Come sarà e quale età avrà il nostro corpo risorto?

Come sarà il nostro coropo una volta resuscitato? Quanti anni avrà? Quali caratteristiche lo contraddistingueranno?

Ovviamente, per potere cercare di dare una risposta a simili domande, la condizione necessaria e sufficiente è di mettersi in una prospettiva che preveda una risurrezione dopo la morte.

La religione cristiana si è da sempre dovuta confrontare con il mistero della resurrezione del corpo.

IL BACKGROUND STORICO

Da sempre c’è stato chi ha trovato il concetto di risurrezione corporea incredibile, assurdo. A supportare lo scetticismo sono, tra l’altro, secoli di tradizione occidentale nella quale il corpo è la tomba dell’anima (soma=sema).

Le loro controparti moderne hanno ampiamente invaso la società dei secoli precendenti, intrisi di positivismo e di materialismo, diffondendosi anche all’interno della stessa “cristianità”.

Gli antichi greci disdegnano l’idea che il corpo possa mai essere sollevato proprio perché lo ritengono una prigione per l’anima. Così, quando San Paolo parla agli Ateniesi della “risurrezione dei morti [i – plurale]”, viene deriso (Atti 17:32).

Ma già anche al tempo di Gesù, i sadducei negano la resurrezione del corpo (Matteo 22:23; Atti 23:6-8).

Anche alcuni cristiani nella Chiesa primitiva ne sono convinti, pertanto San Paolo condanna come un’eresia, e cerca di correggere la credenza che “Non c’è resurrezione dei morti” (1 Cor 15,12).

In seguito, è la volta di una setta nota come gli gnostici che negare la risurrezione del corpo.

Compiendo un salto di millenni, dall’Illuminismo alla Modernità l’ateismo, naturalmente, respinge l’idea di un corpo umano risuscitato dai morti. Un articolo della Enciclopedia Sovietica, afferma che il concetto di resurrezione è in “contraddizione con le conoscenze scientifiche decisive naturale” (citato in Smith, 1999, 455).

Naturalmente il modernismo religioso ripudia l’idea della resurrezione, in quanto, avendo disincantato, demitologizzato le Sacre Scritture, respinge ogni aspetto ed elemento del miracoloso.

Altri gruppi settari non credono nemmeno che Dio risusciterà il corpo. I Testimoni di Geova ritengono che il nostro corpo sia incorreggibilmente malvagio quindi non sarà mai risuscitato.

Ci sono, poi, i convertiti al dogma del preterismo radicale che negano, a loro volta, la futura risurrezione. Come Imeneo e Fileto, come ricorda San Paolo (2 Tim. 2:17,18):

17-la parola di costoro infatti si propagherà come una cancrena. Fra questi ci sono Imenèo e Filèto,

18- i quali hanno deviato dalla verità, sostenendo che la risurrezione è già avvenuta e così sconvolgono la fede di alcuni.

A loro detta, la risurrezione è già passata, essendo stata spiritualmente effettuata nel 70 d.C, con la distruzione di Gerusalemme.

Antica o moderna, all’interno della chiesa o al suo esterno, la negazione della risurrezione corporea è sempre presente. E nella nostra epoca, che molti teologi non esitano a definire “di analfabetismo biblico”, la dottrina della non resurrezione continua ha molti adepti. Ne vale, dunque, la pena di ritornare un attimo agli insegnanti del Vangelo ed alla proclamazione di uno dei principi fondamentali della fede cristiana: la “risurrezione dei morti” (Eb. 6:1,2).

LA RISURREZIONE NELLA BIBBIA

La Bibbia afferma chiaramente la dottrina della resurrezione dei morti, che può essere sintetizzata nei seguenti passi.

Il concetto di resurrezione è già nell’Antico Testamento, benché non sia formulato come alla luce nel Nuovo Testamento (cfr 2 Tm 1,10). Secondo Gesù, Dio parlando a Mosè di Abramo, Isacco e Giacobbe, gli indica la risurrezione finale (Mt 22:31,32)

31- Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio:

32- “Io sono il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe”? Egli non è il Dio dei morti, ma dei vivi».

Altri passaggi del Vecchio Testamento suggeriscono che il corpo sarà sollevato alla fine (cfr. Giobbe 19:25-27; Psa 17:15;. Isaia 26:19;. Dan 12:2;. Osea 13:14)..

La dottrina della risurrezione corporea è affermata abbondantemente nel Nuovo Testamento (cfr. Gv 5:28-29; 6,39-40; Mc 12:18-27, Atti 17:32, 26:8; Rom 8..:. 23;. 1 Ts 4:16; 1 Cor 15;. 2 Cor 5,1-2;. Fil 3,21)…

Nella prima Lettera ai Corinzi, capitolo 15, San Paolo sviluppa la sua argomentazione partendo dal fatto storico della risurrezione corporea di Gesù Cristo che ha numerosi testimoni oculari, fino a più di 500 persone in una volta (15:1-11).

Quindi, la risurrezione del Signore è garanzia anche della nostra in quanto Gesù è la “primizia” della resurrezione generale che avrà luogo al Suo ritorno (vv. 12-34).

San Paolo poi affronta anche la questione della natura del corpo risorto. Il nostro corpo celeste sarà diverso dal terreno. Di contro alla mortalità del secondo, al suo tipico decadimento fisico, alla sua debolezza, il corpo risorto sarà immortale, resistente ed incorruttibile (1Corinzi  15:53…).

Tuttavia, ci sarà un continuum di identità tra il nostro corpo attuale e il nuovo, risorto. Solo in una simile prospettiva è possibile il termine “risurrezione” (che significa “stare in piedi”) avere rilevanza. Inoltre, ogni corpo avrà la propria individualità (v. 38).

Un’altra differenza fondamentale è che ora abbiamo un corpo naturale, poi ne avremo uno spirituale. Questo probabilmente non significa che saremo come fantasmi, privi di un corpo, ma ne avremo uno diverso, comunque, in grado di interagire con le cose intorno a noi, proprio come Gesù risorto che poteva essere toccarlo e mangiava, dimostrando di non essere semplicemente uno spirito (Luca 24:37-43). Piuttosto, è più probabile che proprio come un corpo naturale è dotato di ciò che gli serve per la vita presente nel nostro universo fisico, il corpo spirituale avrà l’indispensabile per l’esistenza eterna. Così, il corpo risorto non sarà più limitato in modi e dimensioni come il terreno, proprio come il corpo risorto di Gesù poteva entrare nelle stanze chiuse (Giovanni 20:19).

Quindi il nostro nuovo organismo sarà identico nella forma al corpo glorioso del Signore risorto (cfr. Fil. 3:21).

Infine, Paolo enuncia anche l’impatto teologico della risurrezione. Si tratta di una dichiarazione di vittoria (vv. 50-57) sulla morte e sul peccato.

Riassumendo, non ci viene detto esattamente come sarà il nostro corpo nella prossima vita, che età avrà se sarà magro o grasso. Ma, mentre molti credono che avrà qualche somiglianza con il nostro attuale, sappiamo che, in qualunque modo il nostro aspetto o la salute non saranno più modificati dal peccato (sia a causa di eccesso di cibo o non mangiare bene, ereditarie malformazioni, lesioni , invecchiamento, ecc), perciò il nostro corpo non sarà menomato nella prossima vita. Ancora più importante, la natura peccaminosa, ereditata da Adamo (Romani 5:12), non sarà più in noi.

Si tratta di un aspetto già affrontato in Isaia 35:5-6 si dice:

5- Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.

6- Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto,

perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa.

Per alcuni il discorso rimanda a due questioni.

Prima di tutto, c’è il problema delle menomazioni dopo la risurrezione: molti teologi sottoscrivono l’idea che non ci sarà deformità. Ognuno di noi sarà il proprio io perfetto.

Peter Kreeft presenta un ritratto toccante di come il corpo, offuscato dalla caduta in una vita di peccato costante terminata con la morte, sarà completamente trasformato nella resurrezione: “La caduta ha capovolto le cose tra anima e corpo. Prima della caduta, il corpo era una finestra trasparente, uno strumento totalmente malleabile, perfettamente obbediente, servo dell’anima. La risurrezione ripristina questa relazione. Una volta che l’anima perfezionata è completamente sottomessa a Dio, il corpo perfetto può essere del tutto sottoposto all’anima, per l’autorità dell’anima sul corpo è un ente dipendente… L’anima non sarà più frustrata da un semi-indipendente, recalcitrante… ed il corpo sarà un raggio luminoso di luce dell’anima, non un oggetto opaco. Sarà più soggetto e meno oggetto, più veramente nostro e parte di noi.”

Così, si realizzerà un nuovo tipo di unità corpo-anima, un’unità olistica, nella quale, ciascuno di noi sarà, fino in fondo, un Uni-cum.

 QUALE ETÀ AVRÀ IL NOSTRO CORPO RISORTO?

Ammesso, dunque, che né il Vecchio né il Nuovo Testamento, si esprimono in merito, alcuni teologie e studiosi hanno cercato di dare una risposta.

Quando Dio ha creato Adamo ed Eva nell’Eden, Egli ha conferito a loro un’età apparente. Inoltre, a quanto appare Gesù morto e risorto, si manifesta nel momento di massimo fulgore del suo sviluppo fisico.

Dunque, esaminando la questione anche badando alla dimensione materiale, di fatto, il nostro DNA è programmato in modo tale che, ad un determinato punto, raggiunge l’apice del suo sviluppo ottimale dal punto di vista funzionale. Per la maggior parte, are che tale livello si collochi attorno ai venti o trenta anni. Per inciso, la tradizione neotestamentaria e non solo, colloca la Pasqua e la Rissurezione durante il suo trentatreesimo anno di età.

Prima di tale fase, il corpo si sviluppa, poi inizia un processo di lenta involuzione che conduce, infine, alla morte fisica. Con l’età, i muscoli si accorciano, i tessuti connettivi degenerano, declinano dei livelli ormonali, le nostre funzioni neurologiche si riducono. Così, volendo ragionare in termini biologici, ci potremmo aspettare che i nostri corpi saranno risuscitati allo stadio ottimale di sviluppo determinato dal nostro DNA. Quindi si può supporre che quando un credente neonato o anziano muore, verrà resuscitato fisicamente come un adulto, secondo il disegno originario che Dio aveva su lui, quando l’ha creato.

Ancora una volta è interessante vedere come la scienza, malgrado le sue argomentazioni logiche, stringenti e plausibili, da ultimo, non possa rendere ragione della fede e della speranza.

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Una Risposta to “Come sarà e quale età avrà il nostro corpo risorto?”

  1. aldocannav Says:

    Penso che il nostro corpo eterno sarà esattamente come quello di Adamo ed Eva nel Paradiso, cioè come Dio li ha creati.Il nostro corpo attuale è modificato dal peccato originale ed adattato alla vita terrestre, quindi alla materialità dell’animale.

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