Placebo: non è più magia, anche la scienza e la medicina ufficiale se ne convincono sempre più

Conosciuto da secoli ma di difficile interpretazione, l’effetto placebo è, in genere, sottostimato dalla medicina ufficiale, che, lo ha, a lungo declassato o, al massimo relegato nella categoria subalterna della medicina psicosomatica, se non, addirittura, disprezzato associandolo alla magica.

Nella Nuova Era, mentre è in corso un cambiamento epocale di pensiero, di valore, di logiche e si sta affermando sempre più il trend del Wellthiness, anche la medicina ufficiale sta, lentamente, ritornando sui suoi passi, ed un crescente numero di medici “ortodossi”, quindi non”alternativi”, inizia non solo a rivedere le precedenti opinioni sui placebo, ma anche ad utilizzarli in modo sistematico per la cura dei pazienti.

Ma che cosa è il placebo?

L’effetto placebo ha luogo quando si ottiene un esito curativo-terapeutico impiegando una sostanza normalmente priva di efficacia come può essere la somministrazione di compresse che non contengono nessun tipo di principio attivo.

Il termine “placebo” rimanda al latino placere, ovvero piacere, nel senso che si tratta unicamente di un modo per compiacere le aspettative del paziente.

L’effetto placebo è, dunque, come accennato poco fa, in genere sottostimato dalla medicina ufficiale.

Tuttavia recenti studi hanno dimostrato che l’attesa, l’aspettativa dell’evento benefico e curativo mette in moto una serie di reazioni neurochimiche che liberano una serie così detti “mediatori” in grado di influenzare profondamente, spesso in senso terapeutico, varie ed importanti attività fisiologiche come la percezione del dolore, il controllo dell’attività respiratoria, la personalità, la risposta immunitaria.

A prendere in seria considerazione tutto ciò, non sono più semplici maghi, lestofanti, sciamani, stregoni… ma, come stanno provando i risultati di alcune indagini in corso, proprio gli esponenti della medicina ufficiale e scientifica.

Non importa, quindi, se i rimedi che funzionano con l’effetto placebo sono, semplicemente, finti farmaci utilizzati o per soddisfare il paziente o per compiere degli studi clinici. Il numero dei medici e degli psichiatri che tendono a credere nella loro efficacia sta crescendo in modo esponenziale.

In un recente sondaggio, condotto da McGill, psichiatria, e da Amir Raz, è emerso che, su un campione di medici e psichiatri canadesi, un intervistato su cinque ha somministrato o prescritto un placebo. Inoltre, una percentuale ancora maggiore di psichiatri (oltre il 35 per cento) ha ammesso di prescrivere dosi subterapeutiche del farmaco (perciò dosi che sono al di sotto, a volte notevolmente al di sotto, il minimo livello raccomandato per avere una corretta funzione terapeutica) per curare i propri pazienti.

Prescrivere pseudoplacebo – ossia trattamenti che sono attivi solo in linea di principio, ma che è improbabile che siano efficaci per la condizione che deve essere curata, ad esempio, usando le vitamine per curare l’insonnia cronica, è, invero, una pratica più diffusa di quanto possiamo pensare secondo il sondaggio.

Secondo Raz ed i suoi colleghi ciò si giustifica dal fatto che i medici si stanno dimostrando sempre più disposti a prescrivere sostanze biochimicamente attive, anche se a dosi più basse di quanto possa essere efficace.

L’indagine, che è stata anche progettata per esplorare gli atteggiamenti verso l’uso delle cure ad effetto placebo, ha trovato che più del 60 per cento degli psichiatri ritiene che i placebo possano veramente avere degli impieghi che diano reali risultati terapeutici. Si tratta di una percentuale significativamente maggiore nei confronti dei medici che credono in tale efficacia.

“Gli psichiatri sembrano dare più valore all’influenza esercitata dai placebo sulla mente e corpo”, a detta di Raz.

Solo il 2 per cento degli psichiatri ritiene che i placebo non abbiano nessun beneficio clinico.

L’interesse di Raz nei confronti dei placebo, della loro diffusione e delle loro reali capacità terapeutiche, nasce dal suo impegno in tre campi molto diversi: le sue indagini di come la psicologia della gente è influenzata dalle proprie aspettative di ciò che sta per accadere, da una serie di studi che egli ha compiuto nell’ambito dell’inganno, e da un periodo nel quale ha esercitato, persino, la professione di mago.

Insieme, queste tre aree distinte di esperienza hanno portato Raz ad esplorare un argomento ed un campo del sapere scientifico molto discusso e che genera molto disagio nella pratica medica per molti professionisti: l’uso del placebo in medicina.

“Mentre la maggior parte dei medici probabilmente apprezza i meriti clinici dei placebo, le linee guida limitate e la conoscenza scientifica, come pure le considerazioni di ordine etico, impediscono una discussione aperta sul modo migliore che potrebbe consentirci ad introdurre, senza più tante remore e polemiche, i rimedi placebo in ambiente medico” commenta Raz.

E, poi, aggiunge: “Questa indagine fornisce un prezioso punto di partenza per ulteriori ricerche per capire gli atteggiamenti effettivi che hanno i medici nei confronti dell’uso del placebo.”

Ovviamente la strada è ancora lunga prima che i placebo vengano impegnati in modo corretto e, soprattutto, etico, con cognizione di causa e senza doppi fini utilitiaristico-speculativi, tuttavia, la strada è aperta…

Il tema è contraddittorio, complesso, ha sfaccettature di tipo etico prima ancora che medico. Non stupisce, dunque, che ci chiamino in prima persona a riflettere sul loro utilizzo, sulla loro efficacia.

Allora proviamo a domandarci:  noi che cosa ne pensiamo?

Usiamo già i placebo? Se sì, perchè? Sono davvero efficaci? In fin dei conti, perchè tanti di noi li preferiscono ai medicinali chimici? Non è, magari, anche questo un modo per dimostrare che, oggi più che mai, ha senso solo un approccio olistico alla malattia? Una prova che questa è davvero l’era del Wellthiness?

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