Milagros: la bambina “sirena”, un miracolo di nome e di fatto

Nella mitologia e nella religione greco-romana le sirene erano esseri mostruosi, crudeli con mezzo corpo di uccello e mezzo di donna. Onniscienti, sono delle Arpie che, con il loro canto, ammaliano i marinai e li portano alla morte. Invero c’è anche un’altra tradizione che le vuole consolatrici degli esseri umani angosciati dal loro destino ed, in particolare, dalla morte.

È solo nel Medioevo, nell’VIII secolo, che vengono descritte come donne con la parte inferiore a forma di pesce.

Nell’immaginario collettivo, però, accanto ai miti ed alle credenze religiose, non mancano nemmeno le tradizioni che la legano alla magia, all’amore, al desiderio di immortalità da parte di un essere destinato a dissolversi in schiuma marina, secondo la celebre fiaba “la Sirenetta”di Hans Christian Andersen.

Ma c’è anche un’altra realtà, ben più reale e concreta, quindi più terribile e crudele, richiamata dalla figura delle Sirene.

Si tratta di una condizione molto rara, della quale si conoscono solo 300 casi dei quali tre sono sopravissuti dopo il parto, definita “sindrome di sirena” o “sirenomelia”.

A differenza di tutte le storie e le fantasie coltivate dai nostri antenati, qui si tratta di una situazione concreta, una rara malformazione per la quale un bambino nasce con gli arti inferiori attaccati ed i piedi disgiunti, il che lo rende simile proprio ad una sirena ittiforme.

Che cosa significa in termini di Wellthiness? Che succede quando una bambina nasce con il corpo “da sirena”?

In linea di principio, tralasciando la questione fisica, ossia in termini di relazioni con gli altri e socializzazione, non ci dovrebbero essere molti più problemi di una qualsiasi altra anomalia fisica.

Ma, invero, non è così, perché al problema fisico se ne assomma uno, assai più grave e potente, di matrice culturale.

In Perù si crede che in un lago vivano le Sirene, esseri mostruosi e crudeli dei quali non si può non avere paura.

Inoltre l’antica tradizione racconta che, quando una donna incinta si immerge nelle acque del lago, la maledizione cade sul bambino che porta in grembo, rendendolo come una sirena.

È questo il caso della piccola peruviana –Milagros Cerron, nata nella città di montagna di Huancayo, a 200 km ad est di Lima, da una famiglia molto povera, e colpita proprio da sirenomelia.

Dagli esordi, la sua breve vita è costellata da un eterogeneo miscuglio di superstizione e scienza, di religiosità e pregiudizi, di amore e di terrore, di speranza e di determinazione.

Una storia che mette alla dura prova tutti i protagonisti, novelli Ulisse costretti a sfidare il mortifero canto delle sirene in nome della vita e degli affetti.

Al momento del parto, dopo un’ora e mezza di travaglio, mamma Sara, ignara delle condizioni della piccola, è felicissima per la nascita della primogenita. “Non sapevo del suo problema e quando l’ho sentita piangere forte, come fanno i neonati, ero allegra.”

Intanto il personale medico è ammutolito e terrorizzato nel vedere la malformazione che, nel religioso ed anche superstizioso Perù, è ritenuta ancora una maledizione.

Lo stesso papà, Ricardo, quando ottiene il permesso di vedere la propria bambina è sconvolto: “era bellissima. Ma quando ho spostato il lenzuolino e l’ho vista sono rimasto scioccato. Perché Dio mi ha fatto questo? Che peccato ho fatto perché mi desse un figlio così?”

Per noi possono sembrare domande assurde eppure non più di mezzo secolo fa, anche nella cattolicissima Italia era diffusa la mentalità e la convinzione che quando un bambino nasceva con una qualche malformazione, fosse una conseguenza di una punizione divina per un qualche peccato commesso dai genitori o dai loro antenati.

La reazione della mamma non è molto migliore. Si chiede: “perché, Dio, mi hai fatto questo? Perchè l’hai fatta nascere così? Non potevi tenerla con Te?… È un dolore intollerabile…”

Dunque, il dolore di Sara è sconvolgente e la donna teme di non avere la forza di superarlo, di affrontare la situazione, di aiutare la bambina.

La reazione dei genitori, all’inizio, è, dunque, almeno in parte ed anche a causa dell’impatto mediatico dell’evento, più focalizzata su se stessi, sul giudizio della gente riguardo al fatto e riguardo alle condizioni della bambina.

Ma, rapidamente, le tenebre si dileguano alla luce ed il sopravvento dell’amore. Iniziano a cambiare prospettiva. Smettono di vedere la bambina come una maledizione, come un mostro, ed incominciano ad amarla per quello che è, indipendentemente dal proprio aspetto.

Nel frattempo, un chirurgo di Lima si offre per operare la bambina cercando di separarle gli ari inferiori.

Di fatto, la maggior parte dei malati di sirenomelia ha gravi danni agli organi interni e muore in poche ore.

L’unica persona nota per essere sopravvissuto a lungo, ossia fino a 16 anni, è l’americana Tiffany Yorks alla quale sono stati separati gli arti inferiori prima che compisse un anno.

Le condizioni di Milagros sono comunque delicate: il suo addome si fonde con le gambe, che sono collegati dalla pelle fino ai piedi strombati, a forma di V.

Fortunatamente la bambina ha le ossa di entrambi gli arti inferiori che possono consentire un movimento indipendente all’interno delle due gambe unite.

Tuttavia, ha un solo rene. Quindi il procedimento al quale deve essere sottoposta è scandito da più fasi. L’applicazione di estensori per dilatare al pelle così da averne a sufficienza per avvolgere i due arti, una volta separati. Poi la separazione stessa ed, infine, una serie di ricostruzioni del suo rudimentale apparato digerente e degli organi genitali che attualmente non possiede.

Dopo una prima operazione preparatoria, che sembra andata bene, le condizioni della bambina iniziano a peggiorare rapidamente, i medici temono si tratti di una necrosi, una cancrena irreversibile.

I genitori sono sconvolti ed affranti perché tutto sembra perduto: ogni vaga speranza svanita.

Presto la situazione si stabilizza e la bambina è pronta per sottoporsi all’operazione per la separazione degli arti.

L’intervento può, però, mettere di nuovo a repentaglio la sopravvivenza della piccola, quindi i genitori decidono di battezzarla “per affidare comunque la sua anima a Dio”. Questa posizione e il nome che scelgono per la bambina, suggellano definitivamente, l’immenso amore di Sara e Riccardo.

La piccola ha, dunque, un’anima, non è senza anima come la Sirenetta e, qualora morisse, non si scioglierà nella spuma del mare, ma potrà ritornare al Signore, in tutta la sua dignità umana.

Ed a sottolineare ulteriormente la dedizione e l’amore dei genitori nei suoi confronti ,si chiamerà Milagros, “Miracolo”…

È il miracolo della vita, che, indipendentemente, dalle fattezze fisiche, è sempre un dono di Dio. Il miracolo della nascita di una creatura, che per quanto poche speranze abbia di sopravvivere, è sempre degna di essere riconosciuta come figlia di Dio. Ma è anche il miracolo della trasformazione dei genitori, del loro amore, un sentimento incondizionate, senza “se” e senza “ma”, il miracolo del dileguarsi dei pre-giudizi e della conversione del cuore.

Ma miracoloso è anche l’esito dell’operazione. Dopo cinque ore di intervento, completamente mediatizzato, l’equipe di Lima dà la buona notizia alle telecamere: l’esito è positivo.

La speranza e il sogno di Ricardo e Sara, di donare alla propria bambina non solo una vita, ma una vita “normale” è ormai una realtà.

La maledizione della sirena ha lasciato il corpicino della bambina, ma, soprattutto, ha abbandonato il cure e la mente dei genitori e di chi la credeva il frutto di un peccato, mentre, invece, non era altro che un altro meraviglioso miracolo della vita e dell’amore.

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3 Risposte to “Milagros: la bambina “sirena”, un miracolo di nome e di fatto”

  1. Le sirene non sono orende perce io sono una sirena . E non poso dirvi il mio nome un ragazzo e namorato di me mi ha vista a Gela notado e cantare una melodia ora non sa che sono cuela sirena noi siamo avistate in tati posti perfarvi capire che esistiamo. culi resti di sirene erano discepoli di patarasa malefci noi cantiamo eli scofigiamo con la melodia . firmato PRICIPESSA DE mar vi parla non avete paura.

  2. non sono codruz son elena meglio raluca che commete laprima cosa che ho scrito.

  3. le sirene non sono cative perche sono una sirena noi ci faciamo veder per farvi capire che noi non siamo legende cuele che ate torovati sono i patarasa che sono uguagli alle sirene noi catiamo belisme melodie noi salveremo il mondo un giorno alatro con la nostra voce melodiosa noi ci trasfoniamo in umane sula terra noi non doviamo entrare contato con l acqua . firmato una sirena.

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