Mark Pollock: il cieco che cammina è paralizzato ma non cede al destino

Vedere il bicchiere mezzo pieno è il modo più semplice per essere ottimisti… un’impresa per molti difficile o, persino impossibile.

Ma c’è qualcuno che è riuscito a vedere quella metà del bicchiere piena anche se è un non vedente.

Che cosa succede, però, ad un eroe senza vista che, improvvisamente, dopo avere superato tutti i limiti propri delle persone portatrici di handicap come lui e delle persone normodotate, dopo avere compiuto imprese straordinarie che hanno sorpreso il mondo, scopre di essere cieco ed immobilizzato in un letto di ospedale?

Per un eroe del genere anche solo qualche goccia di speranza è equivalente a un bicchiere colmo.

Mark Pollock è noto per essere diventato, nel 2008, il primo uomo cieco a raggiungere il Polo Sud, portando a compimento un’impresa inverosimile che si è andata ad aggiungere a molti altri traguardi.

Divenuto cieco, nel 1998, all’età di 22 anni,dopo un paio di operazioni nelle quali gli è preventivata la possibilità di un esito negativo, è costretto a ridefinire se stesso e, lasciandosi alle spalle la carriera di banchiere nella City di Londra e l’attività sportiva che lo vede un vogatore di livello internazionale, diventa un atleta di avventura professionale e uno speaker motivazionale.

Nel 2010, una notte, in uno stato di sonnambulismo, cade da una finestra della sua abitazione nel Regno Unito.

Con la colonna vertebrale seriamente lesionata, il cranio fratturato ed in pericolo di morte, Mark viene ricoverato in ospedale.

Per descrivere la sua condizione usa un’espressione diretta e schietta, come di sua abitudine: “Paralizzato, cieco e rotto”.

Nei sei mesi successivi la vita del giovane “è davvero complicata e dura” in quanto trascorre tutti i giorni e le notti sdraiato sulla schiena, senza potere fare nulla all’infuori di domandarsi: “Perché?”

Mark ha appena concluso con successo e soddisfazione un decennio di sfide, culminato con la strabiliante conquista del quinto posto in una corsa attraverso l’Antartide e l’onore di essere il primo non vedente a raggiungere a piedi il Polo.

Dopo tante soddisfazioni Mark era convinto di essere riuscito a dimostrare a se stesso oltre che al mondoo intero di avere superato la sua cecità.

Ma, con il grave incidente gli sembra di essere ritornato, di nuovo, al punto di partenza.

“Mi sentivo abbastanza bene negli ultimi due anni, avevo sentito che avevo sconfitto la cecità e tutti p problemi che mi facevo a causa di questa mia infermità… La vita mi girava davvero bene e stavo facendo nuovi progetti di tutti i tipi”.

Un eroe resta tale anche quando la vita cerca di piegarlo? Anche quando, dopo avere strenuamente combattuto per raggiungere la sua meta ed esserci riuscito, tutto sembra collassargli addosso distruggendone i sogni?

Perché il destino sembra accanirsi sempre contro gli stessi? Non c’è, dunque, una giustizia che, alla fine, premi i più caparbi, chi lotta e fatica perché non si accontenta di sopravvivere, di convivere con le proprie menomazioni, e vuole, invece, a tutti i costi Vivere?

Sei mesi dopo l’incidente, Mark può tornare a casa per Natale dallo Stoke Mandeville Hospital in Irlanda.

Guardando al 2010, ammette di avere scordato il positivo inizio dell’anno con una splendida alba sulla spiaggia di Copacabana, con un’impresa ai piedi delle Ande, lo snowboard in Svizzera, le gare di yacht in Irlanda…

“I primi mesi sono stati davvero sfolgoranti: ho fatto esattamente quello che volevo fare”.

A metà dell’anno, però, è incominciato il disastro. “Ora che sono paralizzato, la seconda metà del 2010 sarà la mia più grande sfida in assoluto” non esita a dichiarare.

Così, con una discreta dose di ottimismo prosegue a cercare di gestire e superare le nuove difficoltà.

Ma tutto precipita dopo una serie di infezioni, la perdita di molti chili, e varie altre complicazioni. Il tutto porta Mark a prendere una decisione.

“Non riuscivo a vedere oltre il giorno successivo, dopo l’infezione”, spiega.

Fino a quel momento, Mark dice di essere sempre stato una persona con obiettivi e di avere lavorato anche molto duro per riuscire a conquistarli. Ma, sdraiato sulla schiena, incapace di dormire, ha tutto il tempo del mondo per riflettere anche sulle negatività e le disgrazie della vita.

“Ero nel buio totale, come in un posto dove non ero mai stato prima… Era come nuotare senza potere o senza essere in grado di prendere il fiato. Mi sentivo come se stessi andando giù, giù, e ancora più giù. Non penso, però, di essere arrivato al punto di rinunciare, di darmi per vinto, di avere perso la voglia di andare avanti… perché io sono ancora qui”, dice con una risatina.

La possibilità di tornare a casa per qualche giorno riaccende la natura positiva Mark. “Mi sento come se potessi cominciare ancora a guardare al futuro… Nei prossimi giorni deciderò che cosa ho intenzione di fare e come realizzarlo”

Mark ammette che ad aiutarlo a rialzarsi nel momento peggiore e di massimo sconforto è stato il riprogettare e ripensare alla sua situazione: “Mi sono reso conto che dovevo cercare di capire che cosa potevo ottenere e conquistare attraverso ciascuna delle piccole sfide di ogni giorno, una per una”.

“Ho ripensato a come mi sentivo un mese dopo essere diventato cieco. E poi tre mesi dopo essere diventato cieco. E poi sei mesi dopo. Questo mi ha fatto migliorare. Così pure positivo è stato il fatto di basarmi sulla precedente esperienza per sapere che a un certo punto ti puoi sentire malissimo, ma prima o poi andrà meglio. Se uno ci crede in questo, può, finalmente, ricominciare a prendere il controllo della situazione”

Mark è convinto che la scelta, la decisione, abbia un ruolo importante nel processo di recupero.

“Uno deve decidere se lasciarsi andare e accettare supinamente qualsiasi cosa gli capiti, o è disposto a prendere una decisione e portarla avanti guardando al futuro. Mi sto muovendo ora verso quel punto. Penso di essere più disposto e in grado di prendere il controllo delle cose adesso, piuttosto che lasciare tutto accada a caso e il destino mi piombi addosso avendo la meglio su di me”.

Sul punto di che cosa gli riserva il futuro, Mark ritiene che “potrebbe esserci un rischio di non ottenere sufficiente sostegno per essere in grado di uscire e di lavoro e fare qualcosa di significativo.”

Ma Mark ammette che sentiva lo stesso timore quando è diventato cieco: “allora c’era la prospettiva che sarei rimasto a casa. L’idea di non combattere, di non reagire, di non andare avanti… e rimanermene seduto a aspettare chissà che cosa aggirandomi per casa, non è un’opzione per me… Mi sono preoccupato per molto tempo che la mia decisione mi avrebbe portato in una circostanza che non avrei potuto o saputo controllare e gestire a causa della lesione… Ma io voglio vivere la vita che riesco a portare sotto il mio controllo. So che avrò bisogno di molto aiuto, ma anche questo fatto è calcolato”.

Così, Mark conclude che “In fin dei conti ci sono molti sviluppi positivi nell’impiego delle nuove tecnologie per fare camminare chi è su una sedia a rotelle. E io sto studiando di tutto per capire come fare ad aiutarmi ad vivere una vita piena di significato, per questo sono molto interessato a vedere queste famose gambe robotiche delle quali parlano tutti!”

Forse il termine ottimismo non rende ragione a sufficienza del coraggio, della caparbietà, dell’attaccamento alla vita di Mark.

E se la sua impresa al Polo Sud è un inno, una testimonianza concreta che, davvero, la volontà supera anche le più invalidanti menomazioni fisiche, la forza con la quale sta affrontando la sua nuova sfida è un monito per tutti noi di non smettere mai di sognare, di alzare l’asticella della nostra esistenza, di lottare anche contro le avversità peggiori che tentano di schiacciarci perché, in fin dei conti, sta solo a noi di vivere ogni piccolo istante nella sua più totale completezza. E il bicchiere è davvero traboccante anche solo se e quando c’è una minima goccia di speranza nel nostro cuore e di amore attorno a noi.

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Una Risposta to “Mark Pollock: il cieco che cammina è paralizzato ma non cede al destino”

  1. Mark è il miglior esempio per dimostrare che la vita merita di essere vissuta in qualsiasi condizione. Il coraggio,la serenità,la voglia di vivere,l’ottimismo sono prerogative senza le quali non sarebbe possibile vivere dignitosamente e serenamente nemmeno al più fortunato degli esseri umani.

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