L’ingrediente segreto della religione che rende felici

A differenza di quanto molti portebbero pensare, l’ingrediente segreto della religione che rende le persone felici, non è la promessa di una vita eterna, di un premio o una ricompensa nell’aldilà, e nemmeno il fatto che, come sosteneva Marx, la religione è “l’oppio dei popoli”… una serie di indagini pare dimostri che la questione sia tutt’altra.

Mentre è da molto tempo nota la correlazione positiva tra religiosità e soddisfazione nei confronti della vita, alcune ricerche recenti hanno tentato proprio di  identificare quale sia, di preciso, l’”ingrediente segreto” che rende le persone più felici.

Il successo di Scientology e di molte analoghe sette, specialmente in US, è un fatto noto del quale si sono occupati in molti anche perché, una volta entrati nel gruppo, diventa molto difficile, se non impossibile, uscirne.

Le sette sono molto potenti, sia dal punto di vista sociale e culturale, sia a livello economico e politico.

Invero, ad avere un ruolo determinante è senso di appartenenza ad un gruppo che può influire sulle nostre dinamiche di relazione con gli altri ma anche sui nostri comportamenti ed atteggiamenti di vita.

Tralasciando il caso limite delle sette che già Weber aveva scandagliato in modo molto illuminante, alcuni sociologi si stanno domandando se il segreto delle comunità religiose, in generale, sia una questione di fede, una sociale, una economica o che altro?

“Il nostro studio offre una prova convincente che, a generare la  soddisfazione della vita, sono gli aspetti sociali della religione piuttosto che la teologia o la spiritualità”, spiega Lim Chaeyoon dell’Università del Wisconsin-Madison, che ha condotto lo studio. “In particolare, abbiamo scoperto che le amicizie costruite in congregazioni religiose sono l’ingrediente segreto nella religione che rende le persone più felici”.

Nel loro studio “Soddisfazione Religione, Social Network, e Vita”, Lim Chaeyoon e Robert D. Putnam, dell’Università di Harvard, hanno analizzato i dati dell’indagine Questioni di Fede,svolta su un campione rappresentativo degli adulti degli Stati Uniti tra il 2006 e il 2007. Secondo lo studio, il 33 per cento delle persone che frequentano le funzioni religiose ogni settimana e hanno da 3 a 5 amici più stretti all’interno della loro congregazione e ammettono di essere “estremamente soddisfatti” della propria vita.

In confronto, solo il 19 per cento delle persone che frequentano settimanalmente le funzioni religiose, ma che non hanno amici stretti nella congregazione, ammettono di essere estremamente soddisfatti.

D’altra parte, il 23 per cento dei frequentanti i servizi religiosi solo più volte l’anno, ma con 3-5 amici intimi nella congregazione, sono estremamente soddisfatti della propria vita.

Infine, il 19 per cento di chi non partecipa alle funzioni religiose, e non ha amici nella congregazione, si dice estremamente soddisfatto della sua vita.

“Per me, i dati dimostrano che non è realmente andare in chiesa, ascoltare omelie o pregare che rende le persone più felici, ma avere amicizie intime e la costruzione di reti sociali che gravitano attorno all’ambiente della chiesa”, spiega Lim.

Nella sua interpretazione, alla gente piace sentire di appartenere a qualche cosa. “Una delle funzioni più importanti della religione è quella di dare alla gente un senso di appartenenza ad una comunità morale basata sulla fede religiosa”, prosegue.

“Questa comunità, tuttavia, viene percepita come astratta e lontana, a meno che uno abbia una cerchia intima di amici che condividono la stessa identità. Quindi, gli amici nella propria congregazione rendono la comunità religiosa reale e tangibile, e rafforzano il senso di appartenenza alla comunità stessa”.

I risultati dello studio sono validi all’interno delle tre principali tradizioni cristiane (i cattolici, i protestanti e gli evangelici). “Abbiamo trovato modelli di comportamento simili tra ebrei e mormoni, anche se il campione che abbiamo esaminato è molto più piccolo”, conclude Lim, notando, inoltre che non nel panel degli intervistati, non c’erano abbastanza musulmani o buddisti per testare questo modello anche nel loro caso.

Non è, dunque, un caso che, proprio nella Postmodernità, che sulla scorta della Modernità, tanto si è adoperata per  distruggere il tessuto sociale costruito attorno alla fede religiosa, sia anche l’epoca con un livello di felicità e di soddisfazione personale della vita tanto esiguo?

2 Risposte to “L’ingrediente segreto della religione che rende felici”

  1. Più che di felicità,bisogna parlare di soddisfazione,perchè la felicità è sempre passeggera. Penso che la persona che vive religiosamente prima di tutto sia soddisfatta perchè si sente appagata.Poi perchè la religione che pratica gli dà un’identità.Naturalmente gli amici che praticano la stessa fede completano il suo senso di appartenenza,ma non determinano la sua soddisfazione per le sua vita religiosa ma perchè l’uomo è essere socievole e la frequenza in comune completa la sua esigenza di sentirsi in compagnia allo stesso modo di chi aderisce ad un circolo culturale o sportivo,ad una scuola o ad un lavoro. La risposta che Lim si dà alla ricerca non tiene conto che la persona di fede vive nella dimensione spirituale,la quale supera le soddisfazioni mondane e nutre l’aspirazione del trascendente che molti hanno soffocato.Anche questa aspirazione viene confortata dalla sensazione di non essere sola ma da poter colloquiare continuamente con la Divinità e col panteon dei Santi,affidando ad essi le sue speranze,le sue paure,le sue ansie e le sue gioie.

    • In effetti Lim ha un’impostazione ed un approccio tipico di chi appartiene o di chi è imbibito di una cultura settaria, proprio come lo è quella protestante.
      Mi è capitato tante volte di confrontarmi con colleghi statunitensi che evidenziano proprio questa fondamentale differenza. Nelle sette è molto forte la dimensione sociale e la spirituale, spesso, o passa in secondo piano, o tende a debordare in fanatismo.
      Noi cattolici, invece, tendiamo ad avere un approccio più spirituale e, come giustamente hai osservato tu, la dimensione socializzante è un de cuius, siamo uniti in Cristo e, perciò, tutti fratelli e figli di Dio.

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