Wim Hof, Ice Man: superportere della nostra mente sul corpo per imprese extra-oridinarie

La nuova generazione di uomini che si sta diffondendo nell’Era in stato nascente, è dotata di particolari facoltà che, rimaste latenti o inutilizzate per millenni, ora stiamo ricominciando a scoprire. Al momento ci sembrano ancora fantascientifiche, incredibili, o proprie di qualche particolare individuo, un guru, uno yogi… invero si tratta di potenzialità inespresse che ciascuno di noi ha… ma che, di frequente, ignora o non riesce a mettere a frutto.

 

Si tratta di talenti, talvolta, spettacolari e sorprendenti, che provano l’insospettabile potere che la nostra sfera mentale, il pensiero ha sulla sfera fisica, sul corpo, con la possibilità di gestire il dolore fisico, di riuscire a camminare sui carboni ardenti, di sdraiarsi su letti di chiodi senza provare dolore…

In questa categoria di stupefacenti doti, è molto significativo, anche in termini di Wellthiness, proprio il fatto che, con un corretto impiego delle nostre doti psichiche, potremmo riuscire a gestire in modo agevole la sofferenza fisica il che potrebbe aprire le porte non solo ad imprese al limite dell’incredibile per soggetti normali, ma anche a conquistare una migliore qualità della vita per chi è costretto a convivere con il dolore fisico.

Nella schiera di chi riesce ad avere una notevole padronanza sul proprio corpo così da indurlo a superare sfide impensabili, c’è Wim Hof. 

Nato il 20 aprile 1959, è un olandese molto speciale. A suo modo, è un supereroe, perché ha sviluppato una serie di “poteri” dei quali, invero, almeno in linea di principio, ciascuno di noi è provvisto ma che, comunque, quasi nessuno riesce ad utilizzare in modo efficace.

È comunemente soprannominato Ice Man o l’Uomo venuto dal ghiaccio.

La sua notorietà dipende, dunque, dall’avere sviluppato una extra-ordinaria capacità di resistere alle temperature estreme. Ossia riesce a compiere imprese al limite dell’umano e dell’incredibile. Così il suo palmares include la possibilità di nuotare sotto il ghiaccio e stare dentro contenitori completamente pieni di ghiaccio, una scalata del Monte Bianco, all’addiaccio, con indosso soltanto un paio di pantaloncini corti…

La sua ultima sfida è stata di compiere, in cinque ore e mezza, una maratona di 26 miglia al circolo polare artico, a temperature tali che avrebbero ucciso un qualsiasi uomo. Anche qui, Ice Man ha messo alla prova se stesso e la natura correndo a piedi scalzi e con addosso solo un paio di pantaloncini corti.

Il suo rapporto con il freddo ha un antecedente drammatico: in tenera età ha rischiato di morire assiderato.

Ma il vero amore per il gelo è iniziato all’età di 18 anni, allorchè, immersosi in acqua gelida per 30 secondi, sostiene di “avere trovato il suo io interiore”. Da allora ha dedicato tutta l’esistenza adulta a sfidare e conquistare il freddo.

“Il freddo non è nostro nemico. Il freddo è il nostro migliore amico. Perché impariamo a controllare il nostro corpo e la nostra mente”, afferma con convinzione. Ed aggiunge: “la paura è qualcosa di reale. Dobbiamo solo capire come affrontarla”.

Le performance fisiche che Wim Hof riesce ad avere sono strettamente connesse alla sua forza mentale: “Io sono in grado di controllare il corpo, solo attraverso il potere della mente.”

Definendo la sua impresa al Polo, ne parla come “una sfida per il corpo, la mente e le mie relazioni”.

Wim è, effettivamente, in grado di regolare il calore corporeo controllando la temperatura della pelle. Si tratta di un enigma medico, perché può resistere ad un freddo che ucciderebbe o ferirebbe gravemente qualunque altro essere umano.

Di fatto Wim si serve del Tummo, una pratica tantrica con la quale si mette nelle condizioni di intervenire sulla temperatura del proprio corpo regolandola in funzione delle esigenze climatiche esterne.

Il Tummo è una pratica utilizzata, di norma, dai monaci Yogi in Tibet.

A quanto pare, Wim è uno degli unici casi noti al mondo, di non-monaci ad avere un acquisito la padronanza del proprio corpo con il Tummo.

Ciò, in un certo senso, avvalora l’ipotesi che un simile “superpotere” sia implicito in tutti gli esserei umani, anche in ciascuno di noi, il problema è solo che, come già molte volte ribadito, non sappiamo di averlo o come gestirlo in modo efficace.

Wim dimostra, pertanto, che il freddo estremo può essere contrastato attraverso il controllo del fisico esercitato esclusivamente tramite il potere della mente.

Cercando di spiegare la sua capacità di resistere a temperature estremamente fredde, egli ne parla come di un processo che lo mette in grado di alterare il termostato interno del proprio avvalendosi delle facoltà cerebrali: in sintesi di gestire il corpo, le sue sensazioni, e le esperienze fisiche correlate, con il cervello. E, per riuscire ad innescare questa forza interiore, si serve di avanzate tecniche di respirazione.

Durante una serie di prove di allenamento, nelle quali, Ice Man è stato controllato e studiato dai medici, è emerso che le sue capacità di controllare i propri livelli fisiologici sono al di là di ogni aspettativa. Generalmente, una persona normale, dopo pochi istanti di immersione in acqua gelida, inizia a mostrare sintomi come la mancanza di fiato, la progressiva perdita di lucidità, un diffuso formicolio, un crescente dolore insopportabile ed un considerevole incremento della pressione arteriosa. Con stupore degli scienziati, nulla di ciò accade a Wim: la sua pressione sanguigna rsta quasi intatta, niente dolore, niente formicolii,… così sono stati costretti ad ammettere che “Wim ha una capacità quasi sovrumana di resistere a freddo”.

Il suo superpotere di concentrare l’attenzione sul termostato interiore inducendo una reazione di auto-riscaldamento, è spesso ricollegata all’analoga facoltà di Lewis Gordon Pugh, che ha stupito il mondo diventando il primo uomo a nuotare per un kilometro nelle gelide acque del Polo Nord.

Come Wim, anche Lewis, per superare la sfida del gelo, si è sottoposto ad un rigoroso allenamento mentale, ancora prima che fisico, facendosi aiutare, da vari tipi di trainer, incluso uno specializzato proprio nel controllo della mente.

Così, prima di mettersi alla prova nelle acque artiche, Lewis si è preparato per circa un quarto d’ora, utilizzando il potere della mente per surriscaldare il corpo.

Nel training Lewis si è immaginato di nuotare nelle acque del Polo, prefigurandosi ciò che avrebbe visto e provato, e come si sarebbe sentito una volta conclusa l’impresa. Quindi, la scena della sfida, ripetuta molte volte, alla fine, quando si è presentata nella realtà, è stata una specie di deja vu per lui.

Al momento di gettarsi in acqua, la sua frequenza cardiaca era passata dai 70 ai 160 battiti al minuto e la sua temperatura era aumenta da 37C a 38.4C, il che lo ha portato a sudare copiosamente. Tutto questo senza muovere un muscolo, mentre una persona normale, anche dopo 30 minuti di intenso esercizio fisico, non sarebbe stata in grado di raggiungere uno stato fisico analogo.

Inoltre per rendere ancora più efficace il risultato, Lewis ha ascoltato musica rap molto dura ed aggressiva, in particolare Eminem.

Descrivendo il modo nel quale gli è possibile nuotare in acque più adatte per le foche, le balene e orsi polari, che per uomini, le parole di Lewis non lasciano dubbi: “Prima di entrare, il mio corpo si sente come una fornace. Divento molto aggressivo, e tutto quello che mi circonda mi sembra quasi che si rallenti. Poi mi lanciano in acqua”.

Sia Wim e Lewis dimostrano che superare delle condizioni così dure ed estreme non sia impossibile, è solo questione di una grande forza e determinazione. Entrambi hanno in comune la capacità di controllare il corpo con il potere della mente, e di gestire entrambi come un’unica realtà che interagisce. È un concetto olistico, uno dei fondamenti del Wellthiness dove corpo e mente non sono due realtà separate, ma interconnesse che cooperano e collaborano per garantirci il benessere, la salute e la felicità. Se ci riflettiamo bene, tante volte, siamo ancora legati alla tradizionale visione della dualità tra corpo e mente, riprendendo la vecchia teoria di Cartesio che li vedeva come due realtà separate, guidate da un curioso meccanicismo che consentiva a loro di compiere esperienze parallele senza avere nulla in comune.

Per cercare di svelare i segreti del nostro corpo e della nostra mente e per capire come non sprecare un così prezioso poatrimonio naturale a nostra disposizione e come utilizzare al meglio una simile mole di potenzialità inespresse, molti studiosi si stanno cimentando in ricerche che, solo pochi anni fa non erano prese minimamente in considerazione dalla scienza ufficiale che le etichettava, semplicemente, come fenomeni da baraccone, stranezze o trucchi per attirare l’attenzione.

Oggi, invece, vengono studiate con grande dovizia perchè ritenute una fr0nitera anche nell’ambito delle cure mediche e del Wellthiness.

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