L’amore della famiglia fa risvegliare Terry Wallis dopo 19 anni di coma

Ci sono certe storie che non si possono raccontare con delle parole perchè sono semplicemente dei miracoli. Ci sono certi fatti che testimoniano fino a quale punto può spingersi l’amore e il coraggio di una famiglia. Ci sono certi episodi che dovrebbero farci riflettere sul vero significato dell’etica, della medicina, della scienza e, soprattutto, della vita, della speranza, dell’amore.

La storia di Terry Wallis è sicuramente uno degli esempi più eclatanti di come, centinaia di persone, ogni giorno, ogni anno non smettono di credere e di amare, nonostante la scienza, la medicina, tentino di scoraggiarle, di convincerle che non ci sia più nulla da fare, che la vita e l’amore si possa spegnere staccando una spina. 

Il 13 luglio 1984, Terry Wallis, un meccanico dell’Arkansas, e due suoi amici stanno attraversando le montagne di Ozark, quando, non si sa perché, improvvisamente, su una strada secondaria nei boschi, perdono il controllo del loro camion e dopo un testa-coda, in un tratto lungo un canalone, resta in bilico, oscillando in modo pauroso, sopra una scogliera. Poi il camion precipita e si schianta nell’alveo di un fiume 30 metri più sotto.

Terry è un ventenne allampanato, dai capelli neri ed ama divertirsi.

Quando non è bloccato con metà del corpo sotto il cofano di una macchina, è sempre intento a ridere, ballare, scherzare con tutti. Ha tutta la vita davanti a sé ed alla moglie Sandi che gli ha appena donato la prima foglia. La piccola Ambra ha sei settimane.

Durante l’incidente Terry colpisce violentemente la testa. Con il trascorrere del tempo i soccorritori riescono ad estrarlo dal camion, ma Terry è già in coma.

Viene immediatamente trasportato nell’ospedale più vicino, dove giace a letto, in silenzio per tre lunghissimi mesi.

La sua famiglia gli è accanto, in attesa che si risvegli, che inizi ancora a ridere e scherzare.

Oltre al trauma cranico Terry ha alcune contusioni lievi, ma sta, fisicamente, bene.

Sicuramente è più fortunato di Chubb Lowell, un altro dei passeggeri a bordo del camion, morto una settimana dopo l’incidente per gravi lesioni spinali.

Nel caso di Terry, i medici rilasciano una dichiarazione preliminare cauta: se uscirà dal coma, avrà buone possibilità di recuperare.

Ma resta il “se”, quindi la questione è: “uscirà dal coma?”

La risposta è arrivata nel mese di ottobre del 1984. Terry apre gli occhi per conto suo, esce da solo dal coma.

Ma i peggiori timori dei medici si  realizzano. Il colpo alla testa ha gravemente danneggiato il suo cervello. Ora era un tetraplegico vegetativo.

La condizione di Terry confonde la sua famiglia.

A volte, per esempio, sembra in allarme; può grugnire ed agitarsi come se fosse irritato di dovere restare confinato a letto.

I suoi occhi, altre volte, seguono chi entra nella sua stanza o sembra capire quanto sta succedendo intorno a lui.

Se il cibo è liquefatto e viene imboccato, riesce a mangiare abbastanza bene.

C’è qualche indizio, in altre parole, che Terry c’è ancora, il che dà qualche speranza alla sua famiglia.

Ma i medici che si occupano di lui sono molto cauti perché le sue reazioni dicono che sono una pura illusione.

Le “risposte” di Terry non sono altro che un riflesso, quello che resta degli impulsi neurologici del suo cervello un tempo sano.

Fantasmi di una macchina ormai, irrimediabilmente guasta.

Non importa quanto sembri convincente che Terry ci sia ancora, ogni tanto. Di fatto, è del tutto incapace di cognizione.

I medici sono molto chiari su questo punto: l’uomo Wallis un tempo, un marito amorevole ed un figlio non c’è e non ci sarà mai più.

Inoltre, la comunità medica assicura che ogni tentativo di riabilitarlo sarà del tutto inutile.

Terry viene quindi messo in una casa di cura dove riceve cure costanti.

Gli assistenti gli danno da mangiare con una spugna bagnata e gli cambiano il pannolino, seguendo un programma ben scandito.

Spesso lasciano la radio accesa nella sua stanza nel caso gli possa fare piacere ascoltare la sua adorata musica country.

Gli muovono il corpo ogni due ore perché non gli si formino le piaghe da decubito e parlano con lui, più per sé che per lui..

La famiglia di Wallis non ha mai accettato la diagnosi dei medici sulla condizione del loro amato Terry.

In particolare, Angilee Wallis, la madre di Terry, si rifiuta completamente di credere di avere perso in modo definitivo il figlio.

Ogni volta che guarda il suo bambino negli occhi, vede qualcosa che la convince che egli riesce a sentirla e capirla.

Qualcosa nel suo volto la convince che Terry sia vivo e vegeto e vuole  disperatamente parlare, malgrado quello che dicono e pensano i medici.

“Non posso spiegare perché sapevo che il mio Terry c’era ancora” ammette ancora la donna vent’anni dopo. “Lo sapevo e basta. Fin dall’inizio, l’ho sempre saputo. Ecco perché abbiamo iniziato a fare quello che abbiamo fatto.”

I Wallis hanno preso una decisione coraggiosa. A dispetto delle lesioni di Terry, hanno deciso di includerlo nelle tradizionali attività di famiglia, come se nulla gli fosse mai accaduto.

Anche solo sfogliano velocemente l’album fotografico di famiglia Wallis mostra quanto abbia significato questa scelta e quanto sia insolita. C’è Terry in ogni singola immagine di Natale, anno dopo anno.

Gli hanno appoggiato in testa un berretto rosso di Babbo Natale ed egli fissa dritto nell’obiettivo con i suoi occhi spalancati, la bocca aperta ed un’espressione vacua mentre la famiglia e gli amici lo abbracciano, ridono e scherzano come se nulla fosse mai accaduto.

E poi è sempre seduto a tutte le tavolate nelle varie feste del Ringraziamento, anche se non riesce a mangiare il tacchino e il suo cibo è solo una purea frullata per poterlo ingoiare.

Ci sono foto di Terry che pesca al lago:  suo padre, Jerry, lo porta fino al bordo dell’acqua, lo siede su una vecchia sedia pieghevole, gli chiude le dita paralizzate intorno al manico di una canna e lo fa pescare.

Le immagini nell’album potrebbero quasi sembrare delle bizzarre fotografie concettuali. Ma non lo sono. Questa è la vita che i Wallis hanno scelto per sé e per il loro adorato figlio.

Se uno qualsiasi degli eventi documentati nelle foto non significava nulla per Terry, certamente così non lo è per sua mamma.

Come c’era da aspettarsi, Terry non ha mai detto una parola.

Ogni tanto grugnisce e tende i muscoli, inarcando la schiena e stringendo le labbra come se stesse disperatamente cercando di formare una parola con la bocca.

Ma non è mai cambiato nulla nella sua condizione.

Per i suoi genitori e fratelli, però, quei momenti trascorsi insieme come una famiglia hanno, comunque, fatto la differenza: sono vissuti assieme, è la loro vita, il loro mondo, e non vi rinuncerebbero mai.

Ognuno di essi attesta come la decisione di includere Terry nelle questioni familiari li ha tenuti tutti insieme anche attraverso alcune situazioni emotive difficili che, come in tutte le famiglie, non sono mancate.

O meglio, ha mantenuto alcuni di loro insieme.

Sei mesi dopo l’incidente di Terry, la moglie Sandi ha ceduto sotto la pressione ed è scomparsa.

Ha preso la piccola Ambra con lei e lasciato un biglietto per Angilee, scusandosi per la sua mancanza di forza d’animo.

“Ho ancora a cuore Terry, ma devo andare avanti con la mia vita. Devo trovare qualcuno che dia ad Ambra una buona casa. Voglio il divorzio, tutto quello che voglio è di non avere guai…”

Sono trascorsi diciannove anni.

I Wallis si sono abituati alla vita con Terry. Ovviamente è una vita insolita e molto impegnativa, per le sue esigenze speciali, ma anche tutti questi impegni sono diventati solo un’altra parte della loro routine.

I Wallis, sono gente laboriosa, gente di montagna. Nessun sacrificio è troppo grande per uno di loro. Per loro non  c’è tempo da perdere in inutili auto-commiserazioni.

“Abbiamo trattato Terry come  è sempre stato: un grande amante del divertimento e degli scherzi: siamo una famiglia piena di scherzi”, dice Angilee.

“Non so niente di medicina. Ma forse è per questo che abbiamo fatto quello che abbiamo fatto”.

Quasi esattamente diciannove anni dopo che i medici hanno dichiarato ufficialmente la morte cerebrale di Terry, accade un miracolo. Terry Wallis si “sveglia”.

Le sue prime parole colgono Angilee di sorpresa.

Terry le dice “Mamma”.

Angilee quasi sviene.

La parola successiva di Terry è “Pam”, il nome della sua nutrice di lunga data.

Dopo di che, il vocabolario di Terry inizia ad espandersi ad un ritmo incredibile.

E, presto, parla con frasi complete: scherza, ride, chiedendosi che cosa sia successo.

A volte continua a parlare senza dire niente in particolare.

Su altre questioni, soprattutto i dettagli del suo incidente, è rimasto completamente in silenzio.

In un primo momento, nessuno sapeva perché e, sinceramente, a nessuno importava.

Il fatto incontrovertibile della questione è chiaro: è accaduto un miracolo. Terry Wallis è tornato.

Di per sé, ciò sarebbe già una grande storia.

Ma per molti versi, è solo la punta dell’iceberg.

A breve, Terry Wallis scuote le fondamenta della scienza, costringendo i neurologi di tutto il mondo a rivedere le loro idee su come funziona il cervello umano.

Davanti ad una storia di amore e di coraggio come questa, nessun commento è appropriato, ogni parola è inutile, ogni riflessione superflua.

Questa è la vera vita, questo è il vero coraggio,  senza “se” e senza “ma”, senza clamori mediatici e senza troppe pubblicità perchè questo è il vero unico, infinito AMORE.

2 Risposte to “L’amore della famiglia fa risvegliare Terry Wallis dopo 19 anni di coma”

  1. Finalmente un esempio che ci insegna a sperare sempre e confidare nel futuro anche quando il presente ci scoraggia.Che si tratti di miracolo per intervento soprannaturale, di evoluzione naturale o di forza dell’amore,poco importa. L’importante è sapere che la vita si deve sempre affrontare con coraggio e con speranza.Mai decidere in base alle proprie paure e scoraggiamenti,come molti oggi preferiscono,inventandosi giustificazioni apparentemente valide ma che dimostrano il fallimento civile. Grazie Ada per averlo pubblicato.

  2. sono sempre più convinta che l’amore e solo lui può effettivamente compiere il miracolo…ci sono eventi, avvenimenti, che possono apparire assurdi e pressoché inspiegabili, a livello medico-scientifico…ma la costante presenza e la forza di far partecipare la persona colpita, alla vita quotidiana, in tutti i modi, come non fosse mai accaduto nulla, è solo e unicamente frutto di un amore incommensurabile. Elena

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