Lampedusa: un’incredibile storia d’amore

Tante volte siamo abituati a pensare per stereotipi: è più facile, dobbiamo semplicemente applicare un modello, una formula, una semplificazione, uno schema precostituito, che ci rende più facile classificare una realtà complessa o che non conosciamo.

Invero l’opinione pubblica ed i media (mass media e new media) sono una ricca fonte di pre-concetti alla quale, più o meno spesso e volontariamente, attingiamo per formulare le nostre “personali” opinioni.

Per qualche giorno, sono stata a Lampedusa, ospite in un educational, in un viaggio per cercare di capire quale sia la reale situazione sull’isola.

L’obiettivo della visita, organizzata per agenti di viaggio e stampa, era solo uno: di toccare in prima persona, di smetterla di usare le parole ed i pensieri che ci vengono suggeriti dagli altri e di mettere a frutto invece, le nostre capacità intellettive veramente personali: in una parola di capire.

Ma che cosa c’è da capire qui? Che cosa c’è da vedere? Da imparare?

La storia che vi voglio raccontare oggi, non ha nulla degli scoop ai quali ci hanno abituato la televisione, i giornali, internet, negli ultimi mesi.

È la storia di italiani, di gente ordinaria, di uomini e donne, di ragazzi e giovani semplici, come tutti noi che, per una strana coincidenza della vita, sono nati o, comunque vivono, sull’isola che ha le Porte d’Europa: l’incantevole Lampedusa.

Persone semplici, vere, autentiche, ex pescatori, gente di mare che nell’emergenza non si tirano in dietro.

Persone, talvolta umili ma che esprimono i più radicali e radicati valori della Mediterraneità: la sacralità della vita, il culto dell’ospitalità e dell’accoglienza, il rispetto del prossimo e della sua dignità.

Parlando con i giovani lampedusani (sì, proprio i giovani che, per un altro superficiale stereotipo, siamo abituati a considerare senza valori, senza principi, senza cuore e senza anima) è chiaro quanto siano distanti e fuorvianti le idee che ci siamo fatti su quanto accade, ora sull’Isola.

È vero, negli ultimi mesi c’è stata un’emergenza: il numero degli immigrati giunti con mezzi di fortuna, ha superato il numero degli abitanti locali (6.500 contro 6.000 anime).

È vero che la situazione è stata ingestibile per quasi un paio di mesi.

Non mi interessano le dietrologie politiche, mi limito ad ascoltare, ad ascoltare le parole della gente, dei lampedusani.

Perché voglio capire che cosa li ha spinti a gettarsi in mare per cercare di salvare i clandestini naufragati, ad accoglierli, a nutrirli, a vestirli, a prendersi cura di loro.

Quasi come un novello Diogene sono andata passando da un luogo all’altro dell’isola in cerca di una risposta, ponendo domande e tentando di scrutare il cuore della gente.

“Perché lo state facendo?” “Che cosa vi spinge ad aiutare questi disperati?”

Domande che rotolano via nel vento che spazza l’Isola. Parole che volteggiano tra il turchese del mare e le candide spiagge.

Domande che hanno un sapore di antico, quasi mitologico, epico.

Domande alle quali molti, tutti hanno risposto con un’altra domanda ancora più profonda, con un grande insegnamento di vita: “perché non dovremmo, non sono anch’essi esseri umani?”

Esseri umani.

Qualche volta ci dimentichiamo il significato di questa parola o la usiamo in modo inappropriato.

Quando ho chiesto ad un ragazzo autoctono, uno dei tanti (o dei pochi?) di spiegarmi meglio il senso del loro gesto, ha risposto: “un tempo eravamo noi migranti in Tunisia, e ci hanno accolto. Ora sono loro ad avere bisogno di noi. Quando li vedi in mezzo al mare… sono persone, sono uomini e donne come noi, come i nostri genitori, come i nostri fratelli, come i nostri figli… come potremmo restare indifferenti? Con che coraggio? Con che coraggio non accoglierli?”

Parole pesanti come macigni. Questa è l’essenza più pura, più autentica, più vera dello spirito Mediterraneo, dell’amore verso il prossimo, con il quale molte volte ci riempiamo la bocca, ma che stenta a concretizzarsi in azioni, in gesti, in brani di vita.

Lampedusa è il cuore del Mediterraneo.

“È la terra promessa per migliaia di disperati che cercano qualcosa di migliore. Cercano una vita. Cercano, sognano un futuro!” commenta un altro giovane.

“Come possiamo ignorarli? Certo la politica del ‘venite tutti qui’ non è giusta, né nei loro confronti né nei nostri. Ma non possiamo fare finta di niente. Fare finta che non esistano. Fare come a Malta che li lasciano morire nel mare” precisa una donna del luogo.”

Un ex-pescatore afferma scherzosamente ma con molta serietà: “ho litigato con mia moglie perché ho dato a quella gente tanti vestiti, da mangiare, da bere.”

Ma non aveva detto, una volta, “Qualcuno”… “ogni volta che lo avete fatto ad uno dei miei fratelli, lo avete fatto a Me?”

Eroi della solidarietà, eroi dell’amore. Persone semplici, comuni, che, una notte, si gettano nell’acqua fredda del mare per recuperare decine di migranti in balia delle onde, che non esitano a mettere in pericolo le loro stesse esistenze per salvare persone sconosciute, disperate.

Ma perché? E, di nuovo la risposta, non cambia: “perché anche questi disperati sono, prima di tutto e soprattutto, persone, uomini. Hanno una dignità!”

Eroi lampedusani, dei quali pochi, per non dire quasi nessuno parla. Ma che meriterebbero prime pagine dei giornali, trasmissioni televisive perché hanno messo e mettono davanti alla paura, davanti all’egoismo il grande valore della vita, dell’empatia.

Per essere obiettivi fino in fondo, però, non si possono trascurare anche altri aspetti.

In primis il fatto che, davvero, nel periodo dell’emergenza sono accaduti fatti, quantomeno, incresciosi: un esiguo, rispetto alla massa, di immigrati sono entrati nelle case dei lampedusani e li hanno minacciati.

Di contro, però, adesso non è più possibile: la situazione è davvero sotto controllo.

La macchina governativa ha messo insieme una task force davvero efficiente: ho assistito allo sbarco dell’altro ieri sera, dopo che nel pomeriggio ho visto rimorchiare le carrette.

A stento sono riuscita a vedere gli uomini e le donne appena arrivati: come hanno messo piede a terra, sono stati immediatamente caricati su dei pulmini per portarli nel centro di accoglienza.

Altra questione che non va trascurata è il tipo di vita che aspetta gli immigrati una volta giunti a destinazione? Che tipo di dinamiche sociali si innescheranno? che alterazioni avverranno nel tessuto locale?

Per ora limitiamoci a celebrare la generosità e l’accoglienza di una comunità di ex-pescatori che, mentre l’Europa ci voltava le spalle, si è fatto coarico dii un problema dell’intera Unione ed ha tenuto alto l’onore e la dignità di noi italiani, popolo di navigatori e di santi, di artisti e di poeti, di umili eroi con un cuore immenso.

Annunci

Una Risposta to “Lampedusa: un’incredibile storia d’amore”

  1. Aldo Cannavò Says:

    In questa sitazione la brutta figura la fà l’Europa,la quale si disimpegna dicendo che gli altri stati europei hanno più immigrati che l’Italia.Non riconosce però,o finge,che nel resto dell’Europa sono giunti progressivamente in molti anni,mentre in Italia stanno giungendo in grandi quantità in pochi mesi,senza darle il tempo di adeguarsi alla situazione. Gli altri stati europei hanno inoltre razziato l’Africa,creando l’attuale situazione di miseria, più degli italiani ed è quindi giusto che ora paghino il loro debito.Penso però che non abbiamo ministri capaci di mettere la comunità europea di fronte alle sue responsabilità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: