Collaboriamo per senso di colpa non per egoismo

Uno studio, compiuto nell’Università dell’Arizona e pubblicato sulla rivista Neuron, ha cercato di capire e spiegare perché scegliamo di collaborare piuttosto che di agire egoisticamente nei confronti degli altri.

Gli autori che se ne sono occupati sono un gruppo eterogeneo di neuro scienziati cognitivi ed economisti, formato da Luca Chang, Alec Smith, Martin e Alan Dufwenberg Sanfey.

Il senso di colpa è il risultato della nostra percezione di non essere all’altezza delle aspettative degli altri. Si tratta di un’emozione che, con molta probabilità, affonda le sue radici nella storia evolutiva degli esseri umani. E l’avversione al senso di colpa è un fattore motivante nel comportamento cooperativo.

“A spingerci a compiere questo studio” ha dichiarato Chang, “è stata l’intenzione di cercare di capire perché le persone cooperano”.

“Un’idea diffusa è che la maggior parte della gente coopera perché si sente bene a farlo. E ci sono alcuni dati tratti dalla fMRI del cervello che mostrano come quando cooperiamo con gli altri si attivano le aree cerebrali collegate alla soddisfazione dall’avere ricevuto un premio “, ha detto Luke Chang.

“Ma c’è anche un altro tipo di motivazione che ci induce a fare il bene, è il fatto che non vogliamo stare male. Questa è l’idea che sta dietro alla nostra avversione al senso di colpa”, ha aggiunto.

Una simile ipotesi è intrigante e dirompente perché ribalta le concezioni tradizionali che vogliono il nostro comportamento in sintonia con gli altri come frutto di scelte egoistiche, edonistiche, utilitaristiche. Invece, qui la situazione è diversa, la motivazione a collaborare con gli altri nascerebbe da una spinta di natura morale.

Per verificarlo, gli studiosi hanno chiesto a 30 volontari di impegnarsi in un gioco appositamente progettato per provare la teoria matematica di Dufwenberg sull’avversione al senso di colpa.

Nel corso dell’esperimetno ai volontari è stato affidato il ruolo di “investitori” chiedendo a loro di assegnare una certa quantità di denaro ad un “fiduciario”, le aspettative del quale, nei confronti dell’investitore, erano state esplicitate. I fiduciari sono stati poi esaminati utilizzando fMRI mentre decidevano quanti soldi avrebbero dovuto essere restituiti ai loro investitori.

“La mia teoria è, quindi, di concentrarsi sulle aspettative dei giocatori”, ha detto Dufwenberg. “Mi sento colpevole, se io ti do di meno di quanto credo che ti aspetti che ti dia. Poi abbiamo provato a misurare le aspettative in una situazione sperimentale. La teoria predice quando la gente si sente in colpa. Poi vediamo come questo si correla con l’attività cerebrale.”

Le scansioni fMRI hanno identificato le regioni del cervello coinvolte nella cooperazione motivate dal senso di colpa mentre i 30 soggetti studiati prendevano le loro decisioni se fidarsi o meno di un partner. I risultati hanno provato che diverse aree del cervello si sono attivate durante queste decisioni sulla base della loro scelta di collaborare o di abusare della fiducia dell’altro per massimizzare il proprio tornaconto finanziario.

Il rapporto afferma che “un sistema neurale precedentemente implicato nella trasformazione delle aspettative svolge un ruolo critico nella valutazione dei sentimenti morali, i quali, a loro volta, sono in grado di sostenere la cooperazione dell’uomo di fronte alla tentazione.”

La società civile è basata sulla cooperazione e la fiducia, dai comportamenti più semplici ed informali, come aprire una porta per una persona che porta i pacchetti pesanti, a quelli più complessi come gli accordi legali tra aziende o paesi. Comprendere le strutture neurali alla base di questi comportamenti promette di offrire nuove conoscenze sui comportamenti complessi di fiducia e reciprocità.

Chang ha detto che la collaborazione tra gli economisti, gli psicologi ed i neuroscienziati è fondamentale nella comprensione dei complessi meccanismi biologici alla base dei comportamenti sociali, come la colpa, ed ha implicazioni per capire una serie di disturbi clinici come l’ansia e la depressione e come cercare di provi rimedio, nel mondo reale, con la psicopatia.

Alan Sanfey, l’autore senior della ricerca, ha spiegato che “lo studio dimostra il potenziale di collaborazioni interdisciplinari di questa natura, per esempio, nello sviluppo di modelli più completi di come le persone prendono delle decisioni in situazioni sociali complesse”.

In qualità di economista comportamentale, Dufwenberg sostiene che aspetti come le emozioni possono essere importanti fattori di risultati economici, e che i modelli matematici che gli economisti usano possono essere adottati in modo più massiccio per comprendere tali aspetti psicologici.

“Alla fine, è uno scambio doppia mandata. Gli economisti prendono ispirazione dal concetto di un uomo più ampio di quello che usano di soltio perché lo mutuano dalla psicologia, ma allo stesso tempo hanno qualcosa da offrire agli psicologi attraverso i loro strumenti di analisi.”

“Ricordate come il senso di colpa dipende dalle credenze sulle credenze in merito ai risultati? Questi sono difficili da osservare, è una sfida difficile. Sono entusiasta all’idea di utilizzare gli strumenti delle neuroscienze per verificare la mia teoria economica”.

Il risultato che ridimensiona le tesi a lungo sostenute di un uomo che collabora con gli altri sono mosso da intenti utilitaristico-egoistici, è un ulteriore prova che si aggiunge ad una nuova concezione delle relazioni interpersonali, un’evidenza che si rende conto di quanto sia più complessa la realtà rispetto al classico approccio matematizzante e povero degli economisti. Un comportamento mosso dal desiderio di non provare il senso di colpa, di non deludere gli altri e le nostre aspettative è positivo e dimostra, ancora una volta, come l’Era dell’Unicum sia basata su precisi valori, in parte diversi dal passato, tra i quali si stagliano l’empatia e la morale stessa.

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Una Risposta to “Collaboriamo per senso di colpa non per egoismo”

  1. Aldo Cannavò Says:

    Per paura del senso di colpa spesso si ribalta la realta chiamando cattivo ciò che è buono ma non ci piace e buono ciò che è cattivo ma ci piace.L’uomo è sempre stato un grande manipolatore della sua coscienza,che gli fà spesso credere quello che preferisce,non quello che è giusto. Il saggio cerca la verità,lo stolto cerca la giustificazione.

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