Samuel Armas, la mano della speranza, la mano della vita

Talvolta siamo portati a non dare peso a ciò che non vediamo, a non conisderarlo…

Un feto nel grembo di una mamma, per alcuni, non è molto di più di un ammasso di carne che può essere tranquillamente eliminato… Tranquillamente.

Senza problemi, senza tanti ma e tanti se. Un fastidio che ci si toglie senza ricordarsi che quella pillola, quella pratica abortiva sta uccidendo una persona.

Ma che cosa succede quando questa vita non si accontenta di restare chiusa nell’utero della mamma, quando vuole gridare al mondo il suo grazie perché è stata risparmiata, perché le è stato data la possibilità di non essere eliminata ma di proseguire il suo cammino verso la nascita?

La storia di Samuel, che alla ventunesima settimana di vita ha mostrato al mondo la sua piccola “mano di speranza”, è uno dei grandi esempi del vero, profondo, inestimabile, insopprimibile valore della vita.

L’immagine, scattata da Michael Clancy, mostra la manina di Samuel che afferrare il dito di un chirurgo un’operazione intrauterina per risolvere un problema di spina bifida.

Oggi Samuel Armas è un bambino con un sorriso birichino, ma anche un po’ timido.

Una ritrosia che certo non gli ha impedito, durante la sua prima operazione, di afferrare, con la minuscola manina, il dito di un chirurgo che gli ha dato la possibilità di avere una vita normale.

Un’immagine che ha lasciato attonito il mondo intero. Al momento dei fatti, i genitori di Samuel, Alex e Julie Armas di Villa Rica, Georgia, non esitano ad appoggiare la chirurgia intrauterina, sebbene sia ancora in fase sperimentale e possa anche presentare rischi significativi.

Nonostante ciò, sono convinti che offra “un’incredibile promessa per i genitori di bambini non ancora nati e con conclamati difetti di nascita.” Alex precisa che: “Oggi, Samuel è normale e non ha dovuto subire tutti i vari interventi chirurgici tipici della maggior parte dei bambini affetti da spina bifida.”

E poi ricorda: “Siamo stati devastati dalla notizia della sua condizione. È il peggiore incubo di ogni genitore quello di sapere che il proprio figlio ha qualcosa che va proprio male. Il medico ci aveva illustrato un futuro molto fosco per noi e si era fermato giusto poco prima di suggerirci un aborto”.

Ma Alex e Julie non desistono, sanno e credono fino in fondo, che la vita sia un valore, sempre e comunque, indipendentemente dalle eventuali forme nelle quali si esprime e si incarna.

“La nostra visione è che, dopo anni di tentativi di concepire un figlio, questo era il bambino che Dio aveva scelto di darci. Julie ed io siamo entrambi cristiani. La Scrittura è chiara riguardo alla santità della vita nel grembo materno, così l’interruzione della gravidanza non è mai stata un’opzione per noi”.

La spina bifida, talvolta può avere conseguenze fatali, e, generalmente, crea gravi danni al cervello non meno che pericolose anomalie del midollo spinale, che la colonna vertebrale non riesce ad avvolgere in modo corretto durante il primo mese di gravidanza.

Così, se il bambino riuscisse a sopravvivere, la spina bifida ha conseguenze invalidanti, incluso l’accumulo di liquido nel cervello (idrocefalo), ed una serie di altre condizioni secondarie devastanti.

Julie, che è un’infermiera nel reparto di ostetricia,sentita la diagnosi, decide di cercare qualche tipo di cura possibile e scopre l’esistenza di un programma pionieristico che prevede un intervento chirurgico materno-fetale (in utero) per la spina bifida a Nashville Vanderbilt University Medical Center.

Dopo molte consultazioni con il personale medico, Julie e Alex non solo danno il nulla osta per l’intervento sul bambino alla sua ventunesima settimana di vita, ma accettano anche di far fotografare l’evento come un modo per aumentare la consapevolezza della gente nei confronti della nuova procedura.

Il giornale USA Today incarica un suo fotoreporter, Michael Clancy, di andare a fissare sulla pellicola l’intervento. Michael confessa di non avere avuto “la benché minima idea che quelle foto avrebbero cambiato” la sua vita per sempre.

“Prima della foto, mi dicevo che non mi interessava di prendere una posizione sul fatto che l’aborto fosse giusto o sbagliato, perché, intanto, essendo da solo ed un uomo, il problema della maternità non mi riguardava. Ero de tutto indifferente”.

Ma, durante l’intervento, qualcosa cambia.

Tutti i presenti assistono al meraviglioso miracolo della vita.

“La tensione si sentiva in sala operatoria appena l’intervento è iniziato. La procedura sarebbe dovuta avvenire all’interno dell’utero, e nessuna parte del bambino avrebbe dovuto vedersi. L’intera procedura chirurgica sul bambino è stata completata in un’ora e 13 minuti. Quando tutto è finito, il team chirurgico ha tirato un sospiro di sollievo, così come me”

“Come il medico mi ha chiesto che tipo di pellicola stavo usando, con la coda dell’occhio ho visto tremare utero, ma non c’erano vicine le mani di nessuno. Tremava dal di dentro. Improvvisamente, un braccio intero si è spinto fuori l’apertura, poi si è tirato indietro fino a lasciare fuori solo un poco una piccola mano. Il dottore ha allungato la sua mano ed ha alzato la piccola manina, che ha immediatamente reagito contraendosi ed afferrando il dito del medico stesso.”

“Allora il dottore ha scosso il piccolo pugno ma Samuel ha tenuto duro. Ho scattato la foto. Wow!”

La foto appare sul giornale nel settembre 2000 e si diffonde alla velocità della luce in tutto il mondo come la “mano di un feto [che] ha toccato il mondo”.

Nel frattempo, l’intervento di Samuele dà i risultati auspicati dai genitori e per i quali avevano tanto pregato.

“Subito dopo l’operazione,” ricorda Alex, “l’idrocefalia ha smesso di progredire ed ha iniziato a diminuire lentamente.”

Quando Samuele nasce, 15 settimane dopo, la sua malformazione cerebrale è scomparsa così come l’idrocefalia.

Alex e Julie ammettono che quell’operazione e quella foto hanno avuto un impatto fondamentale sulla loro esistenza.

“L’impossibilità di avere figli, la gravidanza, la spina bifida di Samuele, la chirurgia, la fotografia hanno cambiato tutta la nostra vita, hanno fatto maturare ciascuno di noi singolarmente e come coppia”, confida Alex.

“Abbiamo sperimentato la mano di Dio all’opera in due modi. In primo luogo, Samuel ha avuto un chiaro beneficio dall’intervento, e siamo molto contenti del suo miglioramento e dell’assenza di molti problemi che di solito accompagnano i bambini con spina bifida. In secondo luogo, siamo contenti dell’uso che Dio ha voluto che venisse fatto dell’immagine della manina di Samuel.

L’articolo e la foto sono stati mostrati in tutto il mondo ed ampiamente utilizzati dalle organizzazioni pro-vita cristiana per illustrare la vita all’interno del grembo materno”.

Ciò ha portato molti a dubitare della veridicità dell’immagine, a dire che sia stata una monetatura per fare uno scoop. Non importa, il suo messaggio è forte e dirompente. Scuote le coscienze… per questo, a molti fa paura. Perchè ci pone davanti alla realtà della vita, che tanti cercano di negare. 

Quindi, la storia di Samuel e dei suoi genitori è, ancora una volta, una sfida lanciata al mondo ed a ciascuno di noi perché apriamo gli occhi e ci lasciamo meravigliare dal miracolo, dal dono e dalla realtà della vita umana che nasce.

È una testimonianza vibrante e sconvolgente della vita, della voglia di vivere anche di un feto e del terribile, disumano destino che gli viene inflitto con l’aborto.

È una prova delle meraviglie della vita all’interno del grembo materno e le straordinarie tecnologie scientifiche, ci danno modo di riconsiderare molte posizioni, spesso superficiali ed egoistiche, espresse nella scelta di abortire.

La mano di Samuel che esce dall’utero, che si eleva verso l’alto, che si aggrappa, con forza al dito del medico che, invece di togliergli la vita, gliela ha donata, che lo ha appena salvato, è il più grande inno alla vita stessa, all’amore, all’innata volontà di vivere che, comunque, c’è all’interno di ogni essere umano, sin dal primo istante, da quando l’ovulo e lo spermatozoo si fondono in una nuova creatura.

La mano di Samuel è un grido di gioia e di speranza per tutti i nascituri, è un appello al cuore di ognuno di noi, perché ci ricordiamo che la vita è sempre sacra dal suo concepimento alla sua fine.

Sono ormai passati vari anni dal giorno dell’operazione ma l’immagine e la vicenda di Samuel e dei suoi genitori sono ancora in grado di trasmettere un’emozione, un’intensità, di frullare il cuore e la coscienza di ciascuno di noi, perché colgono appieno l’essenza più profonda ed immutabile dell’esistenza, l’eternità del rispetto della vita altrui, l’universalità dell’amore, lo spirito della Società Multisensibile

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3 Risposte to “Samuel Armas, la mano della speranza, la mano della vita”

  1. Finalmente leggo un’articolo che parla di speranza e di coraggio.Qualità che oggi scarseggiano. La vita si deve sempre affrontare,mai sfuggire.Se i genitori di Samuel avessero ceduto alla paura del futuro il miracolo della vita non si sarebbe realizzato e Samuel sarebbe ora nella schiera degli angioletti mai venuti al mondo.Grazie Ada perchè il tuo sito è un inno alla vita.

  2. é meraviglioso da pelle d’oca

  3. e’ incredibile!E’ un vero MIRACOLO!

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