’uomo, il suo essere empatico, la sua capacità di cum-patire (patire insieme agli altri), di cum-dividere, riecheggiano, ancora una volta, la realtà, il mistero di Dio, una comunione di tre Persone che si donano reciprocamente in un tripudio di verità, di bontà, di bellezza.

Che cosa sarebbe la vita umana senza amore? Senza verità? Senza Bontà? Senza bellezza? Sarebbe un giorno senza sole, senza luce, senza calore. Un fiore rinsecchito, un bambino senza fantasia, un deserto di sensazioni ed emozioni. Sarebbe una non vita… che è ancora peggio della morte.

Come Dio è l’Indicibile, l’Ineffabile, così ognuno di noi è un mistero, una realtà che non può essere richiusa, classificata, schematizzata.

E chi si illude di potere generalizzare, di potere prevedere l’uomo si dimentica del libero arbitrio, si illude di poterlo manipolare, di poterlo asservire, di poterlo espropriare della sua unicità, del suo essere, sempre e comunque, un irripetibile  riverbero dell’Ineffabile, Supremo Amore di Dio.

Questo è uno dei grandi insegnamenti di Giovanni Paolo II: esempio vivente dell’amore che deve unire gli uomini, della dignità di ciascuno di noi, anche nella sofferenza, anche nella malattia, anche nel dolore, anche davanti alla morte, perchè dal momento nel quale siamo concepiti al momento nel quale spiriamo, non cessiamo mai di essere una scheggia d’amore, una testimonianza dell’Ineffabile mistero di Dio Padre.

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3 Risposte to “MEDITAZIONI SULLA GENESI (Karol Wojtyla)”

  1. Aldo Cannavò Says:

    Il saluto sanscrito NamasKar significa: con la mente ed il cuore saluto Dio che è in te. Basta prendere coscienza che Dio è anche in noi,per vivere intensamente la nostra realtà ed il rapporto col nostro prossimo.Dobbiamo educarci progressivamente a prendere coscienza di questa grande realtà ed il nostro atteggiamento nei nostri riguardi e di chi ci stà vicino sarà sempre più gratificante.

  2. Parole che striano la coscienza, per elevarla a valori assoluti.
    Grazie
    Stefano

  3. fishcanfly Says:

    E’ vero quanto tu dici, ma l’uomo attualmente non fa nulla per dimostrare tutto ciò che hai detto… per questo mi fa male, perchè dovrebbe proprio quello che ho appena letto!!!

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