Bibi: la voglia di sorridere di una donna sfigurata dal marito talebano

Dagli anni ’80 dello scorso secolo, in Afganistan, il regime talebano ha messo in auge un’usanza pressoché agghiacciante e disumana: quando una donna si rifiuta di sposare l’uomo predestinatole dai genitori, decide di divorziare, o, magari, tradisce il marito, le viene sfigurato il volto.

Un’usanza terribile che dimostra la totale non considerazione nella quale sono tenute le donne. Niente dignità, niente rispetto, niente libertà: non sono persone, non hanno diritti, ma solo il dovere di sottostare completamente al volere dei genitori o degli uomini che diventeranno, di fatto, i loro mariti-nuovi padroni.

Nell’ormai lontano 1985 il National Geographic era uscito con in copertina un’incantevole ragazza afgana.

Non aveva un nome, ma il suo sguardo tormentato, i suoi affascinante occhi verdi, il viso incorniciato da uno scialle cremisi sulla testa, denunciavano una terribile storia di sofferenza, un’esperienza che non dovrebbe mai provare nessuno, tanto meno una donna, soprattutto se poco più che una bambina.

Venticinque anni dopo, il Time magazine ha dedicato un’altra copertina ad un’altra bella ragazza afgana.

Anche questa volta la giovane aveva gli occhi accattivanti –ma marroni, invece di verdi – capelli lucidi nerissimi ed un’espressione molto eloquente. Una bellissima fanciulla.

Ma ciò che ha dato all’immagine una dirompente capacità narrativa ed un enorme potere politico non era qualcosa che aveva la ragazza, bensì ciò che mancava al suo volto attraente: il naso.

Al suo posto c’era un buco ampio quasi quanto una seconda bocca aperta in uno sbadiglia. Un’orribile cavità nel mezzo di un volto tanto affascinante. Così, se gli ormai famosissimi occhi immortalati dal National Geographic erano stati tanto capaci di raccontare al mondo intero la disperazione di una nazione abbandonata, che cosa ci dice, oggi, il volto del Time, con la sua quasi grottesca ferita, riguardo alla situazione dell’-Afganistan di oggi?

La ragazza senza il naso è Aisha Bibi, una diciottenne della provincia meridionale afghana dell’Oruzgan.

La sua storia è simile a quella di altre decine di donne che hanno avuto la malaugurata sorte di essere sottoposte ad una legge a dire poco deprecabile.

Ma, Bibi, a differenza di tante altre, oggi ha la possibilità di ricostruirsi una vita, diventando un modello un esempio, una speranza per tutte.

La sua drammatica vicenda inizia nel 2009, quando fugge dalla casa del marito, per i continui maltrattamenti, le violenze e le percosse subite. È il destino di abbietta schiavitù con il quale, non di rado, tante donne in Afghanistan, sono costrette a convivere senza potersi ribellare. Bibi è stata data a suo marito all’età di 12 anni, come pagamento per risolvere una controversia, una pratica molto diffusa in Afghanistan denominata “Baad”.

La ragazza resiste per sei lunghissimi anni di torture ed abusi, poi, non riuscendo più a sopportare le violenze, scappa rifugiandosi nell’unico luogo che conosceva: a casa dei genitori.

E qui il marito talebano la raggiunge, arrivando una notte e chiedendo ai genitori di lei che gli venga riconsegnata perché sia fatta giustizia. Quindi l’uomo la porta via, in un recondito luogo di montagna dove il comandante locale talebano emette un verdetto impietoso nei suoi confronti.

La povera giovane viene bloccata dal cognato, mentre il suo primo marito le taglia le orecchie e, poi, anche il naso È abbandonata al suo crudele destino dai suoi torturatori e dalla magistratura speciale dei talebani. Il comandante talebano che ha emesso la sua condanna, spiega che l’esemplare punizione di Bibi “deve essere un monito per incutere la giusta paura ed il timore in tutte le altre ragazze del paese che cercano di fare la stessa cosa”. Bibi racconta che ‘Quando mi hanno tagliato il naso e le orecchie, sono svenuta. Nel mezzo della notte mi sentivo se ci fosse dell’acqua fredda nel mio naso. Ho aperto gli occhi e non riuscivo nemmeno a vedere tanto ero piena di sangue’ Con l’aiuto dei militari americani e degli operatori umanitari, la ragazza sfigurata viene trasportata a Kabul, in un rifugio per donne gestito da un organismo afghano-americano, “Donne per donne afghane” (WAW).

Qui Bibi rimane, sotto la cura di assistenti sociali, fino ad agosto 2010. Poi viene portata in California per sottoporsi ad un delicato intervento di chirurgia ricostruttiva, presso il Grossman Burn Center.

Dopo una serie di valutazioni psicologiche, il personale medico della Fondazione decide che Aisha ha bisogno di un periodo di sostegno psicologico e di terapia prima di poterle dare il consenso informato a sottoporsi ad una serie estenuante di operazioni chirurgiche che potrebbero comprometterne seriamente la salute.

Rebecca Grossman moglie del presidente della Grossman Burn Foundation, sottolinea che “Aisha è solo una delle migliaia di donne che sono trattate con durezza spaventosa in Afganistan. Aisha non può che ricordare la sua riduzione in schiavitù ogni volta che si guarda nello specchio. Ma ci sono delle volte che finsce persino per ridere al suo aspetto. E in quel momento si vede il suo spirito adolescente, il suo desiderio di sfuggire da un corpo che ha subito una terribile ingiustizia.”

Di seguito Bibi viene trasferita a New York, dove rimane sotto la cura e la vigilanza del WAW. “A Kabul era stata molto bene con noi”, dice Esther Hyneman di WAW. “È rimasta con noi per nove mesi. Quando è arrivata in California, è regredita. Pensiamo che questo sia successo perché le mancava molto un amico che aveva conosciuto nel rifugio delle donne a Kabul. È stato anche un enorme shock culturale, per lei, e ci è stato qualche problema ottenere il suo visto”.

Così la WAW ha rinviato sine die l’operazione. Alla fine, però, Bibi ottiene il nulla osta e viene sottoposta all’intervento che le ridona, oltre al naso, la sua originaria bellezza e la vita.

“Ora è sì, a propsio agio con il suo nuovo aspetto”, dice Hyneman. “Non si nasconde più. Ha una protesi che le hanno fatto a Grossman Burn. È veramente un’opera d’arte. La incoraggiamo ad indossarla, ma non sempre se la mette.” La WAW ritiene che la cosa migliore perchè Bibi si riesca ad adattare alla sua nuova vita in America sia di ricevere un’educazione.

“Non è mai andata a scuola “, dice Hyneman, “e non ha nemmeno le più elementari conoscenze di base. Per esempio, ho comprato una mappa del mondo e lei non aveva la più pallida idea di dove si trovasse. Non riusciva a trovare né l’Afghanistan né il Pakistan. Ma il punto che voglio sottolineare è che è una persona incredibilmente intelligente.”

“Le abbiamo insegnato l’inglese e la matematica, e alcune nozioni di base”, ma Hyneman spiega che Bibi ha già una sorta di dote innata per l’utilizzo del computer.

“L’unico problema è che è propensa a ricercare i siti con le fotografie dei talebani”, dice Hyneman. “E quando li vede, impazzisce, grida e piange per quello che le hanno fatto i talebani e che sa che continuano a fare ad altre donne. Così cerchiamo di scoraggiarla dal visitare questi siti web”

La storia di Bibi è testimonia  di come molte donne afgane sono costrette, ancora oggi, a subire ogni tipo di angherie, di torture e di violenze in una società patriarcale. Sono relegate al rango di schiave domestiche, e non possono ribellarsi alla forza bruta degli uomini che dominano la società tribale. Questo è, indubbiamente, il contesto nel quale si è svolto l’efferato e feroce contro una ragazza indifesa che chiedeva solo di non subire più violenze e torture, niente di più. Hyneman spiega che “è sbagliato concentrarsi sul caso di Aisha, come se fosse l’unica donna che ha subito questo trattamento. La gente deve rendersi conto che rappresenta tutte le donne che sono già morte, o che sono minacciate di venire deturpate, o di essere lapidate a morte.” L’ONU stima che quasi il 90 per cento delle donne in Afghanistan soffre di una qualche sorta di abuso domestico. Ma i talebano hanno smentito una simile dichiarazione. ‘L’Emirato islamico dell’Afghanistan respinge questa falsa affermazione degli americani, che stanno pubblicando queste menzogne solo per distogliere l’attenzione della gente dalla loro sconfitta chiara e vergognosa’, afferma un portavoce. Invero la situazione femminile, durante il regime talebano, era drammatica. Le donne non potevano andare a scuola, né parlare alla radio o in televisione. Lo sport era off-limits per loro, e un eventuale adulterio era punito con la lapidazione a morte. Ora, la situazione va migliorando, così nonostante il codice di abbigliamento informale rimanga ancora restrittivo, il 25% dei seggi parlamentari è occupato da donne. Per Hyneman “Il problema fondamentale è che la sottomissione delle donne da parte dei talebani è una strategia politica. Tenendo in ginocchio il 50% della popolazione, possono controllare il paese.” Che dire, però, di bibi? Che fine farà ora? Sua madre è morta quando era molto giovane e, secondo Hyneman, “non ha nessun amore verso suo padre che l’ha data via senza molte remore. Ha anche una sorella più giovane”, prosegue Hyneman, “che, al WAW, credono possa essere presto consegnata alla stessa famiglia che mutilate Aisha come parte del debito residuo”.

Invero, non sono truppe straniere che possano modificare lo stato delle donne afgane. È un immane lavoro di che deve essere compiuto dall’interno stesso della società afgana, che esige di cambiare codici culturali profondamente radicati e norme di comportamento sancite dalla religione. Solo così si potrà aumentare l’aspettativa di vita della popolazione locale. Questo profondo cambiamento che darebbe una nuova dignità alle donne e per il quale molte stanno iniziando a combattere, è, però, osteggiato anche da molte donne stesse afghane che vedono ancora vedere la tradizione come una sicurezza, indipendentemente da quanto crudele e barbara possa essere nei loro confronti.

Nel 2002 la National Geographic ha rintracciato la ragazza con gli occhi verdi ed ha scoperto che si è fatta una sua vita vicino alle montagne di Tora Bora, preso di mira dai bombardamenti americani per stanare Al-Qaida ed i combattenti talebani.

Il suo nome era Sharbat Gula. Aveva vissuto un’esistenza quasi sempre punteggiata dalla guerra e sognava che, un giorno, le sue figlie potessero andare a scuola. Ma Gula ha anche detto che “la vita sotto i talebani era meglio. Almeno c’era la pace e l’ordine”. I talebani, che hanno un minimo supporto in Afghanistan, lo ottengono perché sono riusciti a capire il profondo desiderio di pace nel paese dopo decenni di conflitti.

La società afgana è una società violenta e misogina. Indipendentemente dal fatto che le truppe straniere vi rimangano o se ne vadano, è importante, se non altro per amore di una discussione onesta, sapere chiaramente quale sia la reale posta in gioco.

La vicenda di Bibi Aisha non è una storia, è il simbolo di una realtà critica che non deve e non può essere trascurata. La bella e fragile Bibi ci insegna, come ha ricordato la moglie di Arnold Schwarzenegger, consegnandole un premio, “che cosa essere coraggiose”, ci insegna che la vita merita di essere vissuta perché nonostante tutte le cattiverie, i soprusi, le violenze che gli altri possono compiere su di noi, non possono toglierci la dignità, la voglia e la forza stessa di vivere

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Una Risposta to “Bibi: la voglia di sorridere di una donna sfigurata dal marito talebano”

  1. è incredibile leggere di certe crudelta’ ma dove arriva la razza umana??queste sono bestie prive di cervello,di cuore e di intelligenza nn vanno nemmeno considerati esseri umani,le donne vanno amte nn sfigurate è uno strazio vedere queste immagini peggio ancora sapere che la polizia locale non fa nulla per fermare questo inferno

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