Alison Silva, l’artista che sceglie la malattia per essere più creativa

Ci sono certe persone che amano tanto il proprio lavoro da compiere delle scelte, apparentemente, incomprensibili come rinunciare di curarsi e mettere in pericolo la propria vita pur di non mettere in discussione la loro attività. E, pur sapendo il rischio che corrono, ne sono felici.

Alison Silva ha 33 anni ed è una pittrice che ha scelto di non sottoporsi ad un’operazione al cervello pur di non intaccare le proprie doti artistiche.

Di notte, Silva dorme con la luce accesa e, qualche volta, tiene accesa tutta la cara per scongiurare le forti allucinazioni che la colpiscono.

L’artista pittrice del New Jersey dalla vivida immaginazione ha sempre avuto emicranie, ma poi, all’improvviso, il mal di testa si è notevolmente acutizzato e le visioni terrificanti si sono intensificate.

“Nella maggior parte dei casi si tratta di fantasmi”, spiega Silva. “A volte vedo delle ombre nella stanza e sembra quasi che nevichi, come nelle fiabe. Si tratta di un’esperienza extra-corporea“.

A Dicembre 2006 Silva si trova in uno stato che definisce “il Big Bang.”

“Mi sembrava quasi di essere in una bolgia carnevalesca: luci che lampeggiavano, linee ondulate, tutto era sfocato e mi sentivo molto impacciata”, racconta.

I medici del Presbyterian Hospital di New York, dove viene ricoverata, le riscontrano un cavernoma (un aggregato di vasi sanguigni anomali, dilatati, nei quali il sangue fluisce lentamente e a bassa pressione) nel cervello, che potrebbe provocarle un’ emorragia letale o gravi attacchi di convulsioni.

Temendo di morire, Silva, dapprima, si deprime e si ripiega su se stessa.

Ma quando trova il coraggio di dipingere di nuovo, scopre che la sua fantasia ed immaginazione hanno assunto una nuova profondità ed ispirazione.

Alla fine, Silva, contro il consiglio dei medici, decide di non sottoporsi ad un intervento chirurgico, ben sapendo che mette in pericolo la propria vita per privilegiare la sua carriera artistica.

“Avevo paura che l’operazione avrebbe cambiato la mia arte”, spiega. “Da allora ho voluto dipingere tutti i giorni. Un dettaglio, un’emozione dipingere per me è diventato quasi come tenere un diario. Questa situazione tra la vita e la morte, mi ha messo con le spalle al muro e mi ha costretto ad essere ancora più creativa.”

Come altri artisti, da Lewis Carroll, Edgar Allan Poe a Sylvia Plath, anche Silva dice di trarre ispirazione per le sue opere dalla propria visione.

“Ho sempre la sensazione di correre nel paese delle meraviglie”, aggiunge Silva che gli amici stretti chiamano, affettuosamente, “Alice”.

“Ho paura, ma sapere che anche altre persone creative hanno attraversato questa fase emotiva e sono state fraintese, ti fa diventare coraggioso”.

La lesione di Silva, detta emangioma, si trova nel lobo temporale sinistro del cervello, dove si formano l’umore e la memoria. Ma crea anche una pressione sul centro visivo e ciò può spiegare perché Silva veda il mondo in modo diverso.

Il danno da sanguinamento prodotto dagli angiomi cavernosi è cumulativo, secondo Steven Karceski, dell’Università di New York Presbyterian Hospital, che ha curato Silva.

Karceski ammette che la relazione tra danno cerebrale ed il processo di creazione artistica non sia ancora ben compreso, ma aggiunge: “togliere l’eccesso di pensiero che impegna il nostro cervello, può rendere il processo creativo più ricco.”

“Penso che il cervello sia un po’ come  un’orchestra con un sacco di strumenti diversi. Ognuno apporta come contributo il suo proprio genere di melodia o di note musicali. Ogni suonatore nell’orchestra cerca di fare una musica armoniosa rispetto a quella degli altri e tutti insieme fanno la sinfonia. La sinfonia è come la funzione cognitiva superiore.”

Ilya Bogorad che si è occupato di Silva alla Columbia, aggiunge: “Siamo quasi certi che Silva abbia crisi epilettiche, ma non ha le convulsioni. Ma non lo so per certo.”

Anche se il dato è un po’ controverso, “grandi artisti e creativi” nella storia hanno sofferto di crisi epilettiche (Carroll e Fydor Dostoevskij, Vincent van Gogh).

Ma gli attacchi di Silva non hanno manifestazioni corporee, non perlopiù esperienze interiori.

Qualunque siano le posizioni della scienza, Silva è convinta che quanto sta accadendo nel suo cervello la rende un pittore migliore.

“Dipingere ogni emozione mi ha insegnato ad essere più precisa nel lavoro. Penso che questo mi abbia aperto nuove possibilità”

Così la giovane ha anche messo i cantiere un progetto per un libro fantasy dedicato ai giovani adulti.

“La maggior parte delle volte che sto male voglio raggomitolarmi come una palla e aspettare che il dolore vada via. Quando la lesione preme sul cervello mi sento come se avessi nella testa un branco di vermi: è terribile”.

Ma, poi ammette, “l’esperienza della malattia del cervello, ha decisamente dato un altro gusto alla mia vita. Sono costretta a lasciarla andare come va e mi sento a mio agio con quello che sta succedendo. In un primo momento, mi sentivo così sola, ora, sono felice perché sono diventata più forte”.

Il coraggio di affrontare la vita, la malattia, il pericolo di morte, con il sorriso, con la grinta, con la passione, sono parte di una felicità difficile da spiegare a parole e, forse, l’arte è il modo più immediato per trasmetterla agli altri: questo è il compito, la missione che si è scelta la giovane Silva.

Una Risposta to “Alison Silva, l’artista che sceglie la malattia per essere più creativa”

  1. che dire….non sono un’artista ma so cosa significa avere paura che qualcosa scoppi nella tua testa e faccia improvvisamente cambiare la tua vita. Auguri

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