Coincidenze della vita: destino, fato o Provvidenza?

Una coincidenza può cambiare radicalmente il corso della nostra esistenza?

In effetti, quante volte abbiamo auto l’impressione che anche un minimo evento, accaduto o non accaduto, all’improvviso, abbia la forza di stravolgere, nel bene o nel male alla nostra vita.

Allora, ritorna di nuovo l’argomento che, suggerito dai due post sulle foglie del destino, ha suscitato tante reazioni all’interno della nostra community, nelle ultime settimane: si tratta di semplici casualità, di coincidenze, di determinismo, di fatalità?

Sicuramente se lo chiediamo ai sopravvissuti di incidenti, catastrofi, stragi, terremoti, attacchi terroristici, o ai cari di chi, invece, vi ha perso la vita, la risposta dà molto da riflettere.

Chi è stato coinvolto nell’attacco terroristico di Mumbai, del 26/11/2008,  ritiene di essere ancora qui, proprio il frutto di una serie di coincidenze che hanno cambiato radicalmente il loro destino.

Le evidenze che si possono portare e le storie da raccontare al proposito sono infinite.

Il primo a enfatizzarlo è il commissario della sede della polizia di Mumbai quando parla dei primi tre poliziotti Hemant Karkare, Ashok Kamte e Vijay Salaskar che hanno perso la vita nell’attacco: “Si è trattata di una pura coincidenza, quasi come se tutto fosse preordinato. I tre agenti non erano destinati ad essere in quella macchina, e certamente non insieme. Erano armati ma non sono riusciti a raggiungere le loro armi.”

Mentre i dadi del destino hanno voluto che alcuni perdessero la vita nell’attacco, i racconti di chi si è salvato sono ugualmente sconcertanti.

“Questi fatti non si possono affrontare con una scrollata di spalle”, nota il guru spirituale Deepak Chopra, convinto che ogni coincidenza abbia un suo significato.

“Una sincronicità è un incontro di eventi apparentemente scollegati. Ognuno può riconoscere che la propria vita è modellata da momenti di coincidenza significativa”.

L’artista Nawaz Singhania è altrettanto convinto di essersi salvato per una serie di coincidenze fortuite, nella notte fatale.

“La mia mostra è finita 45 minuti prima dell’attacco, ed alcuni amici stranieri hanno insistito per andare a fare un giro. Noi andamo tutti i giorni al Taj, ma quella notte, abbiamo accompagnato i nostri  amici che volevano portarci a Shiro, un lounge bar a Parel” e questo ci ha salvato.

Joey Jeetun, un attore televisivo britannico, era a Leopoldo Caf quando l’attacco è iniziato: “Ero coperto di sangue dai corpi di altre persone. Pensavano che fossi morto anch’io, così non mi hanno toccato”, commenta.

Le coincidenze e gli intrecci del destino hanno affascinato l’uomo per secoli.

Il concetto di sincronicità è stato coniato dallo psicologo svizzero Jung che lo ha definito: l’unione di eventi interni ed esterni in un modo che non può essere spiegato e che è significativo per l’osservatore.

E proprio la capacità che ciascuno di noi ha di dare un significato alla propria vita, alle proprie azioni, alle proprie scelte è ciò che ci rende In-dividui, novelli Adamo, gli unici in grado, appunto, di trovare, capire ed esplicitare il senso di noi stessi, del nostro piccolo mondo e del mondo, in genrale.

È una questione di sincronicità che ha salvato la vita di Apoorv Parikh, che stava cenando con l’avvocato Anand Bhatt e il costruttore Pankaj Shah, morti entrambi nell’attacco.

Suo figlio, Rohan Parikh, descrive come è stato salvato il padre dai corpi degli altri due uomini caduti sopra di lui.

“I terroristi hanno messo le persone contro il muro. Un proiettile gli ha sfiorato il collo ed è caduto a terra, e diversi corpi si sono accatastati su di lui salvandolo”.

Non meno significativa è la storia della squadra di cricket inglese che avrebbe dovuto essere nel luogo dell’attentato dal giorno precedente all’’attacco, ma ha deciso, all’ultimo minuto di cambiare programma.

Alcuni la chiamano la Grazia di Dio, gli scettici alzano le spalle e la definiscono pura coincidenza.

L’astrologo Vipul Saxena, di matrice induista spiega: “Le coincidenze sono il frutto del nostro karma. Sono il modo nel quale ci parla l’universo. Gli indizi delle coincidenze possono essere sottili come l’odore di fumo di pipa che si diffonde attraverso una finestra aperta, che ti fa pensare a tuo padre, e poi finiscono per avere, in qualche modo, un ruolo importante nella tua vita in questo momento”

Nella cultura cristiana le coincidenze significative sono spesso identificate con la Divina Provvidenza che, come poeticamente spiegava Manzoni, è la mano di Dio che ci guida e ci protegge pur senza privarci della nostra liberà, del nostro libero arbitrio.

E l’immagine manzoniana non può che evocare un’altra scena di una tenerezza ineffabile, di un papà che tiene le sue grandi e forti mani alla destra ed alla sinistra del fantolino mentre tenta di muovere i primi passi.

L’amorevole papà non tocca nemmeno il bambino perché impari da solo a trovare l’equilibrio ma, qualora barcollasse e stesse per cadere a terra, lo afferra, per impedirgli di ferirsi.

La Provvidenza dà un significato a tutto quanto ci accade e che consentiamo ci accada.

Le coincidenze, le casualità, invero, spesso non sono poi così fortuite come siamo soliti credere.

Non implicano che tutto sia un’infinita concatenazione di cause ed effetti, che siamo inseriti dentro un meccanismo infernale dal quale non ne possiamo uscire perché, una volta innescato l’ingranaggio, non si può più bloccare.

Ma nemmeno vuole dire che tutto sia in balia della cieca fortuna, del caso e del caos.

Invero anche nel caos, come spiegano le teorie scientifiche che lo studiano, in un certo senso, c’è un cosmos, c’è un suo ordine particolare. Il problema è  che non lo sappiamo vedere, che non lo sappiamo capire. Si tratta della stessa ed identica difficoltà che abbiamo oggi a comprendere il mondo ipercomplesso nel quale viviamo e la nuova Società Mulisensibile: leggendoli con i valori e le categorie mentali della modernità e della postmodernità, ci sembrano pieni ci contraddizioni, di assurdità, ma provando ad osservarli da un punto di vista diverso, assumono subito un loro particolare significato.

Con il giusto paio di occhiali, con una maggiore sensibilità, imparando a guardare e non solo a vedere, ad ascoltare e non solo a sentire il mondo e la nostra vita, forse ci renderemmo conto, che tante coincidenze hanno davvero un significato, ci parlano, ci danno dei moniti.

È solo questione di allenamento, di sensibilità il riuscire ad intercettare e decriptare i messaggi deboli.

Così, ogni volta che ci troviamo faccia a faccia con il nostro destino, dovremmo prenderci un minuto per parlargli.

Il suo linguaggio è quello della coincidenza.

Ma quante volte queste coincidenze, apparentemente senza senso, al momento nel quale si verificano, a-posteriori assumono una direzione, un senso, un significato, e possono diventare determinanti per le nostre scelte future o, magari, persino per la nostra salvezza?

2 Risposte to “Coincidenze della vita: destino, fato o Provvidenza?”

  1. La Chiesa Cattolica onora la “comunione dei Santi”.Viviamo in simbiosi con l’aldilà.Le nostre preghiere accorciano il tempo di redenzione delle anime purganti ed esse ci aiutano,misteriosamente,nella nostra vita creando le combinazioni a noi favorevoli.Dio vede e provvede,spesso direttamente,spesso tramite sua Madre ed i Santi. Anche la mia vita,come penso quella di tutti, è segnata da combinazioni che non possono essere casuali.

  2. […] avere a lungo riflettuto insieme su come influiscono sulla nostra vita il caso  ed il destino (le foglie del destino) vedendo che in entrambe le circostanze non possiamo […]

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